Il giornale prende vita e ti guarda dritto negli occhi

Il grande lavoro dedicato alla carta stampata dell’artista Silvio Monti riflette sul passato ma soprattutto sul futuro

Silvio Monti Giornale Antropomorfo

A Silvio Monti il profumo della carta piace da sempre. Colleziona ritagli di giornale, accumula pile di quotidiani che rilasciano nell’aria quell’odore di inchiostro e di conoscenza. La parola, poi, è sempre stata al centro della sua ricerca artistica. La inserisce ovunque, che sia una parola riconoscibile o solo un semplice segno grafico. La parola è conoscenza, è confronto e anche memoria.

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Silvio Monti Giornale Antropomorfo 4 di 14

Alla carta stampata e all’informazione giornalistica ha dedicato un grande e imponente lavoro dal titolo “Giornale Antropomorfo, allestito nelle prestigiose sale del Museo nazionale di Budapest nel 2014 e di Palazzo Ducale di Genova nel 2015 e che ora campeggia all’ingresso del suo studio di Varese. Grandi gigantografie realizzate a collage con pagine del quotidiano La Repubblica sulle quali Monti interviene a più riprese a pennello facendo affiorare grandi volti umani. Il loro sguardo è impassibile, difficile da decifrare e guarda dritto negli occhi dello spettatore.

I volti prendono poi forma in sculture di cartapesta che dialogano con i grandi collage, i volti sono pieni parole, scritte, pensate, forse anche immaginate, che dalla pagina del quotidiano si plasmano sul profilo umano, dal quale l’artista non riesce a staccarsi. «Ho provato a trascurare la figura umana, ma non ci riesco. Faccio dei tentavi ma poi ritorno sempre lì – confessa l’artista – Credo che la carta stampata sia destinata a morire, la tecnologia è sempre più invadente e presente. A quel punto saremo sicuramente più poveri ma credo che la tecnologia possa anche essere una grande risorsa».

La visita allo studio di Silvio Monti è un viaggio lungo oltre sessant’anni di lavoro, tra opere pop, sculture, ceramiche, carte, da quando la sua vita cambiò completamente grazie a una vera e propria folgorazione. Destinato dalla tradizione di famiglia a lavorare nel campo della ristorazione a poco più di vent’anni a Londra dove abitava, lungo il Tamigi, vide un semplice pittore di paesaggio dipingere. Fu amore a prima vista per la pittura, allora per lui praticamente una sconosciuta, che lo portò a cambiare vita, iscriversi all’Accademia e decidere che la sua esistenza sarebbe stata avvolta da colori, pennelli e dalla materia pittorica. Un amore mai tradito che, nel suo girovagare per il mondo, lo ha portato fino a Varese, da Borgomanero dove è nato. Un lavoro che oggi ci aiuta a riflettere su quello che accade, sulle trasformazioni contemporanee, sul passato ma soprattutto sul futuro anche e della carta stampata e dell’informazione.

di erika@varesenews.it
Pubblicato il 29 maggio 2020
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