Il valore delle aziende non sta solo nel bilancio

Alla Liuc un incontro sull'obbligo di rendicontazione dell’informativa extra-finanziaria. ll rapporto di Kpmg indica cinque valori extrafinanziari: sostenibilità ambientale, salute e sicurezza, gestione del personale, diritti umani e anticorruzione

Economia generiche

Nell’aula Bussolati dell’università Liuc di Castellanza, dove si è tenuto un incontro dedicato all’obbligo di rendicontazione dell’informativa extra-finanziaria, durante la pausa un operatore ha raccontato che un investitore svedese aveva revocato una commessa di tre milioni di euro a un’azienda italiana perché le informazioni relative alla parte non finanziaria non erano nè sufficienti nè chiare. Quella che oggi può sembrare un’eccezione, magari un po’ esagerata, di fatto è già una regola che molte aziende nostrane, soprattutto quelle votate all’export, potrebbero pagare a caro prezzo se non si attrezzeranno per tempo.

I relatori intervenuti lo hanno ripetuto più volte: non basta avere una contabilità in ordine. Per un investitore la creazione di valore non può essere limitata all’analisi del bilancio d’esercizio. La rendicontazione deve indicare la strada che l’azienda vuole imboccare, rivelare la strategia di lungo periodo legata al business. Insomma, deve andare oltre il dato contabile. E per farlo imprenditori e manager devono imparare a formalizzare e praticare concretamente alcuni valori extra finanziari. Il rapporto stilato da Kpmg, presentato durante l’incontro, ne indica cinque: sostenibilità ambientale, salute e sicurezza, gestione del personale, diritti umani e anticorruzione. «Nel campione di aziende che abbiamo analizzato – ha spiegato Piermario Barzaghi, partner Kpmg – il 69% ne ha almeno uno relativo agli ambiti indicati dal decreto».

La comunicazione societaria deve essere dunque allineata alle aspettative dell’investitore. Le aziende dovranno migliorare sia la forma che il contenuto dei loro report, dare in modo chiaro e conciso ai portatori di interesse tutte le informazioni di cui hanno bisogno e focalizzare l’analisi dei rischi su fattori finanziari e non finanziari. «I report vanno dalle 10 alle 385 pagine, con una media di 85. Questa è una sfida di carattere gestionale che richiede un cambiamento di cultura organizzativa» ha sottolineato Barzaghi.

Ci sono aziende come la Secondo Mona di Somma Lombardo, storica presenza del distretto aerospaziale, che già un secolo fa investiva in certificazioni. Una strategia di lungo periodo per aggiungere valore ai propri prodotti e competere sui mercati internazionali. «La nostra impresa – ha spiegato Claudia Mona amministratore delegato e quarta generazione in azienda – ha una lunga storia di certificazioni nell’ambito della qualità, la prima è del 1923 mentre l’ultima è del 2018 rilasciata dal ministero della Difesa. Ogni anno facciamo investimenti per il 10% del nostro fatturato che è pari a 47 milioni di euro».

Secondo una ricerca condotta dall’ateneo di Castellanza, le aziende che adottano una rendicontazione integrata registrano un aumento del valore di mercato del capitale oltre il 15%. «La presenza di asimmetrie informative – ha concluso Luigi Vena docente della Liuc – riduce il valore di mercato delle società. Di contro l’adozione di un report integrato lo influenza positivamente, incidendo sulla qualità dei dati contabili. Abbiamo inoltre osservato che le dimensioni di azienda non influiscono sulle performance, mentre si registrano variazioni rispetto al sistema legale adottato dai paesi di provenienza delle società: benefici maggiori per quelle dei paesi di civil law (per esempio Italia, Francia, Germania, ndr) rispetto a quelli di common law (Uk, Usa e Canada, ndr)».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 11 febbraio 2019
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