La nuova casa dei disabili maltrattati di Cesate

È la Villetta San Vincenzo nel quartier generale di Fondazione Sacra famiglia a Cesano Boscone

Generica 2020

Conquistare la fiducia con calma. Capire dai comportamenti come affrontare una guarigione interiore che ha toccato le vite di otto disabili psichici trasferiti nel giro di poche ore dalla comunità di Cesate, nel Milanese, dopo il blitz dei carabinieri di Busto Arsizio nel quale sono finite in manette sette persone con l’accusa di maltrattamenti continuati e per sei di loro anche di esercizio abusivo di una professione.

Oggi la nuova casa di quegli otto pazienti con diverse problematiche, uomini e donne fra i 30 e i 50 anni, è a Cesano Boscone nel quartier generale di Fondazione Sacra Famiglia dove hanno ricevuto l’adeguata accoglienza e dove dopo un periodo di quarantena dettato dalle norme anti pandemiche potranno proprio oggi incontrare di nuovo i parenti. Perché le prime domande che all’alba di qual 13 aprile gli ospiti della struttura di Cesate chiusa dai carabinieri erano proprio rivolte a conoscere cosa sarebbe accaduto alla loro vita, fatta di affetti con famigliari che rappresentano un filo che rischiava di spezzarsi.

«Così non è stato, già dalla prima sera abbiamo attivato tablet per le telefonate coi parenti e abbiamo cominciato a seguire progetti ad hoc per seguire ciascuno dei nuovi arrivati, che non sono stati separati proprio a causa del forte legame che avevano fra loro», spiega Elena Andenna, responsabile di struttura alla guida di un vero e proprio team creato appositamente per assistere i nuovi arrivati: è composto da 6 operatori fra «asa» e «oss», due educatori, un infermiere per turno, un medico internista e un medico psichiatra, un coordinatore infermieristico e in questo momento il supporto di un’assistente sociale che sta dando una mano per ricostruire a rete dei servizi, oltre a una coordinatrice amministrativa. L’obiettivo delle cure è quello di «ripristinare una ricerca di significato» di molte della azioni svolte in precedenza, come ricorda il direttore Servizi Disabili e Anziani di Fondazione Sacra Famiglia, Michele Restelli: «Dobbiamo offrire a queste persone punti di appoggio nella rielaborazione di quanto avvenuto».

Andrea Camurani
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Pubblicato il 30 Aprile 2021
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