“Il Triangolo”, suoni pop per raccontare i trentenni

"Faccio un cinema" è il terzo album della band nata a Luino, di nuovo sulle scene dopo cinque anni. Marco Ulcigrai: «Ci siamo presi il tempo necessario per arrivare ad un sound per cui ritenerci soddisfatti»

Il triangolo band

Hanno smesso di cantare Battisti, lasciato “il letto di rose in tempi di spine” e hanno deciso che era il momento di tornare sulle scene e “fare un cinema”. Marco Ulcigrai e Thomas Paganini il 17 gennaio hanno presentato il loro nuovo album, segnando ufficialmente il ritorno de Il Triangolo.

Un lavoro che segna la loro terza uscita discografica con la varesina Ghost Records e che porta con sé molti cambiamenti. Il primo è nella formazione, ridotta da tre a due (dal gruppo è uscito Mauro Campoleoni), il secondo è nel sound e il terzo è nel racconto della realtà che li circonda.

Nata a Luino nel 2011, la formazione ha aspettato cinque anni per tornare sulle scene e proporre un progetto musicale che raccontasse al meglio la loro nuova identità, dopo anni di formazione ed esperienza. In fondo, in “Faccio un cinema”, parlano proprio di questo, di una generazione di trentenni che si guarda intorno e capisce che non è possibile restare “per sempre giovani”, come cantavano nel primo album.

I nuovi brani quindi, conservano il beat e il cantautorato dei precedenti dischi, ma in una veste più rock e con suoni più contemporanei. Un bel lavoro, che fa venire voglia di ballare e cantare e che sarà interessante scoprire nella dimensione live. Ed è quasi scontato pensare che il primo live sarà a Varese, proprio dal palcoscenico da dove tutto è iniziato.

Marco, cosa è successo in questi cinque anni di silenzio?
«Ci sono stati tanti cambiamenti dal punto di vista professionale e umano. Intanto abbiamo spostato la nostra base a Milano e non abbiamo mai abbandonato la musica. Abbiamo lavorato a questo disco tra altri progetti (Ulcigrai è stato in tour con i Ministri e Vasco Brondi ad esempio ndr) e situazioni personali e ci siamo presi il tempo necessario per arrivare ad un sound per cui ritenerci soddisfatti. Dalla musica e dalla scrittura insomma, non ci siamo mai allontanati e per questo disco abbiamo tirato fuori dal cassetto brani scritti anche tre o quattro anni fa».

Quali sono i tuoi punti di riferimento quando scrivi o quando lavori ad un album?
«Una volta ti avrei detto dei nomi, oggi ho allargato il campo d’azione e non ho più una direzione precisa. Credo sia tipico delle diverse fasi che si vivono: quando hai vent’anni difendi le “tue” band “a spada tratta”, poi le cose cambiano e ti accorgi che resti solo tu con le tue idee e il tuo stile. Nei dischi precedenti in molti dicevano che le nostre canzoni ricordavano quelle degli anni ’60, ora il nostro stile è più puro e meno schiavo degli ascolti che facciamo».

Quali sono le tematiche di questo album?
«Nell’album precedente cantavamo “Giurami che resteremo sempre giovani”, ma questo album affronta proprio la tematica del diventare grandi. Di quel passaggio al mondo adulto, con tutte le sue scelte»

Il fatto che tutto sia iniziato dalla provincia in qualche modo vi ha influenzato?
«Sicuramente, in positivo e in negativo. Quando abbiamo iniziato ci sembrava un limite dal quale non riuscivamo ad uscire, volevamo far conoscere la nostra musica e la provincia ci stava stretta. Oggi invece, è diventata il nostro luogo di ristoro e di tranquillità necessario. D’altra parte, in una città come Milano, devi stare attento a non farti intaccare dai suoi stili e i suoi dogmi, restare quello che sei e continuare a mantenere l’incoscienza dell’inizio nello scrivere e produrre le tue cose».

C’è un brano al quale siete più affezionati di altri?
«Sicuramente “Il giorno sbagliato” che è quello che sento più mio. È un brano cantautorale, dove racconto davvero quello che mi è successo, denso e drammatico per alcune cose»

A breve partirà anche il tour, ci anticipi qualcosa della dimensione live?
«Sul palcoscenico saremo in quattro, accompagnati da Elton Novara alla chitarra e alla tastiera e da Giacomo Fiocchi alla batteria. Stiamo definendo le date e, come potete immaginare, Varese non può mancare».

di adelia.brigo@varesenews.it
Pubblicato il 24 gennaio 2020
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