Alberi e pensieri a Trieste (omaggio a Italo Svevo)

di Abramo Vane

Il racconto della domenica

Strade che s’inerpicano tra il mare e la collina, alberi robusti che osservano la città. Una quiete insondabile. Un filare di ippocastani segna il confine tra i vecchi edifici e il cielo che cambia colore con le stagioni, in attesa della prossima bora.
Nel cuore di questa città vive Ettore, un industriale con la passione della letteratura, non l’ha mai esercitata come avrebbe voluto, però le deve tutto: la sopravvivenza e, a volte, la felicità. Da decenni osserva piante e alberi che hanno dato un tocco alla città. Si chiede se anche la sua presenza abbia lasciato un segno.
Le giornate sono scandite da riflessioni solitarie. Ettore trova negli alberi un riflesso della propria esistenza: mostrano i segni del tempo, rami spezzati e foglie macchiate. Da giovane si riteneva malato di inettitudine e poi, confessandosi sulle pagine bianche, scrisse di sé, e prese coscienza.
Siede ora su una panchina, considera il proprio pensiero, e lo analizza. Non sa se ritenerlo una catastrofe o invece una visione piena di speranza.
Pensa a questi alberi, che erano vigorosi. Pensa agli uomini, alcuni di loro sono nati folli, malati nello spirito. Ne basterà uno per distruggere tutto ciò che esiste da millenni.
Ettore si affiderà alla scrittura, un’operazione sottile, introspettiva. Scaverà nell’animo umano, lo metterà a nudo nelle sue farneticazioni di potere e nell’incompreso senso di libertà. Gli ultimi oppositori a un pensiero unico non avranno voce, una polvere grigia avvolgerà il mondo… e la terra errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.*
Gli alberi saranno i primi a rinascere, e poi sarà la volta di una nuova umanità.

* citazione da”La coscienza di Zeno”

Racconto di Abramo Vane (www.ilcavedio.org) – 3. Serie “Alberi e Omaggi”

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Pubblicato il 03 Marzo 2024
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