Stewart “anema e core”. Alviti-Librizzi: “azzurri tenebra”
Il play americano segna 34 punti e si arrende solo a benzina finita. I due italiani chiudono con 0-11 complessivo da 3 punti ma anche Renfro ha colpe eno
STEWART 8 (IL MIGLIORE) – A un certo punto vien da chiamare la squadra “Stewart Varese”, perché il ragazzo con il numero 1 è l’unico a sfidare Treviso e a vincere i duelli con i piccoli, i medi e i lunghi messi in campo da Nicola. In attacco arriva a viaggiare a ritmi altissimi, valica quota 30, chiude a 34 con 6 assist, anema e core. Infine anche lui si arrende dalla lunetta, ma dopo giorni di tosse e raffreddore e una serata da mezz’ora a tutta birra non gli si può fare alcun appunto.
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ALVITI 4 (IL PEGGIORE) – Quattro partite da ex e quattro sgorbi difficili da spiegare. Inizia a sbagliare al minuto uno e non smette più, spegnendo entusiasmi e speranze biancorosse ogni volta che prova a combinare qualcosa. Tre punticini in 38′ sono il marchio a fuoco della sua partita, che non può certo svoltare per qualche guizzo tra rimbalzi e recuperi. E nella serata di stop per Moore, era lui il primo a dover consolidare il reparto ali.
ASSUI 5 – Meno incisivo del solito sia in difesa sia a rimbalzo. In entrambi i casi non sparisce, ci mancherebbe, ma nemmeno dà la sensazione di aver fatto cose decisive. E Pinkins lo sovrasta a rimbalzo dove Big Eli manca di reattività e arte del tagliafuori. Chiude con il peccato mortale dei due liberi lasciati sul ferro che pesano come piombo sulla bilancia del risultato.
NKAMHOUA 6,5 – Prova a fare il secondo violino di Stewart e nei momenti migliori il ruolo gli viene bene. Anzi, è una sua tripla a illudere che la fuga sia vincente e definitiva nell’ultimo periodo. Poco dopo però forza e sbaglia due volte: non risalirà del tutto da quegli errori anche perché arriva al 40′ con la lingua sotto la suola delle Nike. E per questo c’è da ringraziare (si fa per dire) Renfro che lo lascia solo in mezzo all’area contro il corpaccione e l’esperienza di Radosevic. Otto rimbalzi, comunque.
IROEGBU 6,5 – Partita e voto paralleli, o quasi, a quelli di Olivier. Parte contratto come tutti, sale di tono quando riesce a mettere a terra i cavalli del suo motore ma non trova quasi mai la continuità necessaria per girare del tutto il destino. Gli assist equilibrano le palle perse e, in fondo, è tra i meno colpevoli del KO.
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LIBRIZZI 5 – Continua a dare l’impressione di stare in campo con addosso un gran nervosismo. Sempre al limite del fallo, sempre alla ricerca del contatto che può diventare a favore ma pure uno sfondamento. Un paio di dribbling vincenti dal cuore dell’area ma, come Alviti, non cava un ragno dal buco quando ci prova da lontano. E gli zero assist certificano una prova complicata anche a livello di gestione.
RENFRO 4,5 – “Prego, fate voi”. Se Alviti è una zavorra per come gioca, Renfro non gioca neppure: inizia a collezionare falli e finisce prestissimo l’album con la quinta penalità, dopo appena 17′ trasparenti in campo. Falli, per altro, spesso evitabili. Quel che non colleziona, invece sono i punti: chiude a quota zero e praticamente non prova neppure a tirare. Qualcosina a rimbalzo con cui, certamente, non si salva. Tutto ciò causa un’overdose di fatica a Nkamhoua perché Kastritis tiene seduto Ladurner dal primo all’ultimo pallone.
FREEMAN 6 – Segna più triple lui in 11′ (una) che gli azzurri-tenebra Librizzi-Alviti in 54′ complessivi. Scherzi a parte, ritrova un po’ di spazio, non brilla granché ma cava 5 punti in un tratto di partita in cui i compagni si nascondono. Tutto sommato, qualche minuto in più nella ripresa lo avrebbe anche meritato, così come Ladurner con Renfro in contumacia.
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