“A vent’anni lasciai Taino per voltare pagina. Oggi, a 94 ringrazio chi mi aiutò”

L'omicidio del fascista Serafino "Fritava" Ghiringhelli rappresenta un controverso e misterioso momento della resistenza nel Basso Verbano. A distanza di settantacinque anni la figlia Marisa ha scritto una lettera alla comunità tainese grazie anche al ricordo della professoressa Laura Tirelli

Marisa Ghiringhelli

Una lettera di poche ma toccanti parole per chiedere scusa, perdonare e scrivere, a distanza di oltre settantacinque anni, la parola “fine” a un controverso momento di quella che fu la resistenza nel Basso Verbano. Era il maggio del 1945 quando il padre di Marisa Ghiringhelli, il tainese Serafino Ghiringhelli, fu assassinato con un colpo alla nuca in circostanze misteriose.

Sostenitore di Mussolini e in divisa per la Guardia Nazionale Repubblicana (fattore che verosimilmente lo espose di più agli occhi del paese) , Serafino era un militante fascista conosciuto in paese come “Fritava” che non aveva commesso nessun crimine ma che durante le ultime e più dure fasi della guerra civile pagò a caro prezzo il fortissimo clima di tensione e le inimicizie politiche e probabilmente personali, figlie anche di un suo atteggiamento arrogante, “da ducetto”.

L’omicidio, a cui nel novembre seguì quello del Chierichetti, un altro fascista tainese, segnò la vita di Marisa, oggi 94enne, costretta a scappare e trascorrere molti anni lontano da Taino, paese fortemente legato all’esperienza partigiana tanto da dedicare la piazza del Municipio a Piero e Gaspare Pajetta.

Ma la memoria è tutto ciò che rimane della Storia e proprio per questo, per quanto sia innegabile l’immenso valore della lotta contro il fascismo, è necessario che il ricordo e il racconto di quegli anni non diventi un’epopea avulsa dalla realtà dei fatti. Talvolta di certi episodi si perdono le tracce e la memoria di alcune pagine sbiadisce, forse perché sono episodi difficili da ricordare,  “ombre dietro le luci” di momenti cruciali e importanti, come nel caso della Resistenza.

Sembra scontato sottolinearlo, ma dietro ogni singolo nome, ci sono e ci sono state persone come noi, di “carne e sangue”, e con loro, le rispettive famiglie. Per questo motivo e affinché la Storia venga tramandata, insieme alla lettera della signora Marisa riportiamo integralmente la vicenda raccontata dalla professoressa Laura Tirelli, responsabile del Museo di storia locale tainese.

UNA STORIA TAINESE

 Eventi storici drammatici lasciano un segno a volte indelebile nell’animo e nella vita di chi li ha vissuti. Ben sappiano anche noi ora quale peso, ansia e preoccupazione proviamo dovendo vivere con la terribile pandemia che ci ha colpiti e che certo segnerà il nostro futuro. Si è sentito dire spesso in televisione o letto sui giornali che il periodo che stiamo vivendo è paragonabile ad una guerra. Niente, personalmente credo, sia comparabile a quello che succede nel corso di un conflitto che vede gli esseri umani in lotta gli uni contro gli altri, ancora peggio se si tratta di una guerra civile, fratelli contro fratelli, amici contro amici.

Episodi di lotta fratricida, di odio e vendette ce ne furono tanti nel corso del secondo conflitto mondiale e anche a Taino ci fu un fatto doloroso che ha visto l’uccisione di un militante fascista da parte di un gruppo di partigiani. Si trattava di Serafino Ghiringhelli, noto in paese come il Fritava, appellativo che aveva ereditato dal padre Francesco che era il sagrestano della chiesa, il quale, quando qualcuno gli chiedeva: “dì, Cec, cosa ti fè da mangià in coo? Inevitabilmente rispondeva “una bela fritava”, frittata oggi, frittata domani gli fu appropriato il soprannome “Fritava” che poi passò al figlio.

Non si è mai saputo quali colpe avesse il Fritava, oltre a quella di essere un convinto e fedele seguace di Mussolini, per meritarsi di venire ucciso, senza nessun processo, con un colpo di pistola alla nuca sparatogli all’alba di una mattina di maggio sul ciglio della strada che conduceva alla Polveriera, dopo essere stato prelevato dalla sua casa in piena notte.

Questa morte violenta ha rappresentato un profondo dramma nella vita della figlia di Serafino, Marisa Ghiringhelli, la quale, sconvolta per l’accaduto, lasciò il paese per cercare di ricostruirsi una vita altrove. Marisa ha ora 94 anni e sentendo avvicinarsi la fine della sua vita ha sentito il bisogno di accommiatarsi dai suoi concittadini tainesi. Pubblichiamo qui la sua lettera. Semplici parole che ci fanno tornare indietro nel tempo, un tempo forse troppo presto dimenticato e cancellato dalla memoria collettiva.

Cari Compaesani,

il mio nome è Marisa Ghiringhelli, nata a Taino nel 1926.

Mi rivolgo a Voi per un saluto cordiale a tutti.

Sono consapevole che il mio nome oramai sarà solo un debole eco dal passato, ma vorrei condividere con Voi i miei pensieri ed alleggerirmi il cuore prima di chiudere gli occhi per sempre.

Vista la mia veneranda età, ho avuto molto tempo per riflettere sugli eventi che hanno segnato la mia partenza da Taino a soli vent’anni.

Per prima cosa, mi preme ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutata nei momenti più bui della mia vita. Il loro spirito cristiano mi ha permesso di voltare pagina, una pagina dolorosa. Mi hanno regalato un’occasione per ricominciare ed avere una vita ricca di nuove esperienze, tre figli di cui vado orgogliosa e molti nipoti che hanno riempito le crepe del mio cuore.

Non ci sono parole per descrivere la mia riconoscenza.

Vorrei anche chiedere perdono per eventuali torti che mio padre possa aver causato.

Infine, con grande serenità, mi sento di perdonare chi ha causato la sua morte e chi ne è stato coinvolto.

Non provo più rancore. Solo Pace.

Ghiringhelli Marisa

Marco Tresca
marco.cippio.tresca@gmail.com

 

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Pubblicato il 15 Dicembre 2020
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