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“No all’ospedale unico“, il comitato torna in piazza a Busto Arsizio

Dicono “No” alla chiusura dei due ospedali di Busto Arsizio e Gallarate per far spazio ad una nuova struttura: “La salute non è una merce”

Si è svolta questa mattina in via Milano (angolo via Don Minzoni) la manifestazione organizzata dal Comitato per il Diritto alla Salute del Varesotto contro la volontà di
Regione Lombardia di realizzare l’ospedale unico di Busto Arsizio e Gallarate.

Continuano a battersi sostenendo fermamente che «la salute non è una merce, la
sanità non è un’azienda».

Secondo i promotori «la pandemia ha evidenziato tutti i limiti del sistema sanitario lombardo che, al di là del mito delle eccellenze, aveva già dimostrato le sue difficoltà nel fornire una adeguata risposta alle richieste di sanità dei cittadini a causa degli inaccettabili tempi per eseguire esami diagnostici (a meno di pagare tutto di tasca propria), del sovraffollamento dei Pronto Soccorso, dell’insufficiente presenza di personale e strutture sul territorio attrezzate nell’aspetto sanitario e sociale per “prendersi cura” delle persone e dell’ambiente».

Avarie

I promotori spiegano che «non può esserci futuro per la sanità lombarda senza un ripensamento del ruolo e delle funzioni del sistema ospedaliero nel suo rapporto con il territorio di riferimento, senza ridare ruolo e risorse alle strutture e i servizi esterni ai poli ospedalieri, senza rivedere il rapporto con il privato convenzionato a cui è consentito di scegliere le prestazioni più profittevoli sottraendo conseguentemente risorse al sistema pubblico.

Per competere con il sistema privato le Aziende Socio Sanitarie hanno concentrato la spesa in ambito ospedaliero, sottraendo ulteriori risorse allo sviluppo dei servizi di cura e assistenza territoriale e lo hanno rincorso sul tema della precarizzazione del lavoro facendo largo ricorso al lavoro in somministrazione».

Come hanno sempre sostenuto, non è pensabile investire centinaia di milioni per
realizzare nuove strutture ospedaliere senza prima affrontare e risolvere questi
problemi, senza prima svolgere un’indagine epidemiologica che individui quali sono
le patologie più critiche e le relative cure su cui sia necessario investire.

Il presidio è stato volto a incontrare i cittadini e a chiedere alle amministrazioni locali di prendere posizione sul progetto ipotizzato alla luce dell’attuale situazione; rafforzare l’offerta sanitaria e sociosanitaria territoriale, investendo su strutture e personale per costruire una rete di degenze di comunità e di assistenza, di ambulatori e di consultori per la medicina di base; chiedere che si recuperi lo spirito della legge 833 del 1978 che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale, considerandolo parte fondamentale del sistema di welfare, che ha un ruolo importante nell’economia e che deve essere universale, senza discriminazioni di accesso, adeguatamente finanziato dalla fiscalità generale progressiva, indirizzato verso la prevenzione primaria con il fine di creare condizioni di vita e ambientali sane, con obiettivi di salute valutati con strumenti epidemiologici e non economicistici.

di
Pubblicato il 11 Luglio 2020
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