“Non abbiamo lottato per una sala parto insicura”
Le mamme dell’Ondoli denunciano una situazione insostenibile: “Hanno smantellato un’eccellenza. Che fine hanno fatto fondi e promesse?”
«Non è questo il punto nascite per cui abbiamo lottato, non abbiamo mai chiesto l’apertura di una sala parto insicura e turni massacranti per il personale». A denunciare una situazione ormai insostenibile, a distanza di oltre un anno dalla battaglia che le ha viste scendere più volte in piazza insieme a centinaia di cittadini del Basso Verbano per la riapertura del reparto di ostetricia, sono le mamme dell’associaizone Amor.
Che cosa è accaduto nel frattempo è proprio quello che si scongiurava: mancanza di personale, specialisti “in fuga” e turni insostenibili tanto da spingere alcuni medici a gettare la spugna chiedendo una nuova chiusura.
«Ci hanno riaperto il Punto nascite, ma lo stanno gestendo su un binario morto, volutamente – dichiara Alessandra Doridoni, portavoce dell’associazione – non era questo che abbiamo chiesto. Amor ha fatto proposte, noi mamme non ci siamo limitate a protestare: siamo consapevoli dei problemi, ma per risolverli non abbiamo esitato a metterci in gioco, a incontrare politici, medici, dirigenti, esperti. Ormai, per molti di noi, è quasi un secondo lavoro: tutto questo è un semplice capriccio? La nostra proposta, una Casa delle mamme nel nostro ospedale, che sia qualcosa di nuovo e sicuro, non è stata nemmeno presa in considerazione: è finita, forse, in fondo a qualche cassetto e snobbata dall’assessore Gallera e dai politici. Un’associazione che si mette in prima linea, chiede di collaborare, chiede di mettere in relazione tecnici, medici e cittadini per trovare una soluzione assieme, è troppo? Per chi vuole distruggere un ospedale è un problema, per chi vuole valorizzarlo è una grande opportunità».
La situazione di difficoltà, la denuncia di una condizione di emergenza e la richiesta di nuovo personale non riguardano solo Angera, come è noto: «L’appello dei medici primari varesini alla politica per far fronte alla carenza di personale è un gesto molto importante che, ancora una volta, inchioda le istituzioni alle proprie responsabilità. – ha aggiunto Sabrina Consglio – Tuttavia, difendere un piccolo ospedale periferico come quello di Angera vuol dire lottare per non perdere risorse ancora più difficili da preservare e ottenere, anche perché i piccoli ospedali territoriali non hanno diritto alla stessa dignità di altre strutture.La battaglia per l’ospedale di Angera è una sfida contro un sistema che tende a considerare i cittadini di serie A, se abitano nelle vicinanze di un grande ospedale, e di serie B, se vivono sul territorio. La nostra difesa contro questo sistema, per esempio per il Punto nascite, è emblematica: ci ritroviamo quasi tutta la politica e i grandi medici contro il diritto di una madre di poter scegliere un percorso nascite che valorizzi l’umanizzazione dell’assistenza. Grandi luminari, una vera lobby alleata con la politica, tutti a sbandierare l’importanza del parto naturale, del contesto sereno: poi però chiedono di chiudere Angera, per una questione di numeri. I numeri, appunto, determinano la loro sicurezza: la nostra sicurezza, invece, è determinata dai chilometri. Perché non abitiamo tutti vicino alla Mangiagalli o al Del Ponte di Varese».
La critica delle mamme di Amor è rivolta in primo luogo ai vertici dell’Asst Valle Olona ma anche alla politica, a più livelli. Proprio oggi l’associazione ha inviato una lettera aperta al presidente della regione, Attilio Fontana che chiede conto delle promesse fatte dai politici e dalla Lega in particolare, in campagna elettorale. Leggi la lettera
Nelle parole dei rappresentanti dell’associazione c’è rabbia ma anche una profonda delusione per l’impegno messo in campo fino ad oggi: «Da mesi, lavoriamo instancabilmente a un futuro diverso per questi reparti e per l’ospedale: abbiamo accettato il dialogo, abbiamo dimostrato correttezza in campagna elettorale, ora è il momento di rispettare la nostra gente e il nostro territorio e mantenere le promesse. L’ospedale tutto è in totale declino, rapido declino: le promesse non sono state rispettate, le risorse o non sono mai arrivate o sono sparite. Che fine ha fatto, per esempio, il milione di euro stanziato da Regione Lombardia a favore del Carlo Ondoli, a fine legislatura? Qualcuno risponda almeno a questo».
Rinunciare al punto nascita potrebbe essere la soluzione per salvare l’ospedale? «No – concludono le mamme -. Non vediamo una strategia per i futuro dell’Ondoli che non sia uno svuotamento e un lento declino».
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