Assolto il capo degli Arditi per gli scontri del 2022 dopo Varese – Fortitudo
Per il giudice il cinquantenne Marco Murano “non ha commesso il fatto“: gli contestavano interruzione di pubblico servizio e istigazione alla resistenza a pubblico ufficiale
«Non volevo lasciare solo nessuno, non l’ho mai fatto e mai lo farò, ma nel giorno non mi reggevo davvero in piedi».
Parola di capo ultras: il giudice di Varese ha creduto al cinquantenne Marco Murano, uomo dal consolidato pedigree criminale, che tuttavia per quell’episodio legato agli scontri successivi alla partita di pallacanestro Pallacanestro Varese – Fortiudo Bologna disputatasi al palazzetto prealpino il 24 aprile 2022 non ha responsabilità penali per quanto accaduto. Quel giorno vi furono scontri. In città il clima era teso, c’erano reparti mobili dei carabinieri e della polizia di Stato e alcuni agenti e dirigenti sentiti a processo avevano raccontato di essersela vista brutta, fra aggressioni, lanci di fumogeni e altro materiale, scudi in plexiglass da “Op“ spezzati.
Fra i varesini tifosi del basket – a cui si aggiunsero anche elementi ultras del calcio – in prima fila c’era anche il capo degli «Arditi» Murano. Che tuttavia durante il processo ha più volte specificato di non aver fatto nulla di quanto gli veniva contestato. Il capo ultras era rimasto l’ultimo imputato, difeso dall’avvocato Marco Bianchi, a processo dopo alcuni patteggiamenti e diversi accoglimenti di “messe alla prova“ che consentono di sospendere il processo e, al buon esito delle stesse, estinguere anche il reato.
«Come ho sempre detto non lascerò mai da solo nessuno dei mie ragazzi. Ma quel giorno realmente come e stato appurato la salute era pessima e non mi reggeva in piedi ma era giusto per me essere presente», ha commentato il capo degli Arditi alla fine del processo. «Per una volta, dopo una vita di condanne (15 anni di Daspo, condanne per rapina, porto abusivo d’arma da fuoco, evasione ndr), mi stata data ragione».
L’avvocato Marco Bianchi che annuncia un provvedimento in autotutela per chiedere la rimozione del provvedimento amministrativo – appunto il Daspo – che grava su Murano per la durata di tre anni.
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