Spaccio nei boschi, prime condanne dopo la grande retata

Venti imputati nell’udienza preliminare a Varese per le indagini dell’operazione Maghreb. Per loro otto patteggiamenti e sei condanne con rito abbreviato. Per altri sei comincia il giudizio ordinario

Avarie

Sono già arrivate le prime condanne per l'”Operazione Maghreb” che ha colpito lo spaccio nei boschi del luinese.

Gli imputati erano in tutto 20, di cui 8 di origine magrebina e 12 italiani. Il giudice dell’udienza preliminare Giuseppe Fertitta ha letto poco prima delle 16 il dispositivo delle sentenze, che ha previsto otto patteggiamenti – con condanne da un anno e dieci mesi a 4 anni e 8 mesi – e  sei condanne con rito abbreviato, con pene da due anni a 4 anni e 9 mesi. Gli altri sei imputati verranno giudicati con rito ordinario nell’udienza in programma il 4 maggio prossimo al tribunale di Varese.

Tre di loro però, li devono ancora prendere: sono ricercati da quando all’alba del 20 febbraio scorso scattò nei boschi del Luinese l’operazione Maghreb con la quale finirono in manette diverse persone accusate di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Altri tre invece sono in carcere: due a Varese, uno a Biella.

Gli altri, fino ad arrivare a 20 sono anche gravati da misure cautelari. Tutti, venerdì sono finiti sul banco degli imputati per una delle più grosse operazioni antidroga degli ultimi anni nei boschi del nord del Varesotto, forse la prima organizzata in forze (intervenne anche l’esercito col genio militare per la ricerca di armi) proprio qui nelle verdi valli nel nord all’apparenza tranquille salvo prestare il fianco alle dipendenze, ventre molle dell’assunzione di sostanze che nelle pagine delle ordinanze dimostravano l’incessante via vai di impiegati, studenti, artigiani e operai che in pausa pranzo prendevano la strada delle valli per la cannetta del pomeriggio, la sniffatina della mattina per arrivare anche al buco, all’eroina.

Episodi frequentissimi, a ripetizione, contenuti nelle carte che sostengono l’accura in indagini accurate che la procura di Varese ha portato avanti per mesi con l’ausilio dei carabinieri. Ad alcuni del pusher vengono attribuiti in alcuni casi fino a oltre 30 episodi di spaccio al giorno, con chiamate ma maglio ancora messaggi whatsapp per ordinare e chiedere: “Facciamo un quaranta“, «procurami un punto», «tra dieci minuti alla sbarra» e decine e decine di altri messaggi in codice fra pusher e acquirente.

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Posizioni che riguardano nel primo caso l’accusa di spaccio (contestate oltre 1000 assunzioni e sequestrati più di 7 chili di droga) nel secondo la segnalazione alla prefettura quale assuntore (poiché nell’attività d’indagine dei carabinieri vennero posizionate le telecamere che ripresero oltre 200 targhe).

I coinvolti sono per la maggiore parte soggetti assuntori che si sono messi al servizio dell’organizzazione assicurando appoggio logistico come in alcuni casi le proprie abitazioni per il pernottamento o le auto loro intestate e “pulite“ per accompagnare gli spacciatori direttamente sui luoghi di lavoro: i boschi della droga.

 

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 10 gennaio 2020
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