Le province? “Essenziali per i piccoli Comuni“

Emanuele Antonelli presente al tavolo dei sindaci della Valcuvia per ascoltare vizi e virtù delle piccole amministrazioni comunali

Avarie

La forza del volontariato si palesa sotto forme inaspettate, traghettate dal ricordo di una figura importante per una comunità. E per questo stupisce, in un pomeriggio di festa la presenza di presidente e vice della Provincia, dieci sindaci, il direttore di un giornale e diverse decine di cittadini che al posto del gelato si gustano i vizi, ma anche le virtù di amministrare i piccoli centri.

Ii Italia i comuni con meno di 5 mila abitanti sono 5.497, il 69,5% del totale e 1.934 non arrivano a mille residenti: gli italiani sono attaccati da sempre al proprio campanile – e questo spesso rappresenta un vizio – ma sanno anche amare la loro comunità.

Fra questi due estremi s’è mosso il pendolo del breve ma intenso giro d’orizzonte nel pomeriggio del primo maggio a Cocquio Trevisago quando i sindaci, con registro informale hanno parlato di come si amministrano le piccole comunità che quasi per convenzione, attorno alle 10 mila persone, «sono un po’ come una grande famiglia», come ha ricordato Ercole Ielmini, amministratore di lungo corso e sindaco di Laveno Mombello. Da Leggiuno a Cazzago, da Orino a Gavirate, passando per Gemonio, Cassano Valcuvia: montagna e lago, problemi comuni che vedono però nella figura del volontario l’essenza della vita nei piccoli e grandi centri.

Lo ha spiegato Emanuele Antonelli nella doppia veste di sindaco di Busto Arsizio e presidente della Provincia, ente che la riforma Delrio ha voluto di “secondo livello“ (non si vota) depotenziata di funzioni e risorse, «ma che in realtà appare utilissima per i piccoli comuni, a tal punto che ce ne vorrebbe una ad hoc proprio per il nord del Varesotto».

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No, non è la voglia di rispolverare la “provincia di Busto“ separata da quella di Varese, di cui si parlava qualche anno fa. Piuttosto le parole di Antonelli – che da quando è alla guida di Villa Recalcati sta prendendo contatto col territorio: «Il presidente deve “girare“ in continuazione, per questo sono qui» – riguardano la complicità che gli apparati provinciali devono mostrare nei riguardi anche del più piccolo centro in cima alla montagna, per non essere lasciato solo ed essere messo nelle condizioni di poter partecipare a bandi o realizzare progetti anche a lungo respiro.

L’esigenza di progettare il futuro è emersa in maniera forte nell’ora di dibattito in cui si è sviluppata una autentica tavola rotonda apprezzata dagli amministratori tanto che il padrone di casa, il sindaco Danilo Centrella ha proposto di ripetere u’esperienza del genere per confrontarsi con problemi comuni, fuori dalle sedi istituzionali.

Il convitato di pietra di molti interventi è stato il buco nero delle risorse statali che nell’arco di 10 anni si sono contratte pesantemente, e per questo l’ultimo bastione è tornato sulla parola magica: volontariato.

Si è volontari quando si lavora per il bene comune, lo si è anche quando si partecipa. Oltre ai soldi che mancano forse il campanello d’allarme più forte, suonato nella riunione di ieri per ricordare la figura di Sandro Brunella è rappresentato dalla scarsa partecipazione dei giovani alle scelte che riguardano le comunità. È questa la vera sfida da giocare per un futuro legato ai luoghi e alla qualità della vita dei piccoli centri.

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 02 maggio 2019
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