“Stadio vietato ai fascisti”
L'intervento del consigliere Enzo Laforgia in merito al contenuto del nuovo bando per l’affidamento della gestione congiunta del «Franco Ossola» e di «Varesello».
Pubblichiamo di seguito la nota inviata dal consigliere comunale e capogruppo di Progetto Concittadino – Varese cambia davvero, Enzo Laforgia in merito al nuovo bando per l’affidamento dello stadio Franco Ossola
Il Sindaco di Varese e il suo Assessore allo Sport hanno bandito i fascisti dallo stadio. Ma forse questa notizia, significativa per Varese, è sfuggita ai più.
Nei giorni scorsi, come è ormai noto, il Comune ha pubblicato il bando per l’affidamento della gestione congiunta dello stadio «Franco Ossola» e del centro sportivo «Varesello».
Inviterei a leggere, tra i documenti che l’Amministrazione comunale ha pubblicato, anche il «Capitolato gestionale», raccolto sotto la voce «Schema di contratto e progetto gestionale» e disponibile sul sito del Comune. Qui, all’art. 2, c. 9, si legge:
«In nessun caso l’utilizzo dell’impianto potrà essere concesso ad associazioni, enti o organismi che si ispirino, anche solo indirettamente, a ideologie contrarie ai valori fondanti della Costituzione espressi nel suo titolo I, o i cui rappresentanti e/o aderenti si siano resi promotori o autori, per fatto risaputo, di azioni finalizzate alla propaganda di ideologie contrarie ai medesimi valori».
Stiano tranquilli i professionisti del “ma-anchismo”, quelli, cioè, che prontamente prospetteranno la possibilità che lo stadio di Varese, chiuse le sue porte ai fascisti, potrebbe però aprirle ai fans di Pol Pot o di Iosif Vissarionovič Džugašvili.
Si legga bene il testo. L’ingresso sarà vietato a tutti coloro «che si ispirino, anche solo indirettamente, a ideologie contrarie ai valori fondanti della Costituzione». E quindi, qualora una cellula di nostalgici dell’Angkar Padevat cambogiana o delle purghe staliniane volesse organizzare un amarcord dell’efferatezza sul prato verde di Masnago, il
«Capitolato gestionale» non lo consentirebbe.
Stiano tranquilli pure coloro i quali ostentano, tra i propri riferimenti culturali, Corneliu Zelea Codreanu, Léon Degrelle, Alfred Rosenberg o Giovanni Preziosi e che prontamente punteranno il dito (o il braccio teso) contro tale comma, accusando l’Amministrazione varesina di essere “antidemocratica”. Così, invece, funziona la democrazia, cari miei… La questione è molto semplice e i filosofi del diritto la spiegano in questo modo: ciò che confligge con i princìpi in cui si riconosce la comunità nazionale o inneggia al loro abbattimento non può trovare pubblica accoglienza.
In fin dei conti, il Sindaco di Varese ed il suo Assessore allo Sport non hanno fatto altro che il loro dovere: tutelare e difendere il perimetro democratico che garantisce il nostro vivere civile. Grazie.
Enzo R. Laforgia
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Sembra scontato ma è necessario sottolinearlo.
Bravo Enzo