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I comunisti: “Contro il referendum antidemocratico di Cinque Stelle e Pd”

Domenica quelli del rinato PCI sono scesi in piazza. A viso aperto, per ribadire un No convinto al taglio dei parlamentari, anche come opposizione al Pd e alla "destra populista"

Generico 2018

Se Pd, Lega e Forza Italia sostengono il Sì e fanno rumore i “dissidenti”, c’è una voce che alla proposta di taglio dei parlamentari oppone un No scolpito nella pietra.

Sono i comunisti del rinato PCI, che nello scorso weekend sono scesi in piazza a Gallarate e Busto Arsizio per far sentire le voci del No. In piazza, a viso aperto, sotto le bandiere rosse: “Contro il referendum antidemocratico” è la parola d’ordine. “Proposto dai grillini e appoggiato dal Partito Democratico”.

Al Pd viene contestato l’appoggio tutto tattico e opportunistico, motivato dalla necessità di sostenere il governo giallo-rosso, in un ribaltamento delle prime tre votazioni (quando promotori della riforma costituzionale erano Lega e Movimento 5 Stelle).

Se al Pd si contesta l’adesione opportunistica (e non proprio convinta, sembra di capire sentendo oggi la “base” e molti eletti), i comunisti non dimenticano che il Sì gode di vasto sostegno a destra e anche in questo senso rilanciano la battaglia: «Ormai è chiaro anche ai bambini – dice Cosimo Cerardi, segretario provinciale del PCI – che una eventuale vittoria del “No” significherebbe non solo la sconfitta del leghista-populista Salvini, ma anche, ed aggiungerei, soprattutto, dell’anti-politica del Movimento 5 Stelle, un anti-politica ben rappresentata da un numeroso stuolo di incompetenti, i pentastellati, che sino al momento hanno dato solo prova di essere firmatari di “atti notarili in differita“ incredibilmente attaccati alla poltrona».

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Nel merito, poi, il PCI nella analisi firmata da Cerardi parla di attacco alla Costituzione che passa attraverso il taglio della rappresentanza dei territori, l’indebolimento dell’azione parlamentare (esempio: le commissioni che si occupano dei diversi temi, per preparare le Leggi, saranno formate da meno membri).

Alla fine quelli del PCI sono tra i pochi, nei partiti, che stanno schierandosi apertamente e collettivamente per il No. Mentre tra i partiti sostenitori del Sì cresce il dissenso, rivendicato apertamente – come nel caso di Giorgetti o Fontana nella Lega –  o in modo sotterraneo.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 16 settembre 2020
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