Anita Camarella e Davide Facchini incantano Castronno con lo swing della memoria
Dal racconto delle radio in famiglia alla guerra, passando per le sorelle Lescano e Natalino Otto, la serata ha mostrato il potere della musica come memoria e libertà
Un viaggio musicale nella memoria e nella storia del Novecento, tra swing, radio, guerra e resistenza, è andato in scena a Materia, la sede di VareseNews a Castronno, con Anita Camarella e Davide Facchini, protagonisti dello spettacolo La famiglia canterina. Una sala piena ha accolto con calore l’appuntamento di venerdì 23 gennaio, parte del ciclo di eventi culturali ospitati nello spazio della redazione.
Uno spettacolo tra parole e musica
Il palco si è riempito delle atmosfere sonore e narrative evocate da Anita Camarella, che ha accompagnato il pubblico in un racconto teatrale e musicale ispirato al suo libro omonimo, ambientato tra gli anni Trenta e Quaranta. Davide Facchini, alla chitarra, ha dato vita a interi arrangiamenti swing usando solo le dita e un plettro da pollice, creando l’illusione di un’intera orchestra.
La radio, la guerra e lo swing
Il filo conduttore è stata la musica swing, approdata in Italia dagli Stati Uniti negli anni precedenti alla guerra e poi censurata durante il fascismo. Anita ha letto brani che raccontano l’emozione di ascoltare la radio in casa, l’arrivo improvviso della guerra, le prime bombe, la paura e il bisogno di normalità che portava le persone a ritrovarsi per ballare, anche nei momenti più difficili. Un’allegria capace di dare energia anche nei momenti più tragici.
Lo spettacolo ha evocato le voci e i volti di personaggi reali e simbolici: da Benny Goodman, ribattezzato in Italia “Beniamino Buonuomo”, a Natalino Otto, padre dello swing italiano, fino alle sorelle Lescano, protagoniste di un’epoca in cui la musica si faceva ancora senza microfoni, con la sola forza della voce e della presenza scenica.
Le canzoni come resistenza
Non sono mancati i riferimenti a canzoni simbolo della resistenza musicale e civile, come Pippo non lo sa o Maramao perché sei morto (intonata in coro anche da tutto il pubblico di Materia), usate all’epoca anche per inviare messaggi nascosti e prendere posizione contro il regime. Brani che oggi fanno parte dell’inconscio collettivo, ma che allora costarono il carcere a chi li scriveva e cantava.
Un racconto di libertà e speranza
Lo spettacolo si è concluso con il ritorno della libertà, rappresentata dall’arrivo delle forze alleate a Napoli, che riportarono anche strumenti e radio con cui fu possibile tornare ad ascoltare lo swing americano in lingua originale.
Con grande sensibilità e passione, Anita Camarella e Davide Facchini hanno portato il pubblico in un viaggio tra memoria, musica e identità, ricordando quanto la cultura e l’arte possano diventare strumenti di resistenza e rinascita.
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