Piccolomo, ergastolo per l’omicidio della prima moglie

Il presidente della Corte d'Assise del Tribunale di Varese Orazio Muscato ha deciso la pena che dovrà scontare Giuseppe Piccolomo per la morte di Marisa Maldera

Ergastolo. Il presidente della Corte d’Assise del Tribunale di Varese Orazio Muscato ha deciso la pena che dovrà scontare Giuseppe Piccolomo per la morte di Marisa Maldera, all’epoca sua moglie, deceduta nel 2003 in un incidente stradale.

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È cominciata alle 9.30 di venerdì 18 gennaio l’ultima udienza in Corte d’Assise. Unico imputato per omicidio volontario è Giuseppe Piccolomo, già condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Carla Molinari.

Il pubblico ministero Maria Grazia Omboni non ha richiesto di replicare, opponendosi tuttavia all’acquisizione della memoria difensiva presentata dal difensore Stefano Bruno lo scorso 15 gennaio.

La Corte ha acquisito la memoria e si è ritirata in camera di consiglio, e poco dopo le 12 ha emesso la sentenza.

Neppure era terminata la lettura del dispositivo che dai banchi della parte civile le due figlie, Cinzia e Tina, sono scoppiate in un pianto liberatore.

Con loro, a qualche banco di distanza, anche i nipoti, pure loro emozionati: «Ci ha rovinato l’esistenza, ci ha tolto la nostra nonna. In paesi piccoli come quelli dove abitiamo, non è facile vivere con questo peso sulla storia della nostra famiglia».

Frasi toccanti, che hanno emozionato anche i legali.

L’imputato ha ascoltato il verdetto in silenzio. Al suo ingresso in aula disse all’avvocato difensore Stefano Bruno, alzando gli occhi al cielo, «che dio ce la mandi buona»; scoccavano le 12.30 che se ne andava borbottando invettive mentre le figlie, lapidarie, hanno detto ai giornalisti: «Non lo vogliamo rivedere mai più».

Il legale valuterà le strade da percorrere: il suo assistito naturalmente rimane in carcere per l’omicidio di Carla Molinari, ma non è esclcuso l’appello: «Sono convinto che anche in quella sede potremo far valere il ne bis in idem», principio giuridico per il quale non si può essere condannati due volte per lo stesso fatto, seppure questa sia stata un’eccezione non accolta dalla Corte.

Il difensore di parte civile, Nicodemo Gentile era soddisfatto: «Giustizia è fatta». E di «sentenza che conferma la fiducia nella giustizia» ha parlato anche la stessa Maria Grazia Omboni soffermandosi coi giornalisti.

Si chiude, col caso Piccolomo, questa stagione di Assise che l’anno scorso vide l’ergastolo a Stefano Binda per l’omicidio Lidia Macchi, pena oggi somministrata al Piccolomo, a cui sono state riconosciute anche le aggravanti del legame di parentela, la premeditazione e l’impiego di sostanze venefiche.

Confermata la provvisionale di 50 mila euro per ciascuna delle figlie in attesa di una quantificazione del danno da stabilirsi con processo civile. In ultimo il capo d’imputazione legato al reato d’incendio è risultato estinto per prescrizione.

Le motivazioni della sentenza verranno depositate tra 90 giorni.

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Pubblicato il 18 gennaio 2019
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