Landini: “Che cosa facciamo per i giovani? È la domanda che il sindacato si deve fare”

Il segretario nazionale della Cgil è intervenuto alle celebrazioni dei 120 anni della nascita della Camera del Lavoro di Varese

Cgil Varese compie 120 anni

«Il sindacato deve affrontare questo momento di cambiamento ritrovando l’unità del lavoro ed evitare la competizione tra persone che hanno bisogno di lavorare. La democrazia sindacale oggi ci aiuta a ridisegnare il nostro Paese». L’affermazione del segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini potrebbe sembrare quasi scontata, ma così non è. Se c’è una verità che scaturisce limpida dai 120 anni di storia della Camera del Lavoro di Varese, è proprio questa. (nella foto da sinistra gli ex segretari della Camera del Lavoro di Varese: Stasi, Campioni, Filetti, Monelli, Colombo, Brunato, Zaccarelli e Donelli. Al centro Landini)

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Le voci che si sono alternate sul palco dell’area feste della Schiranna, dove si è celebrato l’anniversario, vanno in quella direzione. A partire dallo storico Enzo Rosario Laforgia che nella sua relazione ha sottolineato come alle origini il sindacato avesse proprio quell’obiettivo. «Nel 1901 la Cgil vuole già rappresentare il lavoro in tutte le sue dimensioni – spiega lo storico – Non fu soltanto la necessità di porsi come luogo di intermediazione tra capitale e lavoro, ma appunto di impegnarsi nel riconoscimento della dignità dei lavoratori che nel lavoro trovano una loro modalità di realizzazione». Il sindacato è dunque «un laboratorio di cittadinanza», dove i lavoratori si riconoscono in quanto «portatori di una dignità come persone».

Questa caratteristica originaria, richiamata più volte da Landini e dal segretario provinciale Stefania Filetti, è la chiave per dare una risposta ai bisogni e alle criticità che soprattutto i giovani vivono nel tempo presente. «L’Italia di oggi – ha sottolineato Filetti – è diversa. Più ricca ma non per tutti. Il lavoro intellettuale è aumentato, ma spesso, per i giovani è precario e senza diritti. C’è chi è riuscito ad avere un buon contratto di assunzione e chi è costretto in una precarietà senza fine».

Nei loro interventi, i dodici delegati delle categorie della Cgil, tra i quali alcuni molto giovani, hanno rappresentato la necessità ed anche la grande difficoltà di estendere la capacità di rappresentanza del sindacato soprattutto a quei lavoratori che non godono di tutti i diritti previsti dalla contrattazione collettiva. «In questi anni è venuta avanti una cultura che ha banalizzato il lavoro – ha detto Landini – e oggi noi ne vediamo il frutto avvelenato: da una parte la precarietà tra i giovani e dall’altra un sistema industriale indebolito che ha ridotto gli investimenti sull’innovazione e sulla qualità dei prodotti. Tra i giovani c’è molta voglia di realizzarsi nel lavoro che fanno, ma bisogna ricostruire una cultura e una coscienza di cittadinanza che intenda il lavoro come diritto fondamentale della nostra democrazia».

Chiedersi perché i giovani non si iscrivono al sindacato, secondo Landini, serve a poco. Occorre piuttosto domandarsi «che cosa facciamo noi per loro». Fare questa attività di inclusione non è certo semplice, ma è forse la sfida più importante, in un momento storico in cui si è allentato anche il legame con la politica. «Nel 1970 lo statuto dei lavoratori venne votato dal centro, dalla destra e dalla sinistra perché c’era una cultura sociale condivisa. Oggi sinistra, destra e centro, quando sono andati al governo, l’hanno messo in discussione».
La politica non dà risposte adeguate, mentre per la Cgil la partita fondamentale è recuperare l’unità del mondo del lavoro e l’unitarietà dei diritti. Misurarsi con le differenze di un mercato sempre più frammentato e dargli rappresentanza è dunque la missione principale del sindacato, altrimenti il rischio «è che venga messa in discussione la sua stessa funzione». Ma per garantire stessi diritti e stesse tutele occorre riorganizzarsi.

Una prima tessera della Camera del Lavoro di Varese del 1901

Centoventi anni non sono passati invano e Stefania Filetti lo ricorda ai tanti delegati presenti alla Schiranna: «Non abbiamo speso una storia così lunga per tornare alle disuguaglianze e all’imbarbarimento di un secolo fa. Non lo vogliamo e non lo permetteremo». La brochure dell’anniversario riporta articoli del Corriere Prealpino e del Cacciatore delle Alpi che in una cronaca del 12 maggio del 1901 scrive: «…Ognuno di noi si è già accorto, da qualche settimana, che la così detta Camera del Lavoro, prima ancora di essere organizzata, si è messa all’opera, iniziando una serie di agitazioni fra gli operai dei diversi rami delle industrie, per generare il conflitto tra capitale e lavoro».

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 13 Settembre 2021
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