Armi e droga nei boschi della Valcuvia, residenti preoccupati

Alcuni tratti della linea Cadorna utilizzati per traffici illeciti. Chiesto un consiglio comunale

Spaccio nei boschi della linea Cadrona

Il bunker realizzato con tecniche militari che permette di accogliere due persone e tenere sott’occhio l’ingresso della strada.

Dall’altra parte un intero tratto della Linea Cadorna, che passa anche da Masciago Primo, dove sono evidenti i segni dell’adattamento delle trincee per altri scopi: muri a secco innalzati per consentire di non essere visti, punti di osservazione rinforzati con travi in legno e tettoie di onduline.

Gli abitanti della zona sono preoccupati per le attività di spaccio che si verificano di continuo in questi boschi: solo il primo aprile un consigliere comunale di minoranza, Matteo Bariani, chiamato da un residente per strani movimenti nei boschi si è imbattuto in due pusher che sorpresi hanno cominciato a scappare e uno di loro dopo essere inciampato ha perso una pistola, consegnata ai carabinieri.

Episodi legati al ritrovamento di bossoli di arma da fuoco. Poi spari in lontananza nei boschi. E minacce ai proprietari dei fondi. Un quadro che allarma, e stride con la bellezza all’apparenza incontaminata di questi boschi nel cuore della Valcuvia che stanno esplodendo di verde proprio in questi giorni.

Spaccio nei boschi della linea Cadrona

Eppure in molti hanno paura di frequentarli, questi posti. E lo stesso consigliere comunale Bariani – che più di una volta ha partecipato in prima persona alla pulizia delle zone infestate da bivacchi e da quanto ne rimane sul terreno – ha preso carta e penna e scritto un documento inviato al protocollo di Masciago Primo per chiedere un consiglio comunale ad hoc proprio su questi accadimenti.

«Vogliamo che questa situazione, per certi versi già nota, viste le indagini e le operazioni delle forze dell’ordine, sia messa sotto i riflettori e che vengano investiti della questione anche i sindaci dei comuni della valle». La zona dove è stato ritrovato il bunker scavato nella terra e ora abbandonato è fra Masciago Primo e Ferrera di Varese in una zona costellata di terreni agricoli, strade rurali che in un secondo portano nel folto della boscaglia.

È qui che gli spacciatori di cocaina e di eroina quasi in maniera carsica spuntano di volta in volta aiutati dai social, grazie ai quali la rete di spaccio per gli appuntamenti coi clienti è sempre attiva.

E alcuni, fra i clienti, svolgono un ruolo chiave messo a nudo più volte dalle indagini specifiche sullo spaccio in questi boschi che consiste nella capacità di movimento e di permanenza in queste aree assicurate proprio dai tossicodipendenti della zona che ospitano nelle loro case e nelle loro auto i pusher, assicurando una rete di supporto che le forze dell’ordine faticano a scardinare.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 25 Aprile 2021
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