Processo “Hydra”, condannato il sistema mafioso lombardo: 62 sentenze e 500 anni di carcere
Il Gup di Milano ha riconosciuto l'alleanza tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra che operava nella regione. Riconosciuta l'accusa di associazione mafiosa unitaria
È arrivata nella serata di oggi la sentenza del Gup di Milano, Emanuele Mancini, per il maxi-procedimento scaturito dall’inchiesta “Hydra”. Nell’aula bunker del carcere di Opera, il giudice ha condannato con rito abbreviato 62 imputati, infliggendo pene che raggiungono i 16 anni di reclusione, confermando l’esistenza di un vero e proprio “sistema mafioso lombardo”.
L’inchiesta della Dda di Milano aveva portato alla luce una presunta “alleanza” orizzontale tra esponenti di spicco delle tre principali organizzazioni criminali – Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra – che avrebbero messo da parte le rivalità per gestire affari comuni sul territorio regionale. Alcuni enti locali si sono costituiti parte civile nel processo: i Comuni di Milano, di Varese e di Legnano, la Regione Lombardia, la Città metropolitana di Milano.
La conferma dell’impianto accusatorio
Il giudice ha riconosciuto la contestazione principale mossa dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane: l’esistenza di un’associazione mafiosa costituita da appartenenti a gruppi diversi. Si tratta di un passaggio giuridico fondamentale che convalida la tesi della Procura diretta da Marcello Viola sulla capacità delle mafie di mutare e cooperare nel tessuto economico lombardo.
La pena più severa, 16 anni di carcere, è stata inflitta a Massimo Rosi, indicato dagli inquirenti come elemento di vertice della ‘ndrangheta. Per quanto riguarda gli altri imputati che hanno scelto il rito abbreviato: 18 sono stati assolti; 9 hanno patteggiato la pena; 45 persone sono state rinviate a giudizio e dovranno affrontare il processo ordinario.
Le condanne principali
23 gli imputati condannati per associazione mafiosa a una pena massima di 16 anni, altri 39 imputati di altri reati condannati complessivamente a cinque secoli di carcere.
Massimo Rosi: 16 anni (considerato vertice della ‘ndrangheta tra Legnano e Lonate Pozzolo)
Filippo Crea: 14 anni
Bernardo Pace: 14 anni (legato al mandamento di Castelvetrano, base operativa di Matteo Messina Denaro)
Giuseppe Fidanzati: 12 anni
Risarcimenti e Parti Civili
Il giudice ha stabilito risarcimenti per danni d’immagine a favore di diverse istituzioni e associazioni che si sono costituite parte civile, tra cui: Regione Lombardia, Città Metropolitana e Comune di Milano; Comune di Varese; Associazioni Libera e Wikimafia.
Un iter travagliato
Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo, avevano subito un iniziale rallentamento nell’ottobre 2023, quando il gip aveva rigettato la quasi totalità delle richieste di custodia cautelare. Successivamente, però, le decisioni del Tribunale del Riesame e della Cassazione avevano ribaltato quella lettura, confermando la solidità dell’inchiesta, arricchita anche dalle recenti dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Undici imputati sono stati invece prosciolti durante l’udienza preliminare. Per la maggior parte dei condannati odierni rimane confermata la custodia in carcere.
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