Giustizia riparativa: la lezione di umanità che colpisce i giovani del Classico
Durante la presentazione del libro "Oltre la vendetta", studenti del liceo Cairoli riflettono sul ruolo del mediatore penale e sull’importanza dell’empatia nei percorsi di giustizia, tra diritto, psicologia e speranza di recupero

Durante la presentazione del libro “Oltre la vendetta” (Editori Laterza), scritto dal magistrato di sorveglianza Marcello Bortolato e dal giornalista Edoardo Vigna, è stato affrontato il tema della giustizia riparativa introdotta nel nostro sistema penale con la riforma Cartabia. I due autori si sono soffermati molto sul ruolo del mediatore penale, una figura professionale nuova che, nella giustizia riparativa, assume un ruolo centrale. Il suo intervento non è finalizzato alla restituzione di un bene materiale o al risarcimento di un danno, ma nemmeno all’ottenimento di un perdono. Il mediatore affronta aspetti più profondi, riguardanti l’etica, l’assunzione di responsabilità, il riconoscimento reciproco tra vittima e reo. Un profilo professionale nuovo che richiede varie competenze: giuridiche, psicologiche, sociologiche, criminologiche e pedagogiche.
LA PROFESSIONE DEL MEDIATORE PENALE
Nella sala Morselli della Biblioteca civica erano presenti, oltre ad avvocati e magistrati , anche alcuni studenti del liceo classico “E. Cairoli” di Varese, che tra poco dovranno scegliere una facoltà universitaria e indirizzare i loro studi.
«È un approccio nuovo alla giustizia, che a quanto ho capito non sostituisce ma affianca il percorso del processo penale tradizionale – spiega Anita Parodi –. Sono venuta qui perché indecisa tra le facoltà di psicologia e giurisprudenza. Oggi mi si è aperta una terza strada che comprende entrambe le discipline, cioè gli studi per diventare mediatore penale. Mi ha colpito molto il concetto di giustizia riparativa e delle sue applicazioni, soprattutto con i minori, e l’importanza della parte di ristoro emotivo alla vittima che nel processo ordinario manca».

IL CORAGGIO DEL LEGISLATORE
I due relatori hanno insistito molto sul fatto che, nel procedimento penale, la figura della vittima tende a scomparire, sottolineando al contempo che chi ha commesso un reato ha un interesse personale di tipo giudiziario – ovvero i benefici e gli sconti di pena – che possono convincerlo a incontrare la vittima. Spetterà al mediatore far emergere il reale interesse del reo e decidere se portare avanti o interrompere la mediazione.
«Nella parte finale dell’incontro – sottolinea Andrea Pignataro – c’è stato un intervento interessante di un avvocato, che ha chiesto ai due relatori se il legislatore poteva essere un po’ più coraggioso, prevedendo un effetto estintivo del reato, magari di alcuni reati, nel caso in cui il colpevole portasse a termine l’iter riparativo. Se ho ben capito, per noi l’effetto estintivo c’è solo con i reati a querela di parte, mentre in altri paesi sono più avanti in questo senso. È stata un’osservazione giusta, perché ci si mette sempre dalla parte della vittima e molto meno dalla parte del reo».
PRIAMO, ACHILLE E LA GIUSTIZIA RIPARATIVA
Esempi di giustizia riparativa, dove nasce un’empatia tra reo e vittima, sono presenti nella letteratura classica. I due autori hanno citato un passaggio dell’Iliade, quando Priamo, re di Troia, va da Achille per avere il corpo del figlio Ettore. Durante quell’incontro, lo spietato Achille scoppia a piangere, pensando alla tragedia che un giorno vivrà anche suo padre, proprio come Priamo. Fa lavare il corpo di Ettore dalle ancelle e lo restituisce al padre. «È l’intervento dal punto di vista emotivo – sottolinea Gabriele Maccari – che fa ritrovare al reo quella parte di umanità che ha perso nel momento in cui ha compiuto il reato. Mi sembra un passaggio notevole nel recupero della persona e un’integrazione importante rispetto alla parte puramente formale del processo. La parte empatica non va dimenticata». «La giustizia riparativa – conclude Chiara Ferrari – introduce un elemento di speranza, perché riporta il reo nella sua dimensione più umana anche quando commette i reati più gravi e disumani. Il fatto di intervenire sulla parte empatica può aiutare molto i minori, come ha detto Anita, perché le emozioni rappresentano la parte più pura dei ragazzi».
“Oltre la vendetta” la giustizia riparativa alla Biblioteca civica di Varese
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