La FPL Cgil denuncia una criticità all’hospice del Circolo di Varese ma la Sette Laghi si dice sorpresa
In una nota, il sindacato afferma: "I problemi uccidono l'Ospedale” sollevando una questione di reperibilità notturna telefonica. il direttore delle Cure Palliative Integrate ritiene che tale modello risponda appropriatamente alle esigenze del servizio

“I problemi uccidono l’Ospedale”. Inizia così l’appello firmato dalla FP CGIL che denuncia una criticità all’ Hospice dell’ospedale di Circolo di Varese.
Secondo la nota, il reparto, oltre che occuparsi dei pazienti ricoverati, fornisce un servizio di assistenza a domicilio, garantendo un supporto fondamentale per i pazienti e le loro famiglie. Tuttavia, dalle ore 20 alle 8 del mattino successivo, gli infermieri del reparto sono chiamati a gestire anche le telefonate di familiari preoccupati per le condizioni dei pazienti assistiti a domicilio.
«Questa situazione genera inevitabili interferenze con l’attività di cura all’interno del reparto stesso, sottraendo di conseguenza risorse ed attenzione ai pazienti ricoverati. Inoltre, le richieste avanzate telefonicamente possono talvolta implicare interventi complessi, come la modifica di terapie, che richiederebbero il coinvolgimento di altri professionisti sanitari, al momento non presenti nel reparto durante le ore notturne. Ciò che colpisce è che questa criticità non deriva da problematiche strutturali o da complessi processi di riorganizzazione. La soluzione praticabile parrebbe quella di individuare il personale dedicato alla gestione delle chiamate durante le ore notturne, evitando così di gravare ulteriormente sugli infermieri del reparto».
La Sette Laghi si dice sorpresa dalla netta presa di posizione: l’organizzazione del lavoro è così dal giorno della sua apertura e nulla è cambiato. In tanti anni non si sono rilevate criticità nè, tantomeno, sono state raccolte segnalazioni di problematiche da parte degli operatori o dei pazienti.
«La gestione delle chiamate nella fascia oraria 20 – 8 dei pazienti in regime di Cure Palliative Domiciliari (CP-DOM), in assenza di specifiche indicazioni normative in materia – spiega una nota aziendale – è demandata alle scelte organizzative delle aziende sanitarie. Nello specifico, in considerazione delle attuali condizioni organizzative, della tipologia di attività da svolgere e del carico di lavoro attribuibile a tale attività , il direttore della SC Cure Palliative Integrate ritiene che tale modello risponda appropriatamente alle esigenze del servizio. Infatti, l’infermiere dell’hospice possiede le competenze necessarie a rispondere alle richieste del cittadino e, in seguito a triage telefonico, qualora individuasse un elemento meritevole di valutazione medica può inoltrare la richiesta del cittadino al medico reperibile».
La FP-CGIL sostiene che proprio l’assenza di interventi concreti non fa che esasperare il personale coinvolto, favorendo il rischio di fughe verso contesti lavorativi più favorevoli. Pur non comprendendo fino in fondo le richieste sindacali, la Sette Laghi si dice favorevole a ridefinire alcuni passaggi più “tecnici” da proporre per il riscontro alla nota sindacale CGIL.
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