In carcere i tre pusher fermati tra Castello Cabiaglio e Brinzio

L’operazione dei carabinieri il 28 aprile quando venne utilizzato dai militari spray al peperoncino per fermare il gruppo accusato di aver venduto anche a un minore

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L’alt durante un controllo, la resistenza, tanto che un vetro dell’auto va in frantumi e i militari del nucleo operativo radiomobile di Luino costretti a spruzzare spray al peperoncino per bloccare i tre sospettati di essere pusher nei boschi fra Castello Cabiaglio e Brinzio, con compiti ben precisi: uno raccoglieva le ordinazioni su whatzapp e gli altri due consegnavano la droga.

Coca, marijuana, fumo ed eroina: il campionario in mano ai tre, marocchini, irregolari e senza fissa dimora, era di prim’ordine e nel corso delle cessioni documentate dai carabinieri nei giorni precedenti e confrontati con le testimonianze, fra gli acquirenti c’era anche un minore. Così è scattato il fermo, il sequestro dei cellulari (che contiene parecchie evidenze), e l’udienza avvenuta nella giornata di lunedì dinanzi al giudice per le indagini preliminari Alessandro Chionna (in video conferenza) che oltre a convalidare la misura di polizia ha tenuto ai Miogni il terzetto applicando la custodia cautelare in carcere per l’“esigenza“ della reiterazione (pericolosità sociale) e del pericolo di fuga: avevano già spacciato nei boschi ed essendo senza fissa dimora e avrebbero potuto allontanarsi se sottoposti a misure più blande. Il reato contestato è quello di spaccio in concorso aggravato (l’aggravante risiede nella contestazione di aver venduto sostanze stupefacenti a un minore) e di resistenza a pubblico ufficiale.

I tre hanno attorno ai 30 anni (età comprese dal 91’ al 93’) e sono difesi dagli avvocati Oscar Canzoneri (di fiducia) e dalle colleghe Debora Piazza e Sara Morandi. L’operazione del Norm di Luino si pone come tassello della serie di attività in corso dal periodo primaverile (anche se mai si è fermata) soprattutto nella zona montuosa della Valcuvia anche nel versante verso Varese: Castello Cabiaglio, Brinzio, e le altre diramazioni delle principali provinciali dove avviene il contatto coi clienti e lo smercio, col favore della boscaglia.

Ai tre marocchini, nel corso dell’operazione, non sarebbero state trovate armi, a differenza di quanto avvenuto invece dall’altra parte della valle, a Brenta dove ad uno dei pusher dalle tasche sono saltate fuori munizioni e pistola, segno di aumento di livello nella recrudescenza legata al controllo del territorio: le armi non servono per essere rivolte alle forze dell’ordine o ai clienti , ma contro le gang rivali per il controllo dei boschi. Proprio come avvenuto fra la fine di febbraio e i primi di marzo fra Laveno Mombello e Sangiano con la sparatoria a colpi di doppiette da caccia nella quale sono stati esplosi una cinquantina di colpi.

Andrea Camurani
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Pubblicato il 02 Maggio 2022
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