Il Consiglio superiore di sanità boccia la cannabis light

I consulenti del ministero hanno chiesto di vietare la vendita perché non è possibile escluderne la pericolosità

cannabis terapeutica

La cannabis “light” è stata bocciata dal Consiglio superiore di sanità. L’organo consultivo del Ministero della Salute ha affermato che non si può escludere la pericolosità dei prodotti contenenti le infiorescenze di canapa.

Gli esperti, che erano stati consultati dallo stesso segretario generale del Ministero, hanno dunque invitato a vietarne la libera vendita nell’interesse della salute pubblica.  Due i quesiti posti: se questi prodotti siano da considerarsi pericolosi per la salute umana, e se possano essere messi in commercio e a quali condizioni. 

In particolare «La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, Ndr) – si legge nel parere del Css – non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine. Non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l’assunzione inconsapevolmente percepita come ‘sicura’ e ‘priva di effetti collaterali’ si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)».

Il  Css inoltre ritiene che «tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione».

La cannabis Light era stata legalizzata con una legge del dicembre 2016 che ne aveva disciplinato il settore. Attualmente, non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di Thc al massimo dello 0,2%, fatto salvo l’obbligo di conservare per almeno dodici mesi i cartellini delle sementi utilizzate. La percentuale di Thc nelle piante analizzate può inoltre oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. In Italia oltre 4mila ettari coltivati, circa 2mila piccoli produttori e un giro d’affari potenziale da 40 milioni di euro.

Im Ministero si era rivolto anche all’Avvocatura di Stato che non si è ancora pronunciata.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 giugno 2018
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