Nella gestione dell’impresa familiare si ripetono gli stessi errori
L'analisi di Ivan Spertini e Paolo Rota , soci kpmg, nell'annuale pubblicazione "Made in Varese"
Se c’è un tema tra i tanti che nell’ultimo anno è stato ripreso più volte nei convegni e negli incontri dedicati alle imprese, sicuramente è quello della governance. Un interesse giustificato dal dna del nostro distretto industriale espressione ultrasecolare del miglior capitalismo familiare italiano. Un tema messo anche al centro dell’analisi di Ivan Spertini (foto sopra) e Paolo Rota (foto sotto), soci kpmg, nell’annuale pubblicazione “Made in Varese“.
La globalizzazione dei mercati e la recente crisi economica hanno enfatizzato i difetti e i pregi della governance familiare, con conseguenze che si riflettono sui ricambi generazionali. I dati rivelano che nel passaggio dalla prima alla seconda generazione un terzo delle società non sopravvive e il 50% non riesce ad arrivare al terzo passaggio. Alla base di questo declino ci sono le tensioni all’interno del gruppo familiare, l’emotività e la mancanza di competenze per affrontare situazioni complesse.

«Molto spesso – scrivono Spertini e Rota – si evidenziano delle costanti che si ripetono: poca attenzione alla gestione finanziaria e a una gestione estemporanea dei rischi non solo di mercato che possono portare a situazioni insostenibili in tempi molto brevi, consiglieri che , secondo vecchie logiche, raccontano all’imprenditore e al manager cose che fa piacere sentirsi dire ma che non affrontano e risolvono i problemi (o addirittura li aggravano)».
A una governance inadeguata, secondo i due manager, spesso si associa una comunicazione all’esterno che non funziona più né verso il mondo bancario né verso gli altri portatori di interesse.
Un sistema di governance adeguato è invece un fattore di successo dell’impresa, perlomeno quando si fa prevalere la competenza sull’appartenenza, l’azienda sulla famiglia, la pianificazione sull’improvvisazione.
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