Ospedali varesini eccellenze nella cura dei tumori femminili

Ospedali Del Ponte e Circolo sono tra i migliori in Lombardia nella cura dei tumori a ovaio, utero e mammella. Classifica in base ai volumi di intervento

ospedale del ponte

L’ospedale Del Ponte di Varese è la quinta migliore struttura dove partorire ( 21esimo Busto Arsizio, 29esimo Gallarate, 33esimo Legnano, 43esimo Saronno, 48esimo Tradate 59esimo Cittiglio), la quarta numero di casi trattati per tumore maligno all’utero con 99 interventi contro i 369 dello IEO secondo in Italia( Busto è al 11esimo posto, 34esimo Legnano e Gallarate al 57esimo) e settima per tumore all’ovaio ( Busto è al 12esimo posto, Gallarate al 36esimo).

L’ospedale di Circolo di Varese è il settimo reparto in Lombardia per la cura del tumore al seno ( Mater Domini Humanitas è al 14esimo , 19esimo Legnano e 37esimo l’ospedale di Busto Arsizio).

È la classifica stilata dal sito “doveecomemicuro” che ha analizzato i dati di Agenas per volumi di attività

LOMBARDIA
In Lombardia, a eseguire il maggior numero di interventi per tumore maligno all’ovaio, è lo IEO – Istituto Europeo di Oncologia di Milano, seguito dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dal Presidio Ospedaliero Alessandro Manzoni di Lecco, dal Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia, dall’Ospedale San Gerardo di Monza (MB) e dal San Raffaele di Milano.
Quanto al volume d’interventi per tumore maligno all’utero, in prima posizione in Lombardia c’è ancora lo IEO – Istituto Europeo di Oncologia di Milano, seguito dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dal Presidio Ospedaliero Alessandro Manzoni di Lecco, dall’Ospedale Filippo del Ponte di Varese e dal Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia.

REALTA’ ITALIANA
Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano almeno 5 interventi in un anno per tumore maligno all’ovaio sono 183: il 54,6% (100 strutture) si trova al nord, il 18,6% (34 strutture) al centro e il 26,8% (49 strutture) al sud. Della totalità degli interventi eseguiti, il 56% è stato effettuato al nord, il 22% al centro e il 22% al sud.
Le strutture pubbliche o private accreditate che effettuano almeno 5 operazioni in un anno per tumore maligno all’utero sono, invece, 343: il 50,4% (173 strutture) si trova al nord, il 20,4% (70 strutture) al centro e il 29,2% (100 strutture) al sud. Della totalità degli interventi eseguiti, il 52% è stato effettuato al nord, il 23% al centro e il 25% al sud.

Tumore all’ovaio: solo circa un quarto dei centri raggiunge i 20 interventi annui.
Secondo quanto riportato dal PNE 2018, la soglia oltre la quale diminuisce marcatamente il rischio di residui tumorali – fattore associato a minori probabilità di sopravvivenza a cinque anni dall’operazione chirurgica per tumore ovarico – è di 20 interventi annui. In Italia, questo valore di riferimento viene raggiunto solo dal 28% delle strutture: il 60% si trova al nord, l’11% al centro e il 29% al sud.

DIFFUSIONE DEI DUE CARCINOMI E PREVENZIONE POSSIBILE
Il tumore maligno all’utero è la più frequente neoplasia ginecologica dopo quella al seno. Sebbene si contino circa 8.000 nuove diagnosi ogni anno, di questo carcinoma si muore sempre meno grazie alle campagne informative e ai traguardi raggiunti nella diagnosi e nelle cure. L’esame utile per prevenirlo è il PAP test da ripetere una volta ogni 3 anni a partire dai 25 anni.
Il tumore ovarico rappresenta, invece, circa il 30% di tutti i tumori maligni dell’apparato genitale femminile. “Secondo l’AIOM, in Italia nel 2018 sono stati diagnosticati circa 5.200 nuovi casi. Nel complesso, si stima che il rischio di sviluppare questo tumore nell’arco della vita di una donna sia di 1 su 75”, spiega Giovanni Scambia, Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.«A causa delle diagnosi tardive dovute alla sintomatologia subdola – sfumata o del tutto assente nelle fasi inziali e più rilevante in uno stato avanzato, con distensione addominale, inappetenza e alterazioni della funzionalità intestinale tra le problematiche più comuni -, i dati AIOM 2018 stimano la sopravvivenza in Italia a 5 anni intorno al 40% e quella a 10 anni intorno al 30%».
 Ad oggi, non esistono programmi di screening efficaci per la prevenzione del tumore ovarico sporadico, fatta eccezione di quelli per le pazienti portatrici di mutazione genetica (geni BRCA1-BRCA2), che predispone a questo tipo di carcinoma. Ai test per identificare la presenza della mutazione dovrebbero sottoporsi le donne con familiarità per neoplasie ginecologiche. Mentre quante presentano una sintomatologia sospetta dovrebbero rivolgersi tempestivamente a uno specialista.

Interventi chirurgici per tumore maligno all’ovaio
Le strutture pubbliche o private accreditate che in Lombardia hanno effettuato questo tipo di intervento sono 42.
Il valore di riferimento di minimo 20 interventi l’anno è rispettato dal 33% delle strutture (14 strutture su 42). Il 2,6% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.Il 97,4% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.Il 25,5% di interventi eseguiti su non residenti.

Interventi chirurgici per tumore maligno all’utero
Il 2,1% dei residenti sceglie di farsi curare in altre regioni.Il 97,9% dei residenti sceglie di farsi curarsi nella propria regione.Il 21,7% di interventi eseguiti su non residenti.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 ottobre 2019
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