Lara Comi e la spasmodica ricerca di denaro per sé e per Caianiello

I pm contestano all'ex-eurodeputata saronnese una serie di passaggi di danaro illeciti. Da una parte drenava risorse dall'Unione Europea, dall'altra usava la sua società di consulenza

lara comi

L’ex-eurodeputata Lara Comi, ristretta da questa mattina agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta Mensa dei Poveri, era completamente nelle mani di Nino Caianiello e sempre alla ricerca di soldi.

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Ogni sua mossa era concordata con il suo mentore, l’uomo che l’ha sempre sostenuta e alla quale non ha mai fatto mancare i voti da lui gestiti per le elezioni europee. Tramite lei arrivavano anche parte delle retrocessioni che rappresentano il sistema corruttivo sul quale si basava il potere dell’ex-grande capo di Forza Italia in provincia di Varese. Non appena avvertiva un suo allontanamento o uno stop all’erogazione di soldi per lui o per il partito, subito la richiamava all’ordine direttamente o tramite i suoi uomini.

Diversi i fatti che vengono contestati all’ex-eurodeputata a partire dalla consulenza affidata da Afol (l’agenzia formativa di regione Lombardia guidata da Giuseppe Zingale, finito in carcere oggi) all’amica Maria Teresa Bergamaschi per un valore totale di 38 mila euro, 10 mila dei quali retrocessi in parte attraverso una falsa fattura alla Premium Consulting di Lara Comi e in parte attraverso una compensazione per un’altra prestazione che la Comi avrebbe fatturato alla Bergamaschi.

Dagli interrogatori emerge che la Bergamaschi viene messa al corrente della necessità di una retrocessione man mano che gli incarichi le vengono affidati da Afol, in maniera subdola da tutti e tre i partecipanti e cioè la stessa Comi, Zingale che tira per le lunghe i pagamenti e l’avanzamento del lavoro e da Caianiello che un giorno si materializza davanti ai suoi occhi nella mensa di una nota tv locale durante la pausa della registrazione di una trasmissione a cui partecipava la Comi con la stessa Bergamaschi a rimorchio.

L’altro canale attraverso il quale la Comi avrebbe ricevuto soldi in maniera illecita riguarda la questione della truffa all’Unione Europea messa in atto attraverso il suo addetto stampa Andrea Aliverti (anche lui indagato, ndr) il quale avrebbe accettato consapevolmente di farsi aumentare lo stipendio da addetto stampa (a spese della Ue) da 1000 a 3000 mila euro, 2 mila dei quali sarebbero dovuti servire a pagare l’affitto della sede di Forza Italia. Lo stesso Aliverti avrebbe ammesso tutto in un interrogatorio, spiegando il meccanismo agli inquirenti.

Lara Comi, grazie alla sua società di consulenza Premium Consulting avrebbe ricevuto, nel marzo 2019, finanziamenti anche dal presidente dei Confindustria Lombardia Marco Bonometti tramite una consulenza da 37.830 euro da parte della Premium Consulting relativa ad analisi di mercato sul settore automotive e sul made in Italy. Le due consulenze si sono poi rivelate dei collage di articoli scaricati da internet e liberamente accessibili a chiunque o da tesi e ricerche scritte da altri. Per questo gli inquirenti sono convinti che si tratti di un finanziamento mascherato della campagna elettorale per le Europee del 2019. A confermare la stretta relazione tra la Comi e Bonometti ci sono anche le dichiarazioni di Caianiello e di Aliverti, interrogati sul punto.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 14 novembre 2019
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Eh si…il problema di questo paese è il PD, la sinistra ed i comunisti. Credeteci…

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