Vco in Lombardia: il sogno di molti alla prova del quorum

Il 21 ottobre l’idea di far diventare lombarda questa provincia piemontese fra terra e lago verrà data agli elettori. Viaggio fra le ragioni del sì e quelle del no

verbania referendum

Soffia il vento dell’autonomia nell’Ossola, giù per le valli del Verbano e sul Cusio, cioè quella zona che sta intorno al lago d’Orta: paesaggi mozzafiato, zone di villeggiatura di tanti varesini che però a fine vacanza tornano da noi, in Lombardia.

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Un pronome, quel “noi”, già oggi messo in forse dall’ipotesi paventata dai promotori del referendum che il prossimo 21 ottobre chiamerà alle urne 140 mila e passa elettori del Vco, la provincia fra lago e montagna schiacciata tra il Vergante e il confine di stato con la Svizzera e separata dal Varesotto dal Lago Maggiore.

Eppure già sull’altra sponda è diverso: andare in Regione vuol dire ore di treno e scendere sotto la Mole. Appena scesi dal traghetto preso a Verbania si sale sul treno a Laveno e in poco più di un’ora e qualche fermata di metro si arriva di fronte al Pirellone.

Per questo motivo le forze politiche alla guida di Palazzo Lombardia stanno a guardare con interesse a quel che succederà

Ospitati dai colleghi Alessandro Cobianchi e Fabio Giacchetto di Ossolanews.it siamo andati proprio a Domodossola per tastare con mano che aria tira.

Alessandro Cobianchi Fabio Giacchetto
Giacchetto, Cobianchi, Balducci

Fra le case dai tetti spioventi in sasso dove capita di incontrare Franco Sgrena, papà della giornalista Giuliana e uno dei pochi partigiani ossolani, nella piazza delle Cinque Vie che è poi quella del mercato c’è Stefano Costa, presidente della provincia che racconta cosa sta succedendo attorno a questo referendum: lui, amministratore del Pd, sta dalla parte del “no” e spiega anche i motivi che hanno spinto il consiglio provinciale a votale all’unanimità per fare il referendum: «Una scelta di democrazia: alcuni cittadini chiedevano di andare al voto, noi abbiamo dato questa possibilità».

stefano costa
Stefano Costa

Secondo Costa i sì da queste parti sono parecchi, ma dovranno fare i conti con due fattori: il quorum, e le altre due aree di influenza di questa provincia, quindi il Cusio e il Verbano, più timide ad accogliere il passaggio lombardo.

«Perché le votazioni siano valide dovranno andare alle urne circa 74 mila persone e non sarà una passeggiata: certo, molti di quanti si recheranno al voto si esprimeranno per il sì. Ma alla fine credo che il referendum non passerà».

La voglia di autonomia, secondo Costa, potrebbe venir soddisfatta da una sorta di “piano b” che risulta già scritto: si chiama “specificità montana”, vale a dire quell’insieme di norme contemplate dallo statuto regionale per il Vco, ma anche comprese nella legge Del Rio e in una norma regionale che recepisce questa disciplina. Sul piatto la questione forte è quella dei canini idrici: ciò che le aziende che sfruttano i corsi d’acqua dovrebbero devolvere al territorio, soldi che ora si fermano a Torino. «Una somma che si aggira attorno ai 18 milioni l’anno, che oggi vanno in regione ma che rimarranno sul territorio».

L’esito delle votazioni potrebbe inoltre essere segnato dalla breve campagna elettorale partita di fatto l’8 agosto dopo l’indizione del referendum discussa e decisa su proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Da che parte stia Valter Zanetta, che si fa trovare nella piazza del municipio, lo si capisce invece dalla felpa bianca che indossa e sulla qualche campeggia un grande “Sì” che richiama solo a prima vista i colori del Pd, partito in cui Zanetta non è mai stato: due legislature alla Camera con Forza Italia, una terza sempre con gli Azzurri al Senato, oggi è militante della Lega.

valter zanetta
Valter Zanetta

Come va? «Sempre di corsa» sorride il promotore del referendum: «Ci stiamo lavorando da un anno, abbiamo già fatto numerosi convegni a tema per studiare bene i tratti del passaggio con la Lombardia per quanto riguarda lavoro, sanità, formazione professionale, storia».

Dalla parte della Lombardia Zanetta parla di un forte interesse espresso dalla Lega, con Attilio Fontana che partecipa alla festa del Carroccio proprio qui, a Domodossola. Poi i contatti con Terra Insubre, l’associazione culturale varesina che nei confini nell’Insubria inserisce a pieno titolo proprio il Vco “con le province di Varese, Como, Pavia, Lecco, Lodi, Milano, Novara oltre che nel Cantone Ticino e nelle vallate lombarde del Cantone Grigioni”, si legge nel sito.

«La base culturale del referendum nasce dalla voglia di autonomia del territorio. Se Matteo Salvini dice che il concetto di destra e sinistra è superato, chi ha passione per la politica trova nell’idea della vicinanza al territorio e dell’autodeterminazione valori vincenti. Un punto di partenza fortissimo da proporre ai cittadini, qualcosa che fa pensare che i confini possono essere anche superati».

Il guadagno nell’arrivare in Lombardia, quindi, quale sarebbe? Il discorso va a finire sempre qui, ai canoni idrici, e l’esempio citato da Zanetta è quanto avviene nella provincia di Sondrio che incassa le provvidenze dai produttori di energia. Ancora: «Un’ottima sanità, il bollo auto più conveniente, l’assenza dell’addizionale sul metano, il bonus benzina, le addizionali Irpef più basse».

La campagna elettorale è nel pieno: volantinaggi e incontri pubblici ogni giorno: a settembre un convegno col consigliere regionale della Lombardia Emanuele Monti, l’altro giorno l’incontro con l’assessore regionale lombardo agli Enti locali, Montagna e piccoli comuni Massimo Sertori.

Riuscirà Zanetta nel suo intento? «Sì, certo. E aggiungo questo: non solo diventeremo lombardi, ma saremo il fiore all’occhiello della Lombardia».

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Pubblicato il 13 ottobre 2018
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