Il piano per salvare Accam affossato da una politica che non riesce a risolvere i problemi

I sindaci soci di Amga sono divisi sul piano di salvataggio, il sindaco di Busto Arsizio non ha una maggioranza per farlo passare e così il matrimonio con Agesp per salvare il termovalorizzatore per ora non s'ha da fare

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Il piano presentato da Amga per salvare Accam è naufragato. Di chi è la colpa? Nessuno si assume la responsabilità e lancia la palla nel campo opposto. Per il sindaco di Legnano Lorenzo Radice «le condizioni essenziali previste nella manifestazione di interesse inviata ad Accam in data 28 settembre non si sono avverate» mentre per il sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli «da parte nostra è stato fatto tutto quello che si poteva fare per arrivare ad una conclusione positiva, rispondendo ai vari rialzi della posta da parte di Amga (Agesp sarebbe stata disponibile a mettere circa 3 milioni sul piatto, ndr) ma qualcuno ha preferito far saltare tutto».

Ora entrambe le parti, Amga da un lato e Agesp dall’altro (le due società che avrebbero dovuto creare la cosiddetta supersocietà che gestisce il ciclo integrato dei rifiuti), si dicono comunque pronte a rimettersi a ragionare ma il rischio è che i rapporti si siano deteriorati e che non vi sia più la fiducia costruita in questi mesi di trattative.

Amga fa riferimento ad un comitato di sindaci soci che è spaccato al proprio interno e qui c’è il primo nodo politico da sciogliere, il sindaco Antonelli (che ha il vantaggio di essere il socio unico di Agesp e quindi di poter dare un indirizzo univoco) teme di non riuscire poi a costruire una maggioranza solida che possa far passare un eventuale piano di salvataggio in consiglio comunale, essendo la Lega contraria a qualsiasi ipotesi di piano che non preveda la chiusura nel 2027 e non potendo contare su un “sì” certo da parte del Pd che non avrebbe nessun interesse ad offrire assist al suo probabile prossimo avversario alle amministrative.

A frenare tutto è la politica, a quanto pare. Mettere insieme le posizioni di tanti sindaci è sempre più difficile e la stessa esperienza di Accam (27 comuni soci) ha dimostrato che questo tipo di gestione provoca inefficienze enormi quando va bene (basti vedere quanti piani finanziari sono stati approvati e poi disattesi), o scandali giudiziari quando l’obiettivo non è più quello di trovare soluzioni ma spartire poltrone e incarichi (vedi indagine Mensa dei Poveri).

Antonelli ora chiede alla controparte chiarezza e uno stop ai continui rialzi della posta in gioco: «Credo che debbano chiarirsi le idee i sindaci soci di Amga e in particolare i colleghi di Legnano e Parabiago – commenta Antonelli -. Io ho giocato a carte scoperte con la mia maggioranza e con l’opposizione. All’inizio Amga proponeva ad Agesp di entrare nella newco senza mettere un euro, siamo arrivati al punto che ci hanno chiesto quasi 3 milioni di euro e noi non ci siamo comunque tirati indietro. Quali sono le condizioni che non si sono avverate di cui parla Radice? Serve chiarezza».

In casa Lega è il referente cittadino Francesco Speroni a difendere Agesp: «Come Lega abbiamo chiarito al sindaco che avremmo votato no a qualsiasi piano che non prevedeva lo spegnimento dell’inceneritore entro il 2027 ma abbiamo detto ad Antonelli di andare avanti nella ricerca di un accordo tra Amga e Agesp. Da quello che mi risulta la nostra municipalizzata non si è mai tirata indietro».

In tutto questo gongola il Movimento 5 Stelle che si è affrettato a dichiarare con una nota congiunta dei portavoce Massimo De Rosa, Roberto Cenci e Riccardo Olgiati, insieme ai gruppi pentastellati dell’Alto Milanese e Varesotto: «Finalmente il sindaco di Legnano ha dato un taglio ad un piano che abbiamo più volte definito irrealizzabile e ad alto rischio finanziario. Un piano che non prevedeva nessuna visione alternativa all’incenerimento. Mentre, sul fronte Busto Arsizio, il sindaco Antonelli si limitava a cercare di andare dietro a numeri e condizioni in continua mutazione, i soci di Amga hanno capito che non c’erano basi solide nella proposta di Menaldi e Bellora» e a chiedere che «a questo punto gli amministratori di Accam non cerchino ulteriori escamotage e rendano chiara la situazione debitoria della società, procedendo alla predisposizione del bilancio e, se necessario, all’avvio della procedura liquidatoria».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Gennaio 2021
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