Jackson Browne non lasciava indietro nessuno
Per certi versi decretò la fine del movimento hippie
Di Jackson Browne avevamo visto l’esordio lo scorso anno e avevo scritto che, nonostante fosse giovane, era già conosciuto come autore: in questo secondo disco ve ne è la conferma dato che contiene These days, che aveva già conosciuto le cover di Tom Rush, Nico e Gregg Allman, e la ancor più famosa Take it easy, che gli Eagles avevano portato quasi alla Top Ten USA. E questo secondo album è quello che vede l’arrivo del polistrumentista David Lindley, che avevamo visto coi Kaleidoscope e che con Jackson formerà una coppia molto duratura e fertile. Quindi il suono diventa quello definitivo, ospiti illustri ce ne sono ancora di più che nel già ricco debutto, e soprattutto c’è la title track che è importantissima. Una delle canzoni più belle della California hippie era Wooden Ships, scritta da Crosby, Kantner e Stills ed incisa sia da CS&N che dai Jefferson Airplane: era una sorta di visione apocalittica, probabilmente nucleare, dalle quale si sarebbero salvati appunto gli hippies a bordo di navi di legno. For everyman è di fatto una risposta che sposta il discorso, che in fondo era elitario, al piano sociale e collettivo: datemi pure del sognatore ma io non ho certezze, voi andate pure, io resto qui ad aspettare tutti gli altri. Splendido disco.
Curiosità: ogni tanto, c’è almeno un altro caso famoso, a Jackson Browne piaceva far lo spiritoso con allusioni sessuali nei testi. È vero che un amico Redneck – termine dispregiativo per i contadini USA – lo poteva anche avere, ma dire a una ragazza “vieni che ti presento il mio amico con la testa rossa” voleva dire altro: oggi sarebbe vietato.
La rubrica 50 anni fa la musica
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