Coldebella: “Ho fiducia su Bulleri allenatore: le stagioni con Caja sono il suo master”

Intervista all'ex d.g. biancorosso, il primo a chiamare a Varese (da giocatore) l'attuale allenatore della Openjobmetis. «Non posso giudicare il divorzio tra Caja e la società, ma lavorare con Attilio è un grande vantaggio per chi vuole imparare quel mestiere»

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Lontano dagli occhi, ma non dal cuore. Claudio Coldebella risponde al telefono da Kazan, oltre 800 chilometri a Est di Mosca, dove ha lavorato a costruire l’edizione 2020-21 dell’Unics (che esordirà in Eurocup a Venezia) e dove ora è alle prese con l’organizzazione di una stagione complicatissima a causa del Covid-19. Specie per un squadra che anche per disputare una amichevole deve compiere lunghi viaggi aerei.

«Ma tengo sempre uno sguardo attento e affettuoso verso la Pallacanestro Varese, cerco di guardare le partite della Openjobmetis e guardo sempre a quanto accade dalle parti di Masnago» spiega l’ex direttore generale, 52 anni, colui che portò per la prima volta a Varese – era l’estate del 2016 – Massimo Bulleri. Il motivo per cui lo abbiamo chiamato, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo allenatore biancorosso.

«Quando gli telefonai per ingaggiarlo – ricorda Coldebella – il Bullo stava preparando il menu per la grigliata di Ferragosto. Sarà stato il 13 o il 14 di agosto, noi avevamo Maynor ancora indietro di condizione e qualche altra necessità in regia, così presi il cellulare e gli chiesi di aspettare a fare la spesa dal macellaio. Arrivò a darci una mano per una decina di giorni ma poi si guadagnò un contratto per tutta la stagione, togliendosi anche qualche soddisfazione e dando l’addio al basket con addosso la maglia di Varese, tra gli applausi».

Bulleri capo allenatore della Openjobmetis: cosa ne pensa?

«Per prima cosa, Massimo è una persona che prima di fare una scelta, ci pensa bene. Ci ragiona, si informa, studia: ha la testa a posto e i modi giusti. Ora ha bisogno di avere giocatori disponibili, una società che lo protegga e un ambiente che lo possa supportare: sono cose necessarie per ogni allenatore, ma lo sono ancora di più per un coach esordiente. Anche se ha fatto una gavetta molto importante con Attilio Caja».

Supercoppa: Openjobmetis Varese - Germani Brescia 102-100
Bulleri all’esordio contro Brescia in Supercoppa

Lo stesso Caja che gli ha dovuto cedere il posto.

«Esatto. I due anni in cui il Bullo ha fatto da assistente ad Attilio valgono come l’elementari, le medie, le superiori, l’università e il master per uno studente. Di Caja si possono dire tante cose, ma lavorare accanto a lui è una formazione eccezionale per chi vuole fare questo lavoro; credetemi, perché anche io, dopo essere stato un suo giocatore, gli ho fatto da assistente in panchina. Con alle spalle una preparazione simile, sono fiducioso per Bulleri anche perché ha avuto il tempo di imparare sia nei due anni a Varese sia anche nella stagione trascorsa a Ravenna».

Da lontano, come giudica il divorzio tra Caja e Varese?

«Per me è molto difficile dare una spiegazione, perché devi essere all’intero della situazione per capire tutto quello che è accaduto. Di Attilio posso solo parlare bene, perché nella mia esperienza personale vorrei sempre averlo accanto. Allo stesso tempo ho grande stima di una persona come Toto Bulgheroni, ho letto le sue parole e credo che questa scelta gli sia costata molto, sul piano personale». 

Supercoppa: Openjobmetis Varese - A. San Bernardo Cantù 84-77
L’ultima apparizione di Attilio Caja a Varese, nel derby di Supercoppa con Cantù

Torniamo a Bulleri: si aspettava che scegliesse la strada della panchina?

«Durante l’ultima stagione da giocatore, quella con noi a Varese, parlammo spesso del suo futuro. Mi piace stimolare quei giocatori che stanno per terminare la carriera, anche se magari hanno ancora qualche campionato davanti, mi piace chiedere loro quali programmi avranno una volta appese le scarpe al chiodo. Il Bullo aveva bene in testa questa soluzione già allora; poi l’ha un po’ nascosto, ha evitato di sbandierare la cosa però aveva già deciso di sedersi in panchina (una cosa che lo stesso Bulleri ha lasciato capire in occasione della sua presentazione a Masnago ndr). Quindi no, non sono sorpreso».

Lei e Bulleri, da giocatori, siete stati entrambi playmaker di grande valore e con ruoli importanti nelle vostre squadre. Quest’anno la Openjobmetis ha affidato la regia a due giovani italiani: cosa pensa di questa decisione?

«Sia Michele Ruzzier sia Giovanni De Nicolao hanno l’occasione della vita e spero davvero che la sfruttino fino in fondo. Il club ha fatto loro un bell’assist, scegliendoli per un ruolo delicato come quello del playmaker: sta a loro giocarsi al meglio questa possibilità. Devono rispettare la società per averli scelti e provare a fare del loro meglio».

Lì, a Kazan, come vanno le cose?

«Siamo in una situazione complicata: in questi giorni stiamo approfondendo i protocolli necessari per le nostre partite di coppa, al di là dei viaggi aerei che saranno complicati. Esordiremo a Venezia dove arriveremo – con i tamponi fatti – restando isolati in hotel e muovendoci solo in direzione del palasport prima di tornare in Russia. Siamo una buona squadra e puntiamo forte proprio sull’Eurocup, anche se per forza di cose siamo piuttosto indietro a livello di preparazione, tra lungaggini nei visti e problemi di trasporto. Però vogliamo fare bene e disputare anche un buon campionato, nonostante i budget faraonici delle favorite, Cska e Khimki. E lasciatemi dire una cosa: per quanto riguarda le problematiche del Covid, ora l’Italia è vista come il Paese più attento e preparato: speriamo prosegua così. Per un italiano all’estero è una bella soddisfazione, specie dopo quel che è accaduto a febbraio: allora ho sofferto molto vedendo l’impatto del virus nelle nostre regioni, le prime a essere colpite in Europa».

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 17 Settembre 2020
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