Il progetto della ciclostazione di Gallarate. “Piuttosto che niente…”

Il parcheggio bici vigilato sarà a Sciarè, dietro la stazione: per l'opposizione è difficile da raggiungere. L'assessore Rech difende invece l'ottenimento di 100 posti custoditi. Da definire le regole di accesso

Ciclostazione Gallarate

Una ciclostazione con cento posti per biciclette, in uno spazio chiuso e con videosorveglianza: è il progetto che l’amministrazione del Comune di Gallarate ha previsto a Sciarè, nel quartiere alle spalle della stazione FS della città.

Sarà un passo avanti per i pendolari che vanno in stazione in bici, anche se qualche dubbio esiste per la collocazione, sul lato “periferico” di Sciarè.
«La spesa richiederebbe una attenta valutazione» dice il consigliere di Obiettivo Comune Massimo Gnocchi.

Il punto non è il fatto in sé che il parcheggio vigilato stia dal lato di Sciarè e non dal lato del centro. La questione centrale sollevata dalle opposizioni in commissione invece è quanto è raggiungibile in bici dal resto della città: «Via Venegoni non è la migliore strada ciclabile» dice con un filo di ironia Massimo Gnocchi, riferendosi al principale, più vicino sottopasso che consente dall’area del centro (e quindi anche da altri quartieri) di raggiungere Sciarè.

Stesso dubbio sollevato da Anna Zambon, Pd. «Penso che non sia efficace una collocazione di questo tipo, senza una rete ciclabile di accesso» ha incalzato la consigliera dem. Più che di piste ciclabili, qui si dovrebbe parlare di ciclabilità, un concetto più ampio che comprende la sicurezza anche in altri contesti (ad esempio una Ztl o una zona 30).

Piuttosto che niente, meglio piuttosto

Al di là di una serie di valutazioni sull’effettiva utilità delle ciclabili da parte dell’assessore e dei commissari di maggioranza, l’assessore Sandro Rech – oggi all’urbanistica, ma fino a ottobre ai lavori pubblici – ha soprattutto  ribattuto con un vecchio adagio pronunciato rigorosamente in dialetto: «Come dicevano i miei nonni: “Piutost che nient l’è mej piutost”». Vale a dire: meglio un primo risultato anche non perfetto, che non quello migliore ma non destinato a non concretizzarsi.

Ciclostazione Gallarate

Rech ha ricordato che era stato anche fatto il tentativo di collocare la ciclostazione dal lato del centro, ma che questo si è rivelato irrealizzabile, per “colpa” di Rfi: «Inizialmente volevamo realizzarla a fianco della stazione, usando alcune campate dei magazzini merci. Rfi era favorevole, ma l’avremmo avuto solo in comodato, avremmo realizzare tutto e curare la manutenzione senza certezza sulla durata. Sarebbe stata la soluzione migliore, ma nessuno investirebbe oltre duecento mila euro su qualcosa di cui non ha la proprietà».

Ciclostazione Gallarate
La collocazione prevista, con le aree interessate segnalate dal perimetro rosso

Caratteristiche e costi della ciclostazione Gallarate

Ragionamento che non ha convinto i consiglieri di minoranza Gnocchi e Zambon, che hanno ricordato che l’intervento ha un valore economico notevole.
Inizialmente previsto per 220mila euro, il progetto vedrà aumentare i costi a causa del rincaro delle materie prime, un tema globale (e solo in parte anche per specificità italiane) che ormai impatta anche sulle opere pubbliche: la cifra prevista aumenta infatti a 290mila euro.

L’opera prevede un intervento su un’area di 500 metri quadri, individuata tra l’attuale tettoia di ricovero bici e la piccola aiuola alle spalle, in via Sciarè. Realizzata in acciaio e alluminio e con un profilo dei tetti movimentato che rende anche non banale l’edificio, l’opera ha ricevuto ad agosto parere positivo dalla Commissione paesaggio e dalla Sovrintendenza.

Secondo le slide presentate la ciclostazione offrirà 96-108 posti , di cui 5 con ricarica elettrica per e-bike, al posto di una cinquantina attuali sotto la tettoia. L’area verde attualmente verrà eliminata (con abbattimento di tre piante esistenti) ma è previsto l’inserimento di dieci nuove piante, di cui metà sono magnolie come quelle piantate nella rinnovata piazza Giovanni XXIII e metà Cercis Siliquastrum con fioritura viola.

La ciclostazione sarà vigilata da telecamere (con assetto esatto da definire) ed è previsto il tentativo di realizzare uno spazio a “ciclofficina” interna, da dare in gestione: il gestore farebbe così anche da custode (per questo la struttura sarebbe dotata di servizi igienici, come specificato a domanda della consigliera Sonia Serati).
Ma la custodia delle bici sarebbe garantita soprattutto dalla robusta struttura e da un sistema di accesso automatico e digitale.

A chi sarà destinata la ciclostazione?

Nel dibattito poco si è toccato il tema dell’utenza, di chi avrà possibilità di usare la struttura. L’assessore Rech ha citato le ciclostazioni di FerrovieNord, accessibili con tessera. La consigliera Zambon ha ipotizzato l’uso della tessera IoViaggio di Regione Lombardia, che di fatto riguarda soprattutto i pendolari.

D’altra parte in un altro passaggio l’assessore Rech ha ipotizzato «l’accesso magari con tessera sanitaria, perché la ciclostazione la facciamo per i gallaratesi», facendo ipotizzare un accesso riservato ai residenti. «Non credo ci siano persone che vengano da fuori Gallarate in bici». D’altra parte la collocazione a Sciarè rende potenzialmente interessante per chi viene da Cassano, per esempio.

Il dibattito in commissione

Resta un po’ il problema dell’accesso dal resto di Gallarate, sollevato dalle opposizioni. Come alternativa a via Venegoni, si è anche parlato del possibile uso dello stesso sottopasso della stazione, che però va percorso con la bici a mano: «Aumenterà il numero di bici nel sottopasso» ha profetizzato Luigi Galluppi, di Centro Popolare Gallarate, dalle file della maggioranza.

Da questo punto di vista la ciclostazione – pensiamo – potrebbe anche essere un elemento per spingere Rfi a investire nella costruzione di una rampa di uscita lato Sciarè (adatta ai disabili e anche più agevole con bici a mano) al posto della attuale scala. Un progetto ipotizzato dallo stesso gestore delle stazioni FS ma non ancora in vista, ha detto Rech.

Le aree esterne

Il progetto prevede anche aree esterne, una piccola zona a verde e alcuni posti per ciclomotori. Per l’area esterna l’ex presidente della consulta Sciarè-Cedrate Roberto Bertoglio ha raccomandato la videosorveglianza anche verso l’esterno, essendo il punto già oggi usato per lo spaccio.

Qualche dubbio è stato espresso sui posti per ciclomotori, essendo la via Sciarè una Zona a Traffico Limitato che richiederebbe l’accesso a motorino spento (poi la ZTL non la rispetta nessuno da anni, ma questo è un altro tema).Il consigliere Cesare Coppe, di Città è Vita, ha proposto una modifica: introdurre alcuni posti bici esterni, nell’area aperta ma che sarà comunque videosorvegliata: una offerta ulteriore che può essere comoda per alcuni. In particolare nel caso l’area interna avrà modalità di accesso più stringenti, ci viene da aggiungere.

Il progetto che scaturirà a questo punto andrà in consiglio comunale per il voto.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 20 Gennaio 2022
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