Da Aquileia a Gerusalemme, Giovanni Tortelli racconta l’architettura dell’archeologia a Visionare

L'ultimo appuntamento 2025 della rassegna curata da Fulvio Irace con l'architetto che ha imparato dai maestri a dialogare con l'antico "in punta di piedi"

Giovanni Tortelli a Visionare

«Se si fa un buon servizio per l’archeologia si fa anche una buona architettura». Giovanni Tortelli sintetizza così, con semplicità disarmante, il senso di una carriera dedicata al dialogo tra antico e contemporaneo. Mercoledì sera a Villa Panza, nell’ultimo appuntamento del 2025 di Visionare, la rassegna curata da Fulvio Irace per l’Ordine degli Architetti di Varese, l’architetto milanese ha aperto virtualmente le porte del suo studio GTRF ai presenti, raccontando un metodo di lavoro che affonda le radici nella grande tradizione italiana.

Galleria fotografica

Giovanni Tortelli a Visionare 4 di 9

La bottega e i maestri

Tortelli ricorda innanzitutto i suoi maestri: «Franca Helg è stata la mia docente all’università, mi sono laureato con lei – ricorda Tortelli – Lo studio Albini-Helg è stato uno degli studi più importanti in Italia con molti lavori di grandissimo livello qualitativo e di grande finezza». Ma la formazione passa anche dallo studio BBPR, «molto più grande, con più di 30 persone. Allora non era facile immaginare studi professionali con così tanta gente».

Di Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Tortelli parla con affetto e ammirazione: «Una persona straordinaria. Si imparava moltissimo da lui. È facile dire che non ci sono più questi personaggi, però un po’ è vero. Personaggi non solo di altri tempi, ma con una formazione, una solidità culturale e anche morale altissima. Con loro si apprendeva anche senza che ti insegnassero nulla, anche solo lavorando insieme. Perchè non c’è solo un apprendimento professionale, ma anche uno stile di vita a cui si vorrebbe aspirare».

Quel modello della bottega Tortelli lo pratica ancora oggi nel suo studio con Frassoni: «Siamo in 10, ci sono studenti che vengono a fare tirocinio obbligatorio, e qualcuno che si è laureato. Alcuni sono lì ormai da alcuni anni con noi e sono molto attaccati allo studio, si sentono un po’ in bottega. Imparano il mestiere e sono coinvolti in tutto: nelle trasferte, nei viaggi, oserei dire anche nelle sofferenze, perché a volte l’attività di uno studio professionale non è sempre felicissima».

Il metodo: umiltà e contaminazione

«Non sono uguali le esperienze, variano moltissimo –  spiega Tortelli parlando del lavoro con l’archeologia – Ci sono reperti archeologici da esporre per un museo o per una mostra temporanea, e ci sono siti archeologici. L’Italia è particolarmente ricca di questo materiale. Molto spesso non sono stati però considerati dagli architetti o dai nostri maestri di architettura».

Per lo studio GTRF quella con l’archeologia è stata «un’esperienza nuova, che ha potuto giovarsi di altre esperienze durante gli anni di formazione, ma soprattutto per apprendere un metodo che deve essere sicuramente di umiltà e di attenzione. Cercare di capire qual è il valore di questi frammenti antichi, di queste piccole tracce della storia, ma cercare anche di interpretare le esigenze di un pubblico che poi deve provare a capirli, conoscerli, comprenderli questi frammenti».

Il rapporto con gli archeologi non è sempre stato facile: «All’inizio della nostra attività professionale c’era molta diffidenza, anche reciproca. Però gli architetti, come in tantissime altre situazioni, devono immedesimarsi nel mestiere degli altri, per cui devono diventare un po’ storici dell’arte, un po’ archeologi, un po’ anche altro ,per riuscire a fare un buon servizio».

Anche nella selezione dei reperti da esporre l’architetto può avere un ruolo importante: «In alcuni casi siamo andati con gli archeologi a cercare oggetti da esporre nei depositi. I depositi di archeologia sono infiniti e l’archeologo che ha scavato, che ha studiato, magari è legato ad alcune cose in particolare, non necessariamente comprensibili al pubblico. L’architetto invece può immaginare molto meglio cosa può essere utile per andare incontro all’attenzione del pubblico, per stupirlo oppure per affascinarlo. A volte sono cose piccole a fare la differenza: la quantità, oppure l’unicità. Non è sempre uguale».

Aquileia: la contemporaneità in punta di piedi

Tra i progetti più significativi dello studio, Tortelli ha raccontato quello di Aquileia, frutto di un concorso internazionale: «Il tema era quello della protezione di resti archeologici, ma il luogo era particolarmente fragile, delicato, molto difficile perché in adiacenza alla Basilica Paleocristiana, al battistero del V secolo. Bisognava quindi costruire una protezione, e per approcciarsi a questo tema si procede “in punta di piedi”. Si cerca di capire fin dove si può arrivare ad esprimere una contemporaneità senza offendere il sito, senza fare qualcosa che assomiglia più a un negozio, a uno stand o qualcosa che può essere banale, senza distruggere una situazione».

Tra l’altro, spiega Tortelli, «È stato abbastanza difficile anche lavorare e far capire quello che volevamo fare. E poi lavorare in piazza, in vetrina, davanti a tutti: anche questo è stato difficile perché gli abitanti del posto, ma anche altri che venivano da fuori, vedevano che la situazione spaziale e ambientale stava cambiando, con molta preoccupazione. Alla fine però è venuto un buon lavoro».

La scelta dei materiali è stata cruciale: «Abbiamo utilizzato materiali antichi, materiali di scarto, materiali che erano già lì. Non ancora con quell’attenzione all’economia circolare, al riuso di materiali che adesso è una cultura diffusa, ma naturalmente, perché in quei luoghi si è sempre costruito in questo modo. Cosi noi abbiamo utilizzato gli stessi materiali, cercando di dare piccoli segni per far capire che si trattava di opere realizzate adesso. Non è necessario in certe situazioni essere così muscolari negli interventi: a volte può essere un piccolo segno a dare l’idea della contemporaneità, senza forzature».

Gerusalemme: architettura tra le contraddizioni

Il Terra Sancta Museum di Gerusalemme, che verrà inaugurato in primavera, rappresenta un caso particolare. «È un’opera un po’ speciale perché ha avuto una gestazione abbastanza lunga per vicende che possono essere comprensibili, dal Covid alla situazione geopolitica degli ultimi due anni. Insomma, la situazione è veramente drammatica e difficile», racconta Tortelli.

«Sono un architetto che fa anche la direzione dei lavori, e questa è una delle opere in cui sono stato a lungo in cantiere – spiega Tortelli – Stare in cantiere è molto bello, perchè consente di affinare il progetto e di cambiarlo in corso d’opera. Il progetto non si ferma alla carta, stando a contatto si può evitare di definire tutto precedentemente ma farlo man mano che le cose si realizzano».

Di Gerusalemme, Tortelli dice: «Mi sento un po’ privilegiato perché è un luogo che non conoscevo, e che ho potuto scoprire: un posto ricco di stimoli ma anche pieno di contraddizioni, le più grandi del mondo, tutte concentrate lì, da tanti punti di vista: sociale, politico, religioso. Stando li si capisce che la nostra cultura, e noi stessi, veniamo da lì».

La mano e la macchina

Nella transizione dal disegno a mano al computer, Tortelli mantiene una posizione attenta ma critica: «Si è passati nella nostra generazione dal disegnare tutto con “il rapido” a china, al computer. Ma, come quando si creano dei render per poter visualizzare in anteprima quello che può essere un risultato, si imbroglia un po’ col computer: non tanto gli altri, quanto noi stessi. A volte si fa un po’ fatica a governare la macchina: la mano è direttamente collegata al cervello, la macchina un po’ meno».

Una riflessione che riporta al centro quel «primato della mano pensante» di cui ha parlato Fulvio Irace nell’introduzione alla serata, e che nel lavoro di Tortelli e Frassoni trova una delle sue espressioni più convincenti nella scena architettonica contemporanea.

Tutti gli eventi

di aprile  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Stefania Radman
stefania.radman@varesenews.it

Il web è meraviglioso finchè menti appassionate lo aggiornano di contenuti interessanti, piacevoli, utili. Io, con i miei colleghi di VareseNews, ci provo ogni giorno. Ci sosterrai? 

Pubblicato il 11 Dicembre 2025
Leggi i commenti

Galleria fotografica

Giovanni Tortelli a Visionare 4 di 9

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.