L’ultimo miracolo di Adriano Olivetti, sul palco con Bob Dylan

Lo spettacolo delle "Voci del tempo" sulla storia dell'imprenditore di Ivrea ha affascinato il pubblico del Santuccio

Avarie

Ogni volta che si parla di Adriano Olivetti, la domanda di fondo è sempre la stessa: perché a distanza di quasi sessant’anni dalla sua morte, la sua visione di un mondo, a partire dall’impresa, che mette al centro l’uomo e il suo benessere, fisico e spirituale, è ancora così in grado di mobilitare coscienze, scatenare visioni, alimentare speranze e ispirare come se tutti quegli anni non fossero mai trascorsi?
Olivetti alla stregua di un profeta ha annunciato con largo anticipo l’avvento di un nuovo tempo e il suo pensiero ha continuato a lavorare sotto traccia, come un fiume carsico. Nessuno lo vedeva, ma molti – a partire da quelli che lo avevano accompagnato nella sua avventura umana e industriale – sapevano che c’era e che, prima o poi, sarebbe riaffiorato per riportare l’economia nell’alveo sacro che le spetta.

Lo spettacolo delle “Voci del tempo“, organizzato al Teatro Santuccio dal Centro Gulliver e da Marta Zighetti, psicoterapeuta, formatrice e autrice di “Essere esseri umani“, ha riportato i molti presenti sulle rive di quel fiume. «Abbiamo voluto questo spettacolo – ha detto Michela Moroni del Centro Gulliver – perché noi ci prendiamo cura della persona e Olivetti da imprenditore illuminato aveva capito che il valore umano arriva prima di quello della produttività». Per Olivetti c’era un modo differente di fare impresa. Un’intuizione e un pensiero che, secondo Marta Zighetti, oggi sono validati dalle neuroscienze: «Investire sulla bellezza, la cultura e il bene comune porta a una migliore esistenza».

“Le voci del tempo”, al secolo Marco Peroni, voce recitante, e Marco Congiu, voce, chitarra e armonica, ripercorrono sul palco la storia di un imprenditore che aveva messo insieme il pensiero socialista ebraico del padre e l’etica valdese della madre, accompagnandola con le canzoni di Bob Dylan, un artista che a sua volta ha contribuito molto a cambiare la narrazione del mondo. «Non c’è una continuità storica tra i due – spiega Congiu – ma hanno molti simboli e un linguaggio in comune. È un accostamento estetico e attitudinale, la musica più adatta in questo racconto ci sembrava proprio quella».

Il racconto di Marco Peroni si snoda agile e intenso tra le note e i versi di mrs. Tambourine, Blowin’ in the wind e Hurricane, solo per citarne alcuni. Uno spartito in perfetto equilibrio con il testo che accompagna la storia di un secolo denso di avvenimenti epocali: due guerre mondiali, la grande crisi economica del 1929 e il nuovo ordine mondiale post bellico. Dagli esordi industriali di Ivrea del padre Camillo Olivetti si prosegue con flash suggestivi fino alla morte del figlio Adriano e alla svendita agli americani della sua ultima grande intuizione industriale, il primo calcolatore elettronico. «Olivetti ha una sua epica – conclude Peroni – e diventa dirompente perché fa una sintesi, cercando di tenere insieme ciò che agli altri sembra inconciliabile».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 26 maggio 2019
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