Musica di notte a tutto volume e vandalismi, l’incubo di via Como a Varese

Dal 2014 è nato da un'idea di un residente l'hashtag #viacomocomeilbronx attraverso il quale in questi otto anni sono state raccolte numerose testimonianze su una situazione ormai insostenibile

via como varese

Se vi capitasse di prima mattina di passare da via Como a Varese, non trovereste niente di diverso da una semplice strada di città. Abbastanza pulita, poche persone per strada, qualche negozio aperto. Da anni ormai, però, intorno alle prime ore del pomeriggio, la via in questione inizia a popolarsi, soprattutto di ragazzi che passano le loro giornate all’insegna del far nulla e che per divertirsi non si preoccupano di deturpare proprietà del comune e infastidire i residenti. Questo è quello che si osserva e che, soprattutto, spiegano i residenti di quella via.

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La causa di questo degrado è data soprattutto dalla vicinanza con le stazioni e con la posta, due luoghi – a detta dei cittadini della zona – divenuti impraticabili.

Dal 2014 è nato da un’idea di una degli abitanti di via Como l’hashtag #viacomocomeilbronx, attraverso il quale in questi otto anni sono state raccolte numerose testimonianze riguardanti questo problema divenuto insostenibile.

“Via Como la conosco bene, perché ci ha abitato mia nonna per oltre cinquant’anni – racconta la testimonianza di una residente della via – La situazione è mutata nel corso degli anni”. La zona, che oltre a via Como si allaccia anche a via Morosini e viale Milano, è sempre stata un grande punto di domanda per gli abitanti di Varese. Una strada che ospita ben tre scuole: l’asilo Veratti, la scuola elementare Mazzini e la scuola media Righi.

“Anni fa la situazione era diversa, soprattutto perché, indipendentemente della pandemia, le scuole erano molto più frequentate – prosegue – ma con il passare del tempo, complici anche gli atti di vandalismo e i soggetti poco raccomandabili che hanno iniziato a frequentare la zona, gli istituti si sono svuotati. Prima o poi la situazione sarà irreparabile. Sempre meno genitori iscriveranno i figli in quelle scuole e lì sarà dato il via libera al vero e proprio degrado”. Questo fatto ha inciso molto sulla vita di via Como in cui, anche prima di sprofondare nell’incubo della pandemia e delle restrizioni, sempre meno persone passavano. “I cittadini se possono evitano di passare da queste parti, come se fosse una zona di periferia. Ma parliamo di una strada del centro città”.

La sera è poco illuminato, non passa nessuno. In quelle ore avvengono i comportamenti peggiori, viene messa musica a tutto volume fino a tardi, molti ragazzi sono stati visti più volte fare i loro bisogni sul portone della scuola elementare o sui portoni dei condomini. Vengono prese di mira le macchine parcheggiate, alle quali in più occasioni sono stati distrutti gli specchietti retrovisori. Dei pochi che si affacciano alla finestra per chiedere di darci un taglio, pochi vengono ignorati: molti sono insultati o addirittura minacciati. Al mattino gli spazzini ripuliscono la strada, portando via le prove di ciò che accade durante la notte.

Qualche anno fa, con la collaborazione di un consigliere comunale, era stata organizzata una raccolta firme. La situazione era stata fatta presente al comune, e si era risolta con l’installazione di videocamere di sicurezza. “Non sono mai servite, perché anche nel mezzo di una rissa o nelle situazioni in cui alle tre di notte ci sono urla, bidoni della spazzatura rovesciati, bottiglie di vetro spaccate a terra e contro i muri e musica ad alto volume, non è mai intervenuto nessuno”.

“Ultimamente in vista delle restrizioni abbiamo chiamato le forze dell’ordine. Noi chiamiamo le forze dell’ordine, perché non ci si fa giustizia da soli e naturalmente per paura, la stessa paura che spinge molti a non esporsi: qui vivono bambini, anziani, e le minacce sono spaventose. Il vero problema però è che effettivamente noi non sappiamo cosa si possa considerare emergenza e cosa no. A volte io mi vergogno a chiamare la polizia, perché mi dico che forse le emergenze vere sono altre. Però non è giusto che si lasci perdere la questione. Vorrei che esistesse un contatto, anche di quartiere, cui fare riferimento per poter spiegare come e perché la situazione qui non funziona – conclude – La cosa che chiediamo è come fare per intervenire nel modo giusto”.

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Pubblicato il 09 Aprile 2021
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Commenti

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  1. Scritto da carlo196

    Ma è mai possibile che non si possa risolvere una volta per tutte la situazione? A Domodossola, dove c’è un Sindaco “sceriffo” (in questo caso come termine positivo) grazie alle telecamere installate in tutto il centro questo tipo di vandalismi viene represso sul nascere e sanzionato a dovere. Ogni tanto, sempre a Domodossola, vengono multati, perché ripresi dalle telecamere, anche di privati, i padroni dei cani che non raccolgono i bisogni o gli umani che fanno i loro bisogni all’aperto.

  2. Scritto da Felice

    Che bello il bel Paese del libero arbitrio. Dove il buonismo è usato per farsi gli affari propri, dove esistono solo diritti ma mai doveri, dove devi solamente subire, dove se minacciato non puoi nemmeno reagire perché è più tutelato il criminale piuttosto che la vittima, ora è così tutelato che nemmeno le forze dell’ordine possono fare qualcosa….non possono sparare, non possono reagire, non possono usare la forza…arriveremo a fermare esagitati e criminali lanciando petali di rose, in bocca al lupo cari poliziotti e carabinieri. Poi mi raccomando tutti a scandalizzarsi e a manifestare per George Floyd quando i nostri concittadini devono subire continuamente violenze e soprusi ben peggiori nella indifferenza generale. Il bel Paese dove il cittadino deve solo stare zitto e subire senza nemmeno la speranza che cambi qualcosa in meglio. Dove le piazze sono state occupate dalla peggio feccia che le usa come bagno pubblico e luogo dove affogare la propria misera inadeguatezza in alcool e droghe.
    Siamo in Sudamerica? No, ovviamente in Italia.

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