Debito pubblico italiano: a marzo nuovo record di 3.034 miliardi
Bankitalia segnala un incremento mensile di 9,5 miliardi a marzo, raggiungendo un nuovo record. Aumentano i costi di rifinanziamento e si restringono gli spazi di politica fiscale
Questo articolo è a cura di Emma F. Caporalello dello Starting Finance club dell’Università Liuc di Castellanza
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La dinamica del debito
A marzo 2025, il debito dello Stato italiano ha toccato un nuovo record: 3.034 miliardi di euro. Secondo la Banca d’Italia, questo incremento è dovuto soprattutto ai bisogni di spesa del settore statale (per 10,1 miliardi) e all’accumulo di liquidità da parte del Tesoro. La maggior parte del debito continua ad essere finanziata con Titoli di Stato a medio-lungo termine e cresce il ricorso a titoli legati all’inflazione, che sono più sensibili all’andamento dell’economia.
Effetti sul bilancio: interessi, spread e margini fiscali
L’incremento del debito, in un contesto di tassi d’interessi elevati, comporta una crescita significativa per interessi passivi. Secondo le proiezioni di Banca d’Italia, il costo medio del debito pubblico mostra una tendenza al rialzo e potrebbe avvicinarsi al 4% (120 miliardi di euro solo di interessi) nel corso dell’anno, con conseguenze rilevanti sul bilancio pubblico. Aumenta così la quota del gettito fiscale destinata a ripagare il debito, riducendo i margini per politiche espansive, investimenti nei servizi pubblici o aiuto al welfare. Inoltre, i mercati tengono d’occhio lo spread tra i BTP italiani e i Bund tedeschi: se aumentasse troppo, potrebbe creare problemi alla stabilità finanziaria e rendere più difficili le prossime vendite di Titoli di Stato.
Sostenibilità e rapporto debito/PIL
Anche se il debito pubblico in valore assoluto continua a crescere, ciò che conta davvero è il rapporto tra debito e PIL. Questo rapporto potrebbe migliorare nel breve periodo grazie a una crescita economica ancora positiva, anche se più lenta del previsto. Tuttavia, Borsa Italiana prevede che nel 2025-26 il rapporto debito/PIL continuerà a salire, arrivando al 138,2%. Questo succede perché aumentano alcuni fattori che fanno crescere il debito e perché il tasso d’interesse sul debito è più alto della crescità dell’economia. Il fatto che l’Italia cresca poco nel lungo periodo e che molte spese pubbliche siano difficili da tagliare rende difficile far diminuire questo rapporto naturalmente. Le nuove regole fiscali europee potrebbero essere un po’ più flessibili, ma imporranno comunque dei limiti ai Paesi con debito alto.
Implicazioni macroeconomiche e scelte di policy
Il debito pubblico italiano ha raggiunto un livello record, richiedendo scelte prudenti da parte dei Governo. Nonostante la BCE abbia iniziato a ridurre i tassi d’interesse, il costo del rifinanziamento resta elevato, pesando sulla gestione dei conti. La politica fiscale è chiamata a trovare un equilibrio tra risanamento e crescita, evitando di perdere la fiducia dei mercati o di subire strette europee. In questo contesto, i risparmiatori italiani restano un pilastro, acquistando buona parte dei Titoli di Stato; adesso, la vera sfida sarà conciliare stabilità, sviluppo e inclusione.
Fonti
Finanza pubblica: fabbisogno e debito https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/index.html
Finanza pubblica: fabbisogno e debito (marzo 2025) https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2025-finanza-pubblica/statistiche_FPI_20250515.pdf
Decisioni di politica monetaria – comunicato stampa https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2025/html/ecb.mp250417~42727d0735.it.html
UE: rivede al ribasso stime Italia, PIL +0,7%, +0,9% nel 2026 https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/ue-rivede-al-ribasso-stime-italia-pil-07-2025-09-nel-2026-3-nRC_19052025_1103_261163823.html
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