Confartigianato: “Liberate le imprese e noi creeremo lavoro”

L'analisi degli artigiani del disegno di legge di Bilancio e del decreto legge in materia fiscale varati dal Governo. Davide Galli: «Gli investimenti sulle imprese non sono più rinviabili, se si vuole crescere»

sede associazioine artigiani

Confartigianato Imprese Varese apprezza la rottura del Governo rispetto alle logiche politiche del passato ma chiede più coraggio su temi cruciali quali l’alleggerimento delle regole del mercato, liberare le imprese dal peso di una burocrazia fine a se stessa, da un eccessivo carico fiscale e dal peso degli oneri contributivi per dar loro gli strumenti necessari a muoversi efficacemente sul mercato, pianificando finalmente investimenti a medio e lungo termine.

«Questo – spiega il presidente dell’associazione Davide Galli – è ciò che chiediamo e che vediamo attuato solo in parte nel disegno di legge di Bilancio e nel Decreto legge in materia fiscale varati dal Governo». L’associazione di via Milano riconosce come giusta la rottura degli schemi per quanto riguarda la lotta alle diseguaglianze e alla povertà e in quest’ottica si dice non contraria a un intervento “a debito” purché si facciano anche provvedimenti per i problemi strutturali del Paese.

LA SPESA CORRENTE NON BASTA
Secondo Confartigianato, non ci si può affidare solo alla spesa corrente consistente in trasferimenti monetari. Sono necessari interventi che riducano il livello di tassazione a carico delle imprese, rimettano in moto investimenti privati e produttività, insieme a un aumento delle spese in conto capitale nelle diverse infrastrutture inadeguate e arretrate. La via da seguire per gli artigiani è quella tracciata per le imprese che reinvestiranno gli utili in incrementi occupazionali che potranno godere della riduzione, dal 24% al 15%, dell’aliquota Ires. Così come altrettanto positivi sono gli investimenti in formazione, che vanno nella medesima direzione.

CRESCITA FERMA E CRISI DI FIDUCIA
Gli investimenti sulle imprese non sono più rinviabili, se si vuole crescere. I vertici dell’associazione di via Milano spiegano che sono due gli indicatori Istat che giustificano tali investimenti: il primo riguarda il ristagno della crescita nel terzo trimestre nel 2018, dopo quattordici trimestri consecutivi di Pil in territorio positivo. Il secondo evidenzia la crisi di fiducia delle imprese che, a ottobre 2018, ha subito la terza flessione consecutiva, specie nei settori manifatturiero, dei servizi e del commercio.
Sul manifatturiero in particolare gravano i rischi di un rallentamento del commercio internazionale, confermato da un forte calo a settembre 2018 del made in Italy nei Paesi extra Ue.

«Alla luce di questi dati, e di quelli che poco si discostano della provincia di Varese – spiega Galli –  chiediamo per le Pmi un più convinto e sostanziale sostegno al lavoro e allo sforzo quotidiani con azioni sull’eccesso di tassazione, le lungaggini dei tempi della giustizia e dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, sulla durata e la realizzazione delle grandi opere e sulla semplificazione delle regole».

COPERTURA FINANZIARIA E CRESCITA
Di contro non può non preoccupare la copertura finanziaria delle misure previste dal Governo che sembra essere azzardata o mal quantificata. Per ora dal conto mancano almeno 17 miliardi, cioè un punto intero di Pil che dovrebbe essere aggiunto al 2 per cento di deficit tendenziale. Senza contare le altre esigenze di bilancio che porterebbero il deficit programmatico del Governo certamente oltre il 3 per cento. I tagli sulla spesa improduttiva, così come prevista dai governi precedenti, sono rimasti solo sulla carta.

RIDEFINIRE LA LOGICA DEGLI INCENTIVI
«Le piccole e medie imprese, per tutte queste ragioni, non avrebbero temuto di finanziare tali provvedimenti anche ridefinendo la logica dei tanti incentivi non strutturali per concentrare le risorse su poche azioni efficaci, chiare, semplici, durature nel tempo e adeguate alle esigenze del 99,3 per cento del tessuto produttivo nazionale composto da piccole e medie imprese. Ed è in tal senso che, per l’appunto, interpretiamo la rimodulazione introdotta nei criteri di applicazione dell’iperammortamento, con l’introduzione di aliquote: 250% per i progetti fino a 2,5 milioni, 200% per quelli tra 2,5 e 10 milioni e 150% per quelli tra 10 e 20 milioni».

INVESTIMENTI MIRATI E LIBERTÀ DI IMPRESA
E mentre il disegno di legge di Bilancio e il decreto legge in materia fiscale varati da Palazzo Chigi sono già sotto la lente critica dell’Europa, l’urgenza reale evidenziata dalle piccole e medie imprese è quella di rafforzare gli investimenti sulla formazione, l’infrastrutturazione, la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e la sostenibilità ambientale. Settori nei quali l’investimento pubblico è determinante per supportare anche lo sforzo dei privati e garantire «maggiore libertà da concedere alle aziende per misurarsi con la globalizzazione» forti di una più elevata competitività.

«Investire sulle imprese, incentivare la produzione e rimodernare i rapporti con il Fisco – cocnlude Galli – significa generare crescita economica e occupazione, moltiplicando il valore degli interventi destinati a ripristinare l’equità sociale».

BUONA OCCUPAZIONE, ATTRATTIVITÀ E MANTENIMENTO TALENTI
«Se a questo aggiungessimo un opportuno contenimento del cuneo fiscale – o un incremento del netto in busta a favore dei lavoratori, così come sollecitato dal progetto di legge di Confartigianato Varese – la qualità del lavoro si alzerebbe, garantendo una buona occupazione, attrattività nei confronti dei migliori talenti e strumenti per trattenerli in azienda».

Imprese più forti, con professionalità di alto profilo, competitive a livello internazionale, favorite nell’accesso ai percorsi di ricerca e sviluppo nel campo della digitalizzazione e del rinnovamento del parco macchine sarebbero, per il Governo e il Paese, la miglior garanzia di stabilità sociale, lavorativa e di attrattività territoriale.

«Anche per questo – sottolinea Galli – ci lascia perplessi il ridimensionamento della flat tax, che non taglia il traguardo previsto, con una pressione fiscale che dovrebbe continuare ad attestarsi, per la maggioranza delle Pmi, attorno al 42%, lasciando la tassa piatta al 15% in capo alle sole partite Iva con ricavi fino a 65mila euro».

NO ALL’ISOLAMENTO: IL MONDO È GLOBALE E ABBIAMO UN’OCCASIONE IMPORTANTE
«Abbiamo l’occasione di tracciare in Europa una strada che sia caratterizzata dalla conciliazione sia dei principi del rigore che di quelli della solidarietà, accompagnati da maggiore incisività sulle misure a favore di una impresa libera, non oberata dalla fiscalità e supportata nelle dinamiche correlate alla competitività. E dalla massima apertura ai giovani propensi ad accettare la sfida dell’autoimprenditorialità, specie a fronte del fatto che un quarto circa degli imprenditori di prima generazione ha più di 70 anni e la metà più di sessanta (fonte università Bocconi, ndr)» conclude Davide Galli.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 novembre 2018
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