Una volpe di nome Maroni si aggira a Palazzo Estense

I risultati del referendum e delle regionali sembrano andare a pennello al disegno politico di Maroni. La candidatura a Varese sarebbe un passo verso una ben più ampia strategia

Maroni

C’è un filo diretto tra le ultime elezioni con i seggi appena chiusi e le scelte di Maroni per Varese. Non solo perché sarà la prossima tornata elettorale, ma perché stavolta il responso è stato molto di gradimento del Bobo nostrano. 

Maroni tifava perché vincesse il SI al referendum, e poi perché la Lega non sfondasse alle regionali. Lo diceva sussurrandolo, portando come motivazione il bisogno di una stabilità che tornasse a tranquillizzare il mondo delle imprese e degli investitori, ma non era solo quello il suo auspicio. I risultati elettorali hanno stabilizzato l’attuale maggioranza e la legislatura con tutta probabilità arriverà a termine nel 2023.

Un tempo utile per costruire un nuovo progetto politico con una consistente formazione politica di centro, come lui ha più volte affermato, anche nella nostra ultima intervista. “Che ne sarà di Forza Italia?” Si domandava, ma il suo orizzonte non si ferma solo agli azzurri.

Il secondo aspetto riguarda la Lega e Salvini. “Non è di destra. Quella è una lettura datata. Piuttosto guarda a Sud per prendere voti”. Diceva Maroni. Ecco il voto nel Meridione è stata una sberla pesante al Capitano. In Campania ha preso una manciata di voti e non va meglio in Puglia. In più a destra la competizione si fa pesante con la Meloni che incalza. Fratelli d’Italia ha giocato uno scherzo mica da poco anche dalle nostre parti a partire da Luino determinando di fatto lo scenario perché il centro sinistra tornasse in partita ed Enrico Bianchi è andato oltre vincendo.

Il terzo punto è la strategia. Maroni lamentava che l’attuale Lega prende si una marea di consensi, anche se la spinta propulsiva dall’Umbria in poi si è fermata, ma senza avere una vera visione politica. L’autonomia non è più una priorità, almeno non lo è per Salvini. E qui il risultato delle regionali è ancora più deflagrante. Il successo di Zaia in modo così marcato pone un problema non da poco. Se poi si pensa a chi governa l’Emilia Romagna, viene naturale pensare che Maroni possa voler riprendere a tessere una tela da dove l’aveva lasciata quando era al Pirellone.

Maroni però non ha intenzione di tornare a giocare una partita su uno scenario nazionale. Almeno non ora. Lo afferma da tempo, però guarda caso si è reso disponibile per fare il sindaco di Varese. Un ritorno alle origini da cui riprendere a tessere aspettando che le condizioni siano di nuovo favorevoli al suo disegno autonomista,

Il passo di lato della Bison e la disponibilità della sezione di Varese di accoglierlo a braccia aperte fanno pensare che l’ipotesi di una competizione tra Galimberti e Maroni sia sempre più credibile. Una discesa in campo che lo rimetterebbe al centro di interessi mediatici in maniera forte. Il leghista della prima ora che torna nella sua città per riprendere la battaglia delle origini. Ha un tocco romantico e un appeal non da poco per tutti quelli che vogliono una destra moderata di governo che rimetta al centro la questione settentrionale e le autonomie.

Maroni ha fatto più volte il ministro, il presidente della Lombardia, il capogruppo alla Camera della Lega, il presidente del Consiglio comunale, il segretario nazionale del Carroccio. Ora voler mettere anche il gagliardetto da sindaco nella sua vetrina di casa non sarebbe poi tanto strano. Da lì tornerebbe a dialogare con l’amico Zaia e Bonaccini e magari anche Toti e altri.

Ci sono però alcune incognite, a parte i veleni interni a Varese. La prima è la possibilità che la strada verso la vittoria a Palazzo estense non sia proprio in discesa. A parte le possibili paturnie degli alleati, Galimberti sarà pure molto criticato, ma sta giocando una partita dinamica e via via che passeranno i mesi sarà in grado di raccontare quanto fatto dalla sua amministrazione. Non sono solo proclami. La città è un grande cantiere e tanti altri ne partiranno. I privati hanno ripreso a credere in Varese e ci sono segnali che anche Maroni riconosce.

La seconda incognita è molto più politica ed è una partita aperta a diverse latitudini. L’autonomia potrebbe accelerare e se il  Governo Conte riprendesse una relazione più stretta con Bonaccini e Zaia, Fontana non potrebbe che seguire quella via e con loro anche altri. Sarebbe si una vittoria che affonda nella sfida lanciata a suo tempo da Maroni, ma intanto quella prospettiva verrebbe meno. C’è da credere che questa al momento possa essere quasi fantapolitica, ma di questioni aperte ce ne sono tante.

Maroni non è certo preoccupato di queste, anzi. Lui è un po’ maoista. “Grande è la confusione sotto il cielo. Allora la situazione è eccellente”. Non lo diceva solo D’Alema citando Mao, ma anche il prossimo possibile candidato sindaco di Varese.

Staremo a vedere.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 23 Settembre 2020
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da carlo196

    Ma a parte volpe o non volpe, Maroni non aveva o ha in corso processi che, in caso di condanna, possano pregiudicare la sua eventuale elezione a Sindaco?

Segnala Errore