Varese città che non ascolta: perchè sa tutto o perchè non sa di non sapere?

Pubblichiamo l'intervento di Fulvio Fagiani, organizzatore del Festival dell'Utopia a Varese, a proposito della scarsa partecipazione a incontri con personaggi prestigiosi che altrove fanno il pienone

Enrico Giovannini

Pubblichiamo l’intervento di Fulvio Fagiani, organizzatore del Festival dell’Utopia a Varese, a proposito della scarsa partecipazione a incontri con personaggi prestigiosi che altrove fanno il pienone

 

Gentile Direttore,
ti chiedo ospitalità per raccontare un episodio e sollecitare qualche riflessione.
Mercoledì 3 ottobre, Enrico Giovannini, già Presidente dell’ISTAT, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo Letta, fondatore e portavoce dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), ha aperto il festival dell’Utopia di Varese con una conferenza dal titolo “L’utopia sostenibile”.

C’era il consueto pubblico che partecipa agli eventi organizzati da Universauser, non c’era alcun rappresentante di quella che un tempo si sarebbe chiamata ‘classe dirigente’, rappresentati istituzionali, della politica, dell’impresa e della finanza, delle associazioni.

A poche ore di distanza, il 4 mattino, lo stesso Giovannini presentava il rapporto ASviS alla Camera dei Deputati, presenti il Ministro Tria, che è intervenuto, il presidente del Consiglio Conte, e, alla tavola rotonda, il Presidente della Regione Lazio e della Regione Liguria, il Sindaco di Bologna. Nel pubblico, immagino, esponenti del Governo, parlamentari, alti dirigenti pubblici.

Il contrasto tra il vuoto di Varese ed il pieno di Roma, anche iconograficamente potente, non poteva essere più stridente.

A cosa è dovuto? A provincialismo, ad auto-emarginazione nell’irrilevanza, ad auto-confinamento nell’estrema periferia? Giovannini ci ha parlato di scenari futuri segnati da cambiamenti climatici, automazione, globalizzazione. Forse il clima cambierà a Roma e non a Varese, l’intelligenza artificiale imperverserà a Roma e non a Varese, la globalizzazione riguarda e riguarderà Roma e non Varese.

In verità il disinteresse a Varese non l’ho riscontrato solo sull’Utopia sostenibile trattata da Giovannini, ma anche parlando di energia e tecnologie dirompenti, di futuro del lavoro, di economia solidale, di economia civile, di futuro del cibo e buona agricoltura, di clima o di periferie e molto altro ancora.

Non intendo qui riferirmi alla presenza d’ufficio o istituzionale, che non è mai mancata, ma alla presenza spontanea di chi partecipa per imparare, senza essere invitato esplicitamente e per suo solo ed esclusivo interesse.

La mia storia è un po’ diversa: sia nell’attività di lavoro, che in quella, molto modesta, istituzionale, ho avuto una vera ansia ossessiva di conoscere e formarmi su quello che non sapevo, di imparare dall’esperienza e dalle idee degli altri. Più elevati erano i miei livelli di responsabilità, più ritenevo doveroso dedicare parte del mio tempo a studiare.
Oggi, evidentemente, non è più così.

Potremmo avanzare un’ipotesi confortante, chiamiamola ipotesi A: che l’assenza da momenti formativi sia spiegabile con il fatto che chi occupa ruoli dirigenti sa già tutto quel che serve, ha visibilità piena e completa del futuro, è, come si potrebbe dire, ‘imparato’.
Oppure, e qui siamo all’ipotesi B, che non solo non sa, ma nemmeno sa di non sapere, e si crogiola quindi in una beata e rassicurante auto-sufficienza.

Chi legge si farà la sua opinione, se volesse documentarsi può ascoltare la registrazione vocale (modestia dei mezzi) di Giovannini a Varese, o la registrazione video di Giovannini a Roma.

E’ forse una riflessione che riguarda tutti, spero serena e senza allestire alcun tribunale, per capire se dobbiamo essere tranquilli (ipotesi A) o dobbiamo preoccuparci (ipotesi B).
Ti ringrazio per l’ospitalità e ti saluto cordialmente.

 

 

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Pubblicato il 05 ottobre 2018
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