Nicholas Ninno, il giovane che racconta le vittime di mafia su Instagram
Con il profilo @memoriedimafia racconta ogni giorno storie di uomini e donne uccisi da Cosa Nostra, e lo fa parlando ai giovani con un linguaggio semplice ma rigoroso
Raccontare le vittime della mafia con un linguaggio semplice, diretto e adatto ai social. È la missione che si è dato il 22enne Nicholas Ninno, giovane di Cogliate appassionato di storia e giustizia, che da tempo gestisce il profilo Instagram @memoriedimafia. Oltre mille follower seguono quotidianamente i suoi post dedicati ai caduti nella lotta contro Cosa Nostra, alle storie dimenticate, alle stragi e ai protagonisti dell’antimafia. Di lui avevamo parlato in questo articolo quando ci scrisse per mostrare il suo risentimento davanti al disinteresse delle persone che aspettavano il treno con lui nei confronti di un uomo ubriaco caduto sui binari.
Un progetto di memoria civile
«Racconto chi ha perso la vita per mano della mafia, perché queste storie non spariscano nell’indifferenza» – spiega Nicholas, che affianca al suo lavoro divulgativo un’attività di ricerca storica. La sua passione per questo tema, oggi forse un po’ in secondo piano tra i giovani come lui, nasce dalla visione del film “Il traditore” che racconta la storia di Tommaso Buscetta.
Il suo progetto, invece, non nasce da un’aula universitaria, ma dall’urgenza civile di non dimenticare. Una passione che ha radici profonde: «Sin da adolescente ho avvertito il bisogno di capire il fenomeno mafioso, e di raccontarlo a chi non ne sa nulla o pensa che non ci riguardi».
La tesi sulla strage di Ciaculli
Dalla passione alla ricerca accademica, il passo è stato naturale. Nicholas Ninno ha dedicato la sua tesi di laurea alla strage di Ciaculli, l’attentato del 30 giugno 1963 in cui persero la vita sette servitori dello Stato. Un evento spartiacque nella storia della mafia italiana: «Fu la prima volta che un’autobomba veniva usata per colpire lo Stato. Dopo Ciaculli nacque la Commissione parlamentare antimafia, e la mafia cambiò volto: da rurale diventò imprenditoriale».
Nella sua tesi – dettagliata, documentata e arricchita da fonti d’archivio – Nicholas ricostruisce il contesto storico e sociale di quella stagione di violenza. Sottolinea l’impatto della strage non solo sulle istituzioni, ma anche sull’opinione pubblica, grazie all’azione di giornali come L’Ora di Palermo, tra i primi a raccontare la mafia senza reticenze.
Un gesto contro l’indifferenza
Non è la prima volta che Nicholas Ninno si mette in gioco in nome dell’impegno civile. Nel 2022 era salito agli onori della cronaca per un gesto che aveva commosso molti: soccorse un uomo ubriaco caduto sui binari alla stazione di Saronno, mentre attorno a lui nessuno si muoveva. «Quello che mi ha colpito è stata l’indifferenza» – raccontava allora a SaronnoNews.
“Memorie di mafia”, un archivio vivo
Oggi Nicholas continua a tenere viva la memoria con il suo profilo Instagram, dove ogni giorno pubblica foto, citazioni e schede biografiche delle vittime di mafia: giudici, poliziotti, sindacalisti, giornalisti. «Non basta ricordare il 23 maggio o il 19 luglio. Serve un lavoro quotidiano, come quotidiana è l’azione mafiosa» – sottolinea. Il suo linguaggio è chiaro, mai retorico. Parla ai ragazzi, spesso suoi coetanei, a cui propone una memoria attiva, fatta di consapevolezza e responsabilità.
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