Il nuovo assetto del consiglio comunale di Gallarate: Fichera e Carabelli in minoranza

Nessun riferimento ai risvolti dell'indagine "mensa dei poveri" svelati proprio in mattinata, la minoranza rimpolpata con l'acquisto dei due ferraziani, i botta e risposta sulla fedeltà o meno al programma elettorale. Un consiglio agitato, ma con qualche riserva che rispunterà al prossimo

Consiglio comunale Gallarate

A portare nella felpata discussione del Consiglio comunale gallaratese lo scossone giudiziario che per la seconda volta si è abbattuto sulla città è stata l’immagine «dei passeggeri che ballano mentre il Titanic affonda» evocata dal consigliere Pd Carmelo Lauricella e l’intervento animato di Giovanni Pignataro, sbottato di fronte ad un «dibattito surreale nelle ore in cui si parla di malaffare a Gallarate anche al Tg1, dopo aver abbattuto le barriere dei quotidiani locali ed essere sbarcati così su quelli nazionali». Ai nuovi risvolti di “mensa dei poveri” però, nessun accenno: Lauricella ha commentato con un «silenzio assordante» da parte della maggioranza.

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Era un Consiglio comunale teso, seppur disinnescato dal ritiro della delibera più delicata, quello andato in scena giovedì 14 novembre a Gallarate. Gli elementi di tensione per la maggioranza partivano dalla notizia dell’indagine per turbativa d’asta che ha coinvolto il sindaco Andrea Cassani (indagato) e Marta Cundari, la dirigente (sottoposta a ordinanza al 7 maggio, con misura revocata a metà maggio dopo) spostata dall’Urbanistica per guidare il Suap, un settore in qualche modo legato all’Urbanistica.

«Ormai in comune a Gallarate regna la confusione – l’intervento di Pignataro, che spera nell’innocenza della Cundari, – e la scelta fatta non ha una logica razionale: mettere una persona nello stesso luogo è un fatto irrazionale e inopportuno dal punto di vista dalle garanzie difensive, dal proficuo svolgimento del processo penale, dannosa per l’immagine dell’ente e di disagio per tutti gli impiegati».

Il sindaco di Gallarate Cassani indagato per turbativa d’asta

Ma i nodi più spinosi sono stati rinviati, con tutta probabilità, alla discussione nel corso della prossima seduta consiliare sulla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni, e gli interventi del centrodestra si sono tenuti molto lontano da ogni accenno alla vicenda. Un centrodestra che, a partire dalla Lega e da Fratelli d’Italia, nei giorni scorsi ha rimarcato la propria fiducia e vicinanza al sindaco in un momento così delicato.

I cambi interni al Consiglio

Il confronto più accesso è stato quello determinato dai cambi interni alle posizioni consigliari con i due consiglieri di maggioranza – Luigi Fichera e Luca Carabelli di “Libertà per Gallarate” – che sono andati a sedersi fisicamente tra i banchi dell’opposizione. Per loro l’accusa, scagliata dal consigliere  Giuseppe De Bernardi Martignoni (Fratelli d’Italia), è stata quello di «aver usato il taxi della Lega ai tempi della campagna elettorale per diventare consiglieri comunali, per poi andarsene ai banchi dell’opposizione» e di non «potersi più fregiare dell’appartenenza al centrodestra, visto che vi sedete con la sinistra». Una scelta, secondo Martignoni, dettata ancora una volta dall’opportunità politica e dalla furbizia.

Accuse e repliche nel centrodestra e in consiglio la maggioranza va in parità

 

Carabelli ha motivato il passaggio all’opposizione per «eccesso di coerenza. «Siamo rimasti gli unici gendarmi del programma elettorale disatteso in gran parte dal nostro sindaco», ha ribadito il ferrazziano.

Scontro anche tra Leonardo Martucci e il capogruppo della Lega, Deligios. L’ex forzista è intervenuto così, rimarcando il suo addio a Forza Italia annunciato settimana scorsa (le sue parole: «Lascio in netto disaccordo con una serie di scelte che mio malgrado ho dovuto accettare). Lì aveva proprio lamentato un isolamento dalla maggioranza sulla condivisione delle linee strategiche: «Io sono una persona seria – e lo sottolineo – il mio intervento della settimana scorsa è basato su serietà e coerenza, che per me sono sempre state al primo posto. Mi è stato anche detto che io starei andando dietro al Pd, ma vi sfugge che io ho parlato una settimana prima che il Pd decidesse per la sfiducia. Al massimo sono loro che mi hanno seguito. Io decido da solo e non ho padroni dietro le spalle». Forza Italia perde dunque un altro pezzo, dopo l’addio di Giuseppe Lorusso, che però continua a rimanere in maggioranza come un indipendente.

Al momento quindi, i banchi dell’opposizione contano 11 consiglieri (le due liste di centrosinistra – Partito Democratico e “Città è vita” – “Gallarate 9.9” di Rocco Longobardi e i due Ferrazziani di “Libertà per Gallarate), contro i dodici della maggioranza.

La reprimenda del Partito Democratico

Altre tensioni si sono rivelate durante l’approvazione delle linee programmatiche dell’amministrazione Cassani, un momento che si presenta una volta all’anno per fare il punto sull’avanzamento del programma elettorale. Qui si sono viste le vere rotture, e non solo tra maggioranza e minoranza.

Carabelli ha esplicitato il rammarico per il “tradimento” dell’allora linee programmatiche: «Ad oggi purtroppo le linee non sono state concretizzate dall’amministrazione. Amsc e piscina sono un fallimento del sindaco per la nostra città». Critica, inoltre, la sua posizione in merito ai temi portanti del programma, come la sicurezzaconfusa con propaganda ed arroganza»), i lavori pubblici e palazzo Minoletti, «che non è stato fatto». Quanto all’urbanistica, un lapidario «non ne parliamo». Sulla sicurezza è poi intervenuta Francesca Caruso, vicesindaco e assessore alla Sicurezza di Fratelli d’Italia: «Sulla sicurezza stradale sono note le mie iniziative che promuovo ormai da tre anni, anche all’interno delle scuole», aggiungendo che sia l’unità cinofila sia la presenza degli agenti in stazione sono stati notati dalla cittadinanza, «che si sente più tranquilla e ringrazia».

Più critico ancora il versante del centrosinistra. Lauricella, premettendo che il voto sulle linee programmatiche non era un passaggio tecnico, bensì «eminentemente politico», su delle promesse «che non sono state mantenute», ha valutato in maniera ironica la politica reprensoria e preventiva sul tema della sicurezza.  Gli altri punti da bocciare sarebbero il Pgt, «un bubbone che è scoppiato», e l’ospedale unico, su cui l’amministrazione non sta rispondendo alle domande e preoccupazioni dei cittadini, trattandosi di qualcosa «che influenzerà l’occupazione per i prossimi cinquant’anni». Per Lauricella l’amministrazione Cassani confonde la democrazia con «la dittatura della maggioranza», e se un buon sindaco si poteva ai tempi definire con il borgomastro, allora secondo il dem Cassani somiglierebbe di più «allo sceriffo di Nottingham».

Pignataro, poi, ha definito poi «surreale» la discussione su sicurezza e legalità in una città come Gallarate, sfregiata dall’inchiesta “mensa dei poveri”: «Da cittadino gallaratese di fronte a questi fatti io provo disgusto, e non sono l’unico». «Al tg1 si parla di Gallarate come esempio di cattiva amministrazione; è un’enorme responsabilità politica che dovremmo assumerci tutti, e che non si può scaricare solo agli assessori di Forza Italia (Peroni e Carù) che il sindaco ha fatto dimettere», ha continuato il consigliere. Poi, rivolgendosi al sindaco, ha ripreso la linea delle dimissioni: «Faccia un gesto di dignità politica, sindaco, e si dimetta riportando ai cittadini cosa è successo. Lei rappresenta una Gallarate abitata come esempio negativo». Immediata e pronta la risposta di Cassani: «Io non elemosino i voti. Siete voi che elemosinate qualcuno per far cadere il sottoscritto e se tornassimo al voto a sparire non sarebbe il sottoscritto, ma qualcuno che voi avete portato dalla vostra parte».

Il sindaco ha difeso sia il programma sia l’intera amministrazione: «Non abbiamo certo paura di presentarci – a fine mandato se l’amministrazione durerà tutti e cinque gli anni – davanti agli elettori a dir loro cosa è stato fatto e cosa non siamo riusciti a completare. Se arriverò a fine mandato a portare a compimento il 70/80% del programma, io lo presenterò onestamente ai cittadini; so anche io che su alcuni campi abbiamo fatto poco o nulla». «Noi proviamo a lavorare per la cittadinanza, ma continuiamo a sentire critiche da voi – la minoranza – che avete avuto cinque anni per fare le cose e poi riportarle ai cittadini. E guarda caso ora siete in minoranza», ha concluso il sindaco.

Cassani ha ricevuto poi il plauso da parte del gruppo Lega e Fratelli d’Italia, che hanno votato a favore delle linee programmate, e l’incitamento ad andare avanti dal capogruppo di Forza Italia, il consigliere Dall’igna: «Andiamo avanti convintamente, signor sindaco, abbiamo ancora molte cose da fare».

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Pubblicato il 15 novembre 2019
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