Il bosco come una volta, per salvare il “capitale naturale”

Parte un progetto per rimettere in sesto le “selve castanili“, presidi che proteggono il grande patrimonio naturale del Varesotto da incendi, spaccio e incuria

Le selve castanili, capitale naturale di Varese

Il regista Paolo Virzì nel 2014 venne a Varese per girare uno dei grandi successi cinematografici degli ultimi anni ma dal titolo spietato: “Il capitale umano“.

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Oggi, sei anni dopo, chi passa e rallenta con l’auto per guardare che succede nei boschi sulla strada che collega Castello Cabiaglio a Brinzio non sa ancora che dietro quelle fascine appena tagliate, a quei ceppi che spuntano dal fogliame si nasconde invece un’altra forma di capitale, “Il capitale naturale”.

Si tratta di un progetto che rappresenta la prima attuazione di una rinascita che dal bosco potrà innescare benefici per tutti.

Solo l’anno scorso lungo il sentiero di “Ca di Asen“ salivano i militari del terzo reggimento mobile “Lombardia” dei carabinieri per dare la caccia agli spacciatori nell’ambito dell’operazione “maghreb“, per colpire lo spaccio di eroina proprio in questi boschi.

Oggi, a un anno di distanza un gruppo di esperti osserva i primi interventi su di un bosco già ora “selva castanile“ ma che la prossima primavera vedrà sotto a quegli alberi secolari nascere un prato selezionato appositamente col “fiorume“ cioè quell’insieme di semi che si trovano nei pascoli una volta fatto il fieno: fiori ed essenze nostrane che serviranno alle api per trovare il polline ma anche agli animali del bosco per cibarsi e forse anche ai giovani studenti che qui verranno per assistere al miracolo del bosco fatto come lo vedevano i loro nonni: assenza di strame, erbe fresche e grande spazio fra una pianta all’altra, che in caso di incendio diventa vera e propria cintura tagliafuoco per evitare il propagarsi dei sempre più frequenti roghi.

Le selve castanili, capitale naturale di Varese

«E poi c’è un altro aspetto di questo progetto che ancora non si vede, ma che darà i suoi frutti a beneficio della collettività», spiega l’agronomo Massimo Raimondi che assieme a Marco Pistocchini, tecnico del Parco campo di Fiori e Luca Colombo, direttore organizzativo del consorzio Castanicoltori che si sta occupando di eseguire i lavori, sta facendo un sopralluogo di prima mattina.

Quello che non si vede ancora (che non si vede mai e mai viene visto da chi non frequenta il bosco) si chiama bodiversità.

Le selve castanili, a dispetto di quanto si possa pensare osservandole, «garantiscono una biodiversità da 100 a 500 volte più elevata rispetto al bosco comune», spiega Raimondi, mentre sul posto arriva anche il presidente del consorzio castanicoltori che raggruppa 35 operatori Massimo Piccinelli e il direttore del Parco Campo dei fiori (ente capofila) Giancarlo Bernasconi che con soddisfazione guarda ai primi lavori di sistemazione di questa selva dove già oggi è visibile una grande catasta di fascine e i risultati dei primi tagli: «È un progetto importante e lo è sotto diversi punti di vista, quello naturalistico ad esempio, consentirà di rivedere qui, sotto a questi enormi castagni, la flora “nemorale“, cioè le piccole essenze che sono storicamente presenti nel bosco, ma che il bosco stesso conserva, tiene da parte per quando vi sono le condizioni per fiorire nuovamente».

Quindi stiamo parlando di mughetto bianco, bucaneve, peonia, ciclamino.

«Per non parlare dei funghi, che sotto alle selve castanili vengono in maniera più diffusa che altrove, o di alcune specie animali come il pipistrello di boschi che in questi grandi spazi creatisi tra pianta e pianta riesce a volare e a nidificare», aggiunge Luca Colombo del Consorzio.

Quindi: boschi puliti che difficilmente prendono fuoco perché il sottobosco è prato, migliore regimentazione del territorio per fronteggiare dissesto idrogeologico e spaccio di sostanze stupefacenti attraverso il presidio più attivo anche attraverso la frequentazione dei luoghi a scopo didattico: E, naturalmente, l’economia a chilometri zero che fa leva sul commercio delle castagne e del miele, una attività che già oggi è presente ed è sempre più in crescita.

L’opera nel complesso (che si chiama appunto “Corridoi insubrici. Il network prealpino a tutela del capitale naturale insubrico”) riguarderà tre lotti: due a Castello Cabiaglio (oltre a Ca’ di Asén c’è anche quello in località “Fornaci“) e uno a Brinzio a “Pomirolo“ lungo il sentiero 10 per un’estensione complessiva di 7 ettari e costerà complessivamente 64 mila euro (di cui 39 mila e rotti per i lavori che verranno realizzati da alcune imprese del Consorzio).

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 26 febbraio 2020
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