Una visita alle Fornaci di Cunardo

Un luogo simbolo della creatività e dell'arte tramandata da secoli. Negli anni Sessanta fu cenacolo d'arte e cultura che attirò artisti di tutto il mondo

Fornaci di  Cunardo

Una gita lungo la provinciale di Cunardo porta in luoghi inaspettati, per chi non conosce la zona: ci si imbatte infatti un una costruzione antica che custodisce all’interno una bottega artigiana d’arte ceramica e al suo esterno un prezioso museo a cielo aperto.

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Sono le Fornaci di Cunardo dove da secoli si lavora per dare vita a oggetti di ogni foggia.

Si legge sul sito del Comune di Cunardo: “La lavorazione della ceramica cunardese vanta tradizioni antichissime; pare infatti che l’inizio della produzione risalga al tempo dell’imperatore romano Tiberio. Le ceramiche cunardesi erano particolarmente apprezzate per il cosiddetto “blu Cunardo”, colore di cui solo i maestri del luogo conoscevano il segreto: pezzi decorati con questa intensa colorazione sono ormai autentiche rarità e sono conservati nei musei.
Già nella prima edizione del 1794 del suo “Viaggio da Milano ai tre laghi” l’abate Carlo Amoretti ricordava le “fabbriche di maiolica di Ghirla e di Cunardo” che utilizzavano la buona argilla presente in abbondanza nella zona.
Al giovane e intraprendente imprenditore Davide Adreani (1795 – 1855) si deve il miglioramento della qualità dei prodotti cunardesi: dalle comuni stoviglie da casa alle terraglie fini e ai vasi decorati con eleganti arabeschi.

La notorietà della produzione cunardese, anche al di fuori dei confini varesini, era tale che a Premia, nelle valli piemontesi dell’Ossola, Domenico Baroni (Cunardo 1785 – Premia 1860) fu chiamato ad assumere la direzione della locale fabbrica, per risollevarne le sorti, e portò con sé altri esperti vasai cunardesi.
Nel 1896 le fabbriche attive in paese risultavano essere quattro (da un discorso tenuto dell’allora sindaco Vittore Adreani); la loro attività proseguì fino agli inizi del ‘900, poi per varie ragioni si fermò. Riprese con vigore dopo la Seconda Guerra Mondiale sia a livello artigianale (con piccoli laboratori sparsi per il paese) sia a livello industriale (con la “Coronetti”, nota per la produzione di bottiglie per liquori come i famosi “Carabinieri”).

Particolarmente intensi gli anni Sessanta con l’arrivo di ceramisti dall’Abruzzo e con la Ceramica Ibis dei Robustelli, sorta presso le ottocentesche fornaci di calce, che diventa un luogo di incontro per artisti provenienti da tutto il mondo. Ora la Ceramica Robustelli (detta anche Fornaci Ibis) si è trasformata in un museo a cielo aperto con l’esposizione di opere d’arte di coloro che vi hanno lavorato nel tempo.

Attualmente è in piena attività il laboratorio artigianale dei fratelli Enrico e Mauro Di Nino, posto lungo la strada provinciale 43 che attraversa il paese”.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Giugno 2021
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