“In Amsc passione e tempo, ma la nostra immagine è stata bistrattata”

Roberto Campari e Micaela Mora raccontano il loro operato e si tolgono qualche sassolino, dopo le critiche di Cassani: "All'amministrazione interessava solo la riduzione delle consulenze". Le critiche alle scelte imposte dal Comune sul personale

gallarate generico

«Ci abbiamo messo passione e tempo, ma in questi mesi la nostra immagine a livello pubblico è stata bistrattata». Concluso il proprio incarico e passato il testimone al nuovo amministratore unico, l’ex presidente di Amsc Roberto Campari e la vice Micaela Mora tornano a parlare. E lo fanno per difendere il proprio operato, dopo le critiche aspre ricevute dal sindaco Andrea Cassani, per la gestione dell’“affaire Moriggia”, la piscina rimasta chiusa sette mesi.

Si tolgono qualche sassolino dalle scarpe, i due ex amministratori. Lo fanno rivendicando il loro lavoro e le condizioni difficili in cui si sono trovati a operare, ricondotte in parte alle scelte dell’era Guenzani, in parte proprio all’indirizzo imposto dalla proprietà negli ultimi due anni, vale a dire in era Cassani.

Campari parte dall’inizio, da quell’impegno nella campagna elettorale pro-Cassani, «esclusivamente per amicizia ero convinto fosse la persona per il cambiamento tanto sperato». La successiva nomina nel Cda lo mise di fronte a una realtà complessa: «Bastarono poche settimane per prendere coscienza degli enormi problemi di Amsc, con problematiche di sostenibilità della gestione caratteristica, nonché da un gran numero di contenziosi e liti legali. C’erano poi carenze sul personale: alcune funzioni erano completamente azzerate, a partire dalla gestione personale e contabile, i cassieri della piscina trasferiti in Alfa». Proprio alla cessione (imposta da normativa, attuata in era Guenzani) vengono ricondotti proprio i problemi sulla struttura: «Ventuno amministrativi sono stati ceduti ad Alfa, di cui solo tre erano legati all’idrico» dettaglia Micaela Mora. «Non c’erano più quadri né dirigenti, gli unici rimasti erano i responsabili piscina e trasporti. Non c’era professionalità interna in grado di gestire il bilancio»

Campari e Mora («il terzo del Cda, Tansi, ha avuto un impegno lavorativo a Luino») rivendicano l’impegno e i risultati ottenuti, a fronte di queste difficoltà: «Ci siamo rimboccati le maniche per non far esplodere le consulenze, recuperare crediti mai incassati». E citano l’evoluzione dei risultati negli ultimi due anni: da una perdita di 4milioni 183mila euro nel 2017 a 2milioni 895mila nel 2017 (con mezzo milione di svalutazione di cespiti dell’idrico), «mentre nel previsionale 2018 era prevista una perdita ridotta a 823mila euro». «Mi rendo utile che non c’era un utile, ma avevamo ridotto le perdite, a fronte di utili solo dalle farmacie. Si è lavorato sull’efficienza, per recuperare risorse, attraverso un attento screening». E si citano situazioni anche molto particolari: come i 150mila euro da contributi Gse per il fotovoltaico mai incassati dal 2011, «persino lì era in perdita» al recupero credito dell’acqua («430mila euro dal 2000»), il recupero di 90mila euro di accise sul gasolio dal 2009, i 250mila euro di insinuazione al passivo, in 154 fallimenti di clienti con cui si avevano crediti. «Sui contenziosi sull’idrico su 7 milioni di crediti ne abbiamo recuperati 3,8 recuperati».

Ce n’è per le scelte fatte nel periodo dei vertici “targati” Guenzani, ma anche per i limiti imposti dall’amministrazione Cassani. Esempio? Il blocco del turn over imposto dal socio (il Comune, appunto): «Anche nelle farmacie eravamo pieni di interinali, con un turn over pazzesco». Non si faceva in tempo ad assumere a tempo determinato un farmacista, che questo se ne andava, attratto da contratti più favorevoli. «Il Comune non ci ha mai dato una deroga nemmeno sui farmacisti, per quasi due anni, fino a primo concorso indeterminato giugno 2018». Così come sono stati rallentati – dicono – i piani di rinnovo delle strutture di vendita, rimaste a un lay out un po’ anni Novanta:  questi elementi – insieme all’aumento della concorrenza – spiegherebbe anche la riduzione del fatturato (segnalato dall’opposizione).

Altro elemento, la strategia per la piscina. «Ci siamo subito resi conto che c’era bisogno di efficientamento, della struttura, della gestione del personale. Già a dicembre 2016 avevamo fatto proposte tra cui la creazione di un’Asd , per abbattere costi del personale» dice Campari. «Ci hanno detto che era una cosa che non si poteva fare, ma altre realtà poi l’hanno fatto» aggiunge Mora. È un punto importante: non solo perché avrebbe ridotto il significativo passivo della piscina, ma avrebbe reso possibile una gestione dei contratti più agile anche dopo l’entrata in vigore (agosto 2018) del Decreto Dignità, che ha irrigidito il quadro e causato un ulteriore ritardo della riapertura dell’impianto.

Insomma: Campari e Mora difendono il loro operato pubblicamente e riconducono (anche) al municipio una serie di errori che hanno pesato anche sulla vicenda di Moriggia. «Questa è la risposta a chi pensava che per due anni non avessimo fatto nulla e che per due anni non si è interessato di quel che si faceva, dando come unico imput quello di tenere basso il  livello delle consulenze ed essere più presenti».

E comunque gli ex amministratori difendono anche questo, la loro presenza: «Ci hanno fatto passare per tre che andavano a rubare uno stipendio pubblico. Ma in azienda c’eravamo eccome: ci siamo fatti fuori tutte le ferie del nostro lavoro privato, per stare dietro ai problemi». L’ultima mezza giornata di ferie, oggi per spiegare le loro ragioni.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 31 ottobre 2018
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