Due sgambetti al sindaco in consiglio: uno va a segno

Prima Lega e Forza Italia provano a far mancare, senza esito, il numero legale. Poi il consigliere Binelli accusa di illegittimità la classificazione degli edifici vincolati: e su quel punto il consiglio si comporta in maniera sorprendente

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Il consiglio comunale, oltre alla presentazione del bilancio preventivo 2019 che ha occupato gran parte della seduta, è stato caratterizzato anche da due episodi che si possono considerare dei veri e propri sgambetti destinati alla giunta e al sindaco in particolare.

Il primo è stato il tentativo di far mancare il numero legale da parte di Lega e Forza Italia, all’inizio della seduta del consiglio: approfittando della mancanza di quattro consiglieri di maggioranza – Tommaso Piatti e Agostino de Troia per la lista Galimberti, e Giampiero Infortuna e Luisa Oprandi per il Pd – i tre rappresentanti della lega – Fabio Binelli, Marco Pinti e Carlo Piatti – e l’unico rappresentante di Forza Italia presente in quel momento in consiglio, Simone Longhini, sono usciti dall’aula subito prima dell’appello, sperando in una totale defezione dei membri di minoranza presenti.

In realtà, all’appello hanno risposto i tre rappresentanti presenti della lista Orrigoni – Paolo Orrigoni, Valerio Vigoni e Rinaldo Ballerioassicurando il numero legale e dando il via alla seduta (nella foto sopra, l’appello dopo l’abbandono di Lega e Forza Italia).

Il primo “sgambetto” non ha funzionato per senso di responsabilità di una parte della minoranza: «Siamo rimasti per rispetto dei dipendenti comunali, che sono venuti qui la sera, e per rispetto degli elettori e delle istituzioni – Ha spiegato Paolo Orrigoni – Ma capisco l’atteggiamento dei colleghi. Capita spesso di ricevere comunicazioni 3 giorni prima della commissione, in questo periodo poi è anche peggio: noi ce la mettiamo tutta, ma non si può fissare un simile calendario nelle ultime settimane dell’anno, senza mettere tutti in difficoltà».

«Non ci sono due minoranze, ma forse in questo caso abbiamo un modo diverso di interpretare le cose: noi in questo caso un rispetto dei costi della macchina organizzativa, e un rispetto per i dipendenti – ha aggiunto Rinaldo Ballerio– Forse gli irresponsabili sono quelli che non si sono presentati».

Il secondo sgambetto ha invece avuto diverso esito, ed è avvenuto all’inizio del secondo punto all’ordine del giorno, quello relativo alla declassificazione “di massa”degli edifici vincolati dallo scorso pgt ma non di particolare valore monumentale. Prima ancora di discuterlo, il consigliere Fabio Binelli ha eccepito che “il provvedimento è viziato da irregolarità”, una delle quali è la mancata pubblicazione del provvedimento nell’albo pretorio nei termini richiesti, cioè 20 giorni prima della discussione: una tesi che il consigliere aveva anticipato in una lettera inviata al mattino, e che potenzialmente invalida il provvedimento. Ma: «Nel 2015 Binelli in persona, allora assessore ha chiesto di dare parere favorevole alla declassazione, votato quasi all’unanimità anche dalle minoranze di allora – ha commentato Galimberti – come mai dopo pochi anni c’è una valutazione diversa?»

A provare a superare l’empasse ci ha provato il presidente del consiglio comunale Stefano Malerba, proponendo una sua decisione: quella di rinviare il punto in questione, per poterlo affrontare più serenamente e con qualche elemento di decisione in più sulla legittimità del provvedimento. Una decisione che sarebbe passata senza votazione alcuna, se nessuno si fosse opposto a questa idea. In caso contrario, la decisione sarebbe stata messa a votazione. A quel punto, una sola mano si è alzata per dire che si opponeva: quella del sindaco Galimberti. Che ha precisato che “Se il consiglio decide per il rinvio, non ho problemi, ma vorrò un approfondimento puntuale per verificare come mai a distanza di tre anni siano state poste valutazioni così diverse».

La sospensione è stata così sottoposta a votazione, la quale ha avuto un risultato sorprendente: su 25 presenti 10 erano favorevoli alla sospensione, tendenzialmente i membri della minoranza, mentre ben 13 sono risultati gli astenuti, fondamentalmente i membri della maggioranza, o meglio ancora del PD, e solo 2 erano i contrari. Con un cosi alto numero di astenuti, i votanti favorevoli alla sospensione sono risultati molto di più dei contrari e la sospensione è passata, malgrado i moniti di Galimberti e una maggioranza a disposizione in aula. Non una vera sfiducia al sindaco, ma uno smacco si, favorito dall’inspiegata scelta a favore dell’astensione – a caldo è stato impossibile avere delle motivazioni – della maggioranza PD.

di stefania.radman@varesenews.it
Pubblicato il 05 dicembre 2018
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