Città di Varese, la sfortuna non sia un alibi per i tanti errori

I biancorossi hanno un conto aperto con la dea bendata, ma devono prima di tutto pensare ai troppi sbagli, in campo e in fase di costruzione della squadra. Il tempo di recuperare c'è, ma va sfruttato al meglio

castellanzese varese

La dolorosa e sghemba sconfitta per 3-2 raccolta dal Varese sul campo di Castellanza domenica 10 gennaio – appaiata a quella molto simile a Masnago con l’Arconatese nel pomeriggio dell’Epifania – ha lasciato un senso di smarrimento sia in squadra e staff, sia nei tifosi che hanno seguito il match nella nostra cronaca online o lo hanno visto sui canali messi a disposizione della società.

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Uno smarrimento comprensibile a caldo e ben rappresentato dalle parole di Ezio Rossi, l’esperto allenatore chiamato al capezzale della squadra, che però dovrà essere necessariamente superato al più presto. Il Varese è infatti ultimo in classifica nel girone A di Serie D con appena 5 punti in 11 partite e si trova a 9 lunghezze dalla salvezza diretta (ma tra il Saluzzo che occupa la posizione e i biancorossi ci sono altre cinque squadre, tutte impegnate a non retrocedere): ecco perché non c’è altro terreno da perdere, visto che almeno il fattore “tempo” – ci sono ancora 27 partite – è dalla parte di Lillo e compagni (domenica 17, però, al “Franco Ossola” arriva la capolista Gozzano).

È vero, la partita con la Castellanzese ha certificato una cosa e cioè che il Varese ha un conto aperto con la sorte, perché certi episodi sarebbero potuti tranquillamente vanificarsi nel nulla e invece si sono ritorti contro la formazione di Rossi. Sarebbe però sbagliato e controproducente pensare che da lì nascano tutti i problemi dei biancorossi: passato lo scoramento della domenica sera, è bene che società, staff e giocatori ripensino a quello che è mancato (non solo al “Provasi”) e ragionino perché certe situazioni di gioco non si ripetano. Basti pensare alle tre reti subite a Castellanza.

La prima: un tiro di Colombo ribattuto da un difensore del Varese fa impennare la palla che ricade in area sul piede dell’avanti neroverde Chessa, abile a insaccare. Bravo e fortunato lui (un califfo, per la categoria, tra l’altro…) ma in quella zona del campo poteva e doveva esserci un giocatore del Varese pronto a intervenire, tanto più che si era al 46′ del primo tempo e quello era l’ultimo pallone prima dell’intervallo. E invece Chessa è arrivato indisturbato sulla sfera con Petito – l’avversario più vicino – fermo impalato, forse poco concentrato su quanto stava accadendo. Una dormita costata carissimo proprio quando l’attenzione doveva essere ai massimi.

Ribaltato l’incontro con i gol di Capelli e Minaj e sfiorato anche il 3-1 (gran parata di Indelicato sullo stesso Minaj), il Varese è stato raggiunto da una rete che ha ridato fiato a una Castellanzese che sembrava aver fallito le occasioni migliori. E anche qui i biancorossi non sono esenti da colpe con il portiere Marco Lassi, vent’anni, di nuovo sul banco degli imputati per l’uscita completamente errata e in ritardo che ha permesso a Corti di arrivare indisturbato di testa su una palla morbida ma lenta proveniente da una punizione tutt’altro che pericolosa. Il povero Lassi non è nuovo a mancanze del genere e ciò va ascritto anche tra le colpe di chi la squadra l’ha fatta: se è vero che la sfortuna ci ha messo lo zampino togliendo di messo il titolare (il lituano Siaulys, ora vicino al rientro) con una mano rotta, è altrettanto vero che chi ha scelto Lassi ha sbagliato la valutazione su di lui. E visto che era necessario un ulteriore acquisto per sopperire all’assenza di Siaulys, si poteva forse puntare su un portiere pronto per giocare dato che sia Sassarini sia Rossi preferiscono l’attuale numero 1 a Simone Cotardo. Sbagliare in quel ruolo, dove si è scelto di puntare – come fanno moltissime squadre – su un under, fa moltiplicare a dismisura i rischi.

castellanzese varese
foto Martegani/VN

Terzo gol e terza situazione dove la sfortuna non c’entra: a tempo praticamente scaduto (o forse già scaduto) Hervé Otelé si trova a contrastare Fusi ma lo fa con un intervento piuttosto insensato vista la posizione dell’avversario, in area ma piuttosto defilato. Un errore per troppa foga dove la gioventù è concausa, certamente, ma un errore che anche in questo caso poteva essere evitato tanto più che lo stesso Otelé in precedenza aveva concesso due punizioni alla Castellanzese per falli abbastanza evitabili non lontano dall’area di rigore. Urge un freno, una predica, una lavata di capo prima che il giovane – e valido – esterno d’attacco ricaschi in situazioni simili.

Detto degli errori di campo che hanno portato al KO di Castellanza, ci sarebbe da parlare anche di quelli effettuati nella costruzione della squadra a partire dalle scelte sul portiere di cui abbiamo già scritto sopra. In particolare, stupisce enormemente l’assenza di un centravanti puro in rosa, una carenza che verrà colmata nel momento in cui firmerà il totem Giulio Ebagua (che però ha bisogno di qualche tempo per ritornare in forma e non dovrà essere il parafulmine delle carenze altrui…). Lascia però increduli che il Città di Varese si sia presentato ai nastri di partenza del campionato senza un “9” puro, perché Lillo (che, sì, è stato sfortunato a livello fisico) è forte ma ha caratteristiche di taglia e di gioco particolari mentre Fall – che ha deluso assai e che ha lasciato la squadra – è la classica boa d’area (1,85) poco avvezza al gol. Tanto che solo al Rimini nel 2013-14 è andato in “doppia cifra” nell’arco del campionato.

La lista delle mancanze non termina qui, vedremo se il mercato di riparazione (Gazo è un’aggiunta indiscutibile, al pari ovviamente di Ebagua) consentirà al Varese di rimettersi in carreggiata con le proprie forze. Perché la fortuna gira, gli errori di costruzione rischiano di rimanere tali.

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 11 Gennaio 2021
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