Legambiente chiede di fermare i falò di Sant’Antonio: “Emissioni inutili e dannose”

La richiesta dell'associazione alla luce degli sforamenti di inquinanti di questi giorni: "Siamo consci dell’aspetto folkloristico e di convivialità ma non devono essere un motivo per peggiorare un’aria che già è irrespirabile"

Falò Befana a Casciago

Giorni di polveri sottili, sforamenti costanti e all’orizzonte i falò di Sant’Antonio. Un mix che porta Legambiente a chiedere di sospendere l’accensione delle pire che illumineranno diverse città per tutto il weekend. «I fuochi che bruciano materiali compositi sono una fonte emissiva di CO2 in utile e dannosa – spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia–. Siamo consci dell’aspetto folkloristico e di convivialità che questi eventi hanno per le comunità, ma non devono essere un motivo per peggiorare un’aria che già è irrespirabile. Facciamo un appello al buonsenso degli organizzatori e chiediamo di cancellare i falò in programma, propendendo per azioni simboliche di pari portata emozionale».

Un tema abbastanza sentito anche da chi organizza queste attività. A Varese, ad esempio, verrà utilizzata solo legna certificata e verranno piantati degli alberi sul Campo dei Fiori per compensare la CO2 emessa (LEGGI QUI).

Un falò “green” per i monelli della Motta

E mentre Legambiente chiede da un lato di fermare i falò, dall’altro continua a puntare il dito contro la politica regionale. “Immobilismo -si legge in una nota diffusa dall’associazione- è la parola d’ordine che sta caratterizzando la posizione di Regione Lombardia sulla questione emergenza smog. L’aria da inizio anno è tossica e i livelli di polveri sottili non accennano a diminuire in buona parte del territorio lombardo, eppure l’Assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo difende la decisione di non applicare ulteriori misure a per contrastare l’inquinamento dell’aria”.

«Siamo stanchi dei botta e risposta ideologici su questioni importanti come l’inquinamento e la salute dei cittadini – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –.  Come fa l’Assessore Cattaneo a dire che i dati danno ragione a Regione Lombardia quando è proprio Arpa che certifica il dato di inquinamento giornaliero? Sarebbe più onesto dire che vedremo gli effetti delle misure strutturali in atto nel prossimo decennio (vedi rinnovo parco auto) ma le polveri sottili e gli NOx continueranno a tenerci compagnia perché non si investe abbastanza sulla riqualificazione degli edifici, non si cambia agricoltura e non si fa l’unica cosa che in altre città europee viene già attuata: limitare il più possibile la circolazione delle auto potenziando il trasporto pubblico locale rendendolo preferibile. Siamo difronte ad una situazione allarmante e la Regione Lombardia indossa il paraocchi, aspettando l’arrivo provvidenziale di pioggia e vento, dimostrando così di non essere in grado di affrontare le emergenze in tema di smog e denigrando, anzi, quei Comuni virtuosi che si pongono in prima linea per contrastarlo anche con iniziative drastiche».

Milano guida la classifica per i giorni di superamento della soglia critica di 50 microgrammi/mc di polveri sottili, ma è l’unica ad avere già attivato le misure di emergenza di secondo livello, che evidentemente funzionano se fatte rispettare: infatti è l’unica città, tra tutti i capoluoghi, ad aver migliorato, sia pur di poco, la propria situazione ambientale nella giornata di ieri che, contro le previsioni, è risultata in assoluto la peggiore in termini di qualità dell’aria da quando, negli ultimi giorni dell’anno scorso, è incominciata la fase di prolungata stabilità atmosferica. A parte Sondrio, tutti i capoluoghi sono ‘fuori legge’ per quanto riguarda lo stato di contaminazione atmosferica che, a Bergamo, Monza e nei capoluoghi della ‘Bassa’, si è attestata su valori circa doppi rispetto alle soglie di inquinamento stabilite dalla UE.

Oltre alle limitazioni di secondo livello introdotte a Milano, sono scattate le misure temporanee di primo livello nei comuni con più di 30.000 abitanti e in quelli aderenti su base volontaria nelle province di Monza, Cremona, Lodi e Mantova. Considerate le previsioni meteo, ancora favorevoli all’accumulo degli inquinanti, ancora per almeno due giorni non si potrà procedere con la disattivazione delle misure temporanee. Le limitazioni sono invece state revocate a Bergamo, Brescia. L’introduzione delle misure si articola su due livelli in base al superamento continuativo del limite giornaliero per il PM10 (50 μg/m3) registrato dalle stazioni di riferimento (per più di 4 giorni 1° livello o per più di 10 giorni 2° livello) attraverso un sistema macchinoso e non tempestivo: la verifica per stabilire l’attivazione viene effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì (giornate di controllo) sui quattro giorni antecedenti; le misure temporanee, da attivare entro il giorno successivo a quello di controllo (ovvero martedì e venerdì), restano in vigore fino al giorno di controllo successivo.

Smog, da domani a Milano e provincia le misure temporanee di secondo livello

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 gennaio 2020
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Commenti

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  1. Scritto da DavideK

    Che diavolo c’entra la CO2 con l’inquinamento dell’aria che respiriamo – ammorbata da polveri sottili?
    Forse hanno paura di dire che la fonte di gran lunga prevalente di particolato è data dai riscaldamenti a biomassa legnosa – come il pellet – che gli “ecologisti” sponsorizzano ed incentivano?
    Come emerge chiaramente da tutte le analisi scientifiche degli organismi preposti.
    Le auto sono ormai sostanzialmente irrilevanti; la facciano finita con questa propaganda antiscientifica ed ideologica.

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