Bisogna ritagliare la formazione sulle micro e piccole imprese

Il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha incontrato i vertici di Confartigianato Varese. Sul tavolo molti temi, tra cui: politiche sul territorio, formazione, burocrazia, autonomia e aree di confine

«Con la Regione Lombardia c’è l’assoluta disponibilità reciproca a personalizzare e ritagliare la formazione per le nostre imprese, che sono piccole e operano in tanti settori, perché hanno bisogno di crescere sia culturalmente che sul piano tecnologico. E la via è solo quella della formazione». Il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, ha ricevuto nella sede provinciale di viale Milano, il governatore lombardo Attilio Fontana. Sul tavolo molti punti e temi che interessano le micro e piccole imprese che in provincia di Varese rappresentano il 94,6% , cioè la quasi totalità delle imprese che ammonta a 60.372.  Formazione, burocrazia, politiche per lo sviluppo del territorio e criticità dell’area di confine con la Svizzera.

«Le nostre politiche sul territorio – ha detto Fontana – si basano sull’ascolto sia delle proposte che delle critiche per poi intervenire, partendo dal presupposto che il nostro è obiettivo è salvaguardare lo sviluppo imprenditoriale. Il territorio deve mettere le imprese nelle condizioni di fare il proprio lavoro altrimenti non c’è sviluppo». Il tema della formazione è centrale in queste  politiche  considerato che nei prossimi anni serviranno alle imprese manifatturiere italiane almeno 300 mila figure tecniche specializzate in grado di garantire il turnover professionale.

Quando si parla di territori e a discuterne è un presidente leghista non si può non parlare di autonomia. E Attilio Fontana non si sottrae all’argomento, portando anche qualche esempio. «Con gli artigiani abbiamo parlato anche di questo – ha detto il governatore lombardo – perché l’autonomia ci darebbe un grosso aiuto con risorse in più e di una tale entità che potrebbero cambiare seriamente le politiche regionali. Poter scegliere senza vincoli di normative nazionali sarebbe un bel vantaggio. Per esempio, in questo periodo noi avremmo bisogno di assumere medici e infermieri ma non possiamo farlo perché c’è una legge nazionale che ci dice che dobbiamo mantenere un livello occupazionale ridotto dell’1,4%. Quando avremo l’autonomia, decideremo noi qual è il nostro fabbisogno».

Lo scorso anno Confartigianto Imprese Varese con l’appoggio di Regione Lombardia presentò una progetto di legge per le aree di confine. Un problema molto sentito dalle associazioni di categoria e non solo. Negli ultimi anni le politiche dei vicini svizzeri, nei confronti degli artigiani frontalieri, non hanno favorito per nulla i rapporti tra i due mercati. Basti pensare alla Lia, oggi per fortuna abrogata, una legge che per due anni e mezzo ha creato non pochi problemi agli imprenditori italiani che lavoravano nella Confederazione. Per non parlare poi del dumping salariale che ha reso alcune figure professionali, soprattutto nel settore metalmeccanico, rare come gli unicorni. «Noi continuiamo a monitorare l’iter di  quel progetto di legge – ha concluso Galli –  senza illuderci troppo perché sappiamo che si tratta di un’operazione complessa e difficile perché quando si tocca la fiscalità tutto si complica. Comunque, stiamo aggregando altre forze, altre associazioni, altri comuni che sono interessati a questo progetto. Naturalmente la Regione Lombardia non ha fatto mai mancare il suo supporto».

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Pubblicato il 25 ottobre 2018
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