Liste d’attesa in Lombardia: solo 4 esami urgenti su 10 effettuati entro 72 ore
A fronte di questa situazione, martedì 21 ottobre, il Consiglio regionale discuterà una proposta di legge di iniziativa popolare per riformare in profondità il sistema sanitario lombardo sostenuta dalle firme di oltre 100 mila persone
«In Lombardia, il sistema sanitario regionale non riesce a garantire nemmeno le prestazioni urgenti, quelle che dovrebbero essere erogate entro 72 ore». A sottolineare questo dato è il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti: «Abbiamo scoperto che anche nel primo semestre 2025 le liste d’attesa crescono, perfino per le prestazioni più urgenti. I lombardi non trovano risposta nel sistema pubblico in sei casi su dieci, un dato allarmante perché si tratta spesso di esami salvavita».
Astuti sottolinea come la gravità non risieda nei grandi numeri: «Le prestazioni urgenti rappresentano appena l’1,6% del totale. In una regione come la Lombardia, 260.000 esami urgenti dovrebbero essere gestibili. Il fatto che il sistema vada in crisi su una quota così bassa è indice di un fallimento strutturale».
Secondo i dati emersi da accessi agli atti presso l’Assessorato al Welfare, nel primo semestre del 2025 sono state prescritte oltre 17 milioni di prestazioni sanitarie, di cui 264.704 classificate come urgenti». Ma la risposta del sistema è stata fortemente insufficiente: solo il 41,3% di queste prestazioni è stato effettivamente erogato nei tempi previsti. Considerando anche quelle effettuate oltre le 72 ore, si arriva a poco meno del 57%.
In aula la proposta di legge popolare per riformare la sanità lombarda
A fronte di questa situazione, martedì 21 ottobre, il Consiglio regionale discuterà una proposta di legge di iniziativa popolare per riformare in profondità il sistema sanitario lombardo.
La proposta, sostenuta dalle firme di oltre 100 mila cittadine e cittadini, punta su quattro pilastri fondamentali: universalità del servizio sanitario, centralità della prevenzione, potenziamento dei servizi territoriali e governo pubblico dell’erogazione delle prestazioni.
Il ruolo del privato e il rischio rinunce
Secondo i dati, delle 109.246 prestazioni urgenti erogate nei tempi, il 71% è stato effettuato da strutture pubbliche e il 29% da soggetti privati convenzionati. Ma resta un’ombra su oltre 115mila prescrizioni urgenti non tracciabili: «È plausibile – osservano i promotori della proposta – che molti cittadini si rivolgano alla sanità privata a pagamento, oppure rinuncino del tutto a curarsi per mancanza di risorse. Un fatto gravissimo, che può compromettere la salute e la vita delle persone».
Astuti lancia anche un duro affondo sull’assenza di un Centro unico di prenotazione regionale:
«Anche in questa legislatura, non ci sarà. Questo significa che i lombardi continueranno a pagare di tasca propria per accedere a cure a cui avrebbero diritto. È per questo che serve una riforma radicale e un ritorno alla centralità della sanità pubblica, con più risorse per medici e infermieri».
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