Processo all’ex sindaco, parlano i tecnici del Comune di Ferno: “Mai viste pressioni della ‘ndrangheta”
Nel processo all'ex sindaco per voto di scambio politico mafioso sfilano i testi della difesa che allontanano le ombre dalla casa comunale ribadendo che nessun favore è stato fatto ai mafiosi
Si avvia verso la conclusione il processo nei confronti dell’ex sindaco di Ferno Filippo Gesualdi in carica tra il 2017 e il 2022, accusato di voto di scambio politico mafioso davanti al collegio giudicante del tribunale di Busto Arsizio, presieduto da Giuseppe Fazio.
Nella mattinata di oggi, martedì, sono stati sentiti i testi della difesa che hanno risposto alle domande dell’avvocato di Gesualdi, Gianluca Franchi, e a quelle del pubblico ministero Alessandra Cerreti della Dda di Milano.
In particolare sono sfilati davanti ai giudici alcuni tecnici comunali, l’ex segretario comunale oggi Giudice della Corte dei Conti Fabio D’Aula e il comandante della stazione dei Carabinieri di Lonate Pozzolo.
La difesa si è soffermata sulla questione del bando di gara per la gestione del bar del parco comunale. Sia il tecnico comunale che ha lavorato al bando che l’allora segretario comunale hanno spiegato la correttezza dell’operazione e del bando al quale ha partecipato, e vinto, un solo operatore che nulla ha a che fare con gli interessi della ‘ndrangheta sul territorio.
La pm Alessandra Cerrreti, invece, ha fatto emergere in alcuni casi la reticenza dettata, forse, dalla paura di almeno un teste che è sembrato restio a riconoscere in Emanuele De Castro uno degli esponenti della ‘ndrangheta in quel territorio, cosa che oggettivamente sanno anche i sassi.
Anche l’allora comandante dell’arma di Lonate ha confermato quanto emerso già in altre udienze e cioè che a fronte delle pressioni di Emanuele De Castro, all’epoca braccio destro del capo della locale Vincenzo Rispoli, tramite il suo braccio destro Mario Curcio l’ex sindaco aveva deciso di rivolgersi ai carabinieri per denunciare in modo informale le richieste di incontro: «Gesualdi mi sembrava piuttosto spaventato da questi fatti» – ha detto il militare.
Le pressioni di De Castro, oggi collaboratore di giustizia e uno dei punti di forza delle accuse a Gesualdi, c’erano ed erano finalizzate ad ottenere informazioni sulle aree da adibire a parcheggio per Malpensa ma Gesualdi non avrebbe mai accettato le sue proposte di incontro al di fuori della casa comunale. Su questo punta la difesa per ribadire che non c’è stato nessuno scambio elettorale tra la locale di ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo e l’allora sindaco.
Il 17 giugno ci sarà la chiusura del dibattimento, la discussione e poi inizierà la camera di consiglio. Filippo Gesualdi, probabilmente, renderà dichiarazioni spontanee.
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