“Ospedale nuovo, ma a Gallarate non accetteremo un passo indietro”

Il consigliere di Obiettivo Comune Massimo Gnocchi analizza la proposta che sembra delinearsi da Regione per il destino dell'area del Sant'Antonio Abate. "Un Ospedale di comunità non basta, perderemmo pronto soccorso e punto nascite"

Massimo Gnocchi Gallarate

“Ospedale di comunità” e “casa di comunità hub”. Sono le funzioni che secondo Regione Lombardia saranno attivate nell’area dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate, il giorno (2029, come minimo) in cui sarà completato l'”ospedale unico” tra Busto e Gallarate.

«Ma a Gallarate non possiamo accettare alcun passo indietro sulla qualità del servizio sanitario» dice Massimo Gnocchi, consigliere comunale (di minoranza) con la lista Obiettivo Comune.

Gnocchi lo dice oggi avendo consultato le carte, guardato cosa si intende quando si parla delle due nuove funzioni (a Busto invece dovrebbe rimanere la parte amministrativa, universitaria e socio-sanitaria). «Ospedale di comunità significa una struttura per interventi di bassa intensità, con un numero di posti “non superiore a 20”. Mentre la Casa di Comunità è indicata come strumento “per coordinare tutti i servizi con riferimento in particolare ai malati cronici” e vede come figura centrale quella dell’infermiere di famiglia».

«Non sono servizi da poco – dice Gnocchi –  ma rispetto a quelli esistenti sono significativamente un passo indietro. Di fatto gli ospedali di comunità vengono creati a servizio di bacini da 50mila abitanti, là dove non c’è grande offerta sanitaria. Mentre Gallarate è riferimento per un’area ben più vasta. È ben diverso da un vero presidio sanitario: oggi a Gallarate abbiamo un punto nascite, un pronto soccorso, molti reparti, una assistenza 24 ore su 24».

Generico 2018
L’area del complesso del Sant’Antonio Abate vista da satellite

E quale sarebbe dunque per Gnocchi il livello minimo accettabile?
«Io dico prima di tutto il mantenimento di un Pronto soccorso e di un punto nascite. Oggi abbiamo sei posti di Terapia intensiva che diventeranno otto: in futuro lasceranno il posto all’ampliamento del pronto soccorso. Di fronte a servizi di questo tipo, per noi passare a Ospedale di Comunità sarebbe un passo indietro, anche a fronte delle esigenze emerse dalla pandemia».

«Un ospedale nuovo avrà una maggiore efficienza, evidentemente. Ma la questione è che sarà un solo ospedale per un bacino enorme, Busto, Gallarate e dintorni». Qualcosa come 400mila abitanti. «Il Piano per Malpensa venti e più anni fa, che prevedeva una crescita delle città (poi avvenuta) e un aeroporto, indicava come ipotesi un polo aggiuntivo rispetto all’esistente. Le previsioni di quel piano si sono avverate: Busto è salita da 70 a 80mila abitanti, Gallarate ha superato i 50mila, l’aeroporto è in funzione con numeri significativi (attenuati solo ora dalla pandemia) e qui in compenso si pensa a diminuire l’offerta sanitaria: non tre ospedali, ma uno. Perché stando a questo verbale noi faremo un passo indietro».

 ASST Valle Olona
L’edificio dell’ospedale vecchio, del 1870: ha determinato la scelta dell’attuale complesso nella zona appena fuori dal “borgo” di Gallarate

«Sindaco e giunta dovrebbero battersi per un obbiettivo più alto di quello che oggi è sul tavolo» è convinto Gnocchi. «Ci viene detto che competenza è regionale. Mai detto il contrario, è vero. Se viene chiesta opinione al Comune di Gallarate, sulla deroga e sul percorso con due diversi accordi di programma, significa che una parte di potere contrattuale il Comune ce l’ha. E deve usarlo. Noi siamo una piccola voce e possiamo dirlo».

A Gnocchi non piace l’ipotesi di due accordi di programma separati (uno per ospedale unico e uno per aree esistenti) e non piace neanche la deroga al dibattito pubblico che Provincia e Comune di Busto hanno già previsto e che anche Gallarate si prepara a votare. «Ma il Dibattito pubblico consentirebbe anche ai Comuni circostanti di avere voce in capitolo, nell’arco di 12 mesi. Cosa pensano Samarate o Jerago con Orago o Besnate di quanto si sta facendo? La deroga è prevista per “necessità di urgenza”: la realizzazione di un ospedale è una urgenza? O è un intervento che va pensato con una prospettiva di lungo termine?».

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 22 Gennaio 2022
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